Fintech e Mifid 2, così cambierà il settore finanziario

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L’analisi di Nicola Ronchetti, business director di Gfk, sugli effetti dei cambiamenti tecnologici e delle nuove normative europee (compresa la PSD2). Su 600 istituti di credito attivi in Italia, ne sopravviveranno solo 60 nell’arco dei prossimi 10 anni.

di Redazione14 dicembre 2017 | 09:17

Di seguito un’analisi di L’analisi di Nicola Rocchetti (nella foto),  business director di Gfk.

È bene che tutti ne prendano coscienza: i clienti delle banche
  e dei consulenti finanziari, un
 po’ come Ulisse nell’Odissea, potrebbero presto essere attratti
da nuove sirene quasi certamente non pericolose come quelle del celebre navigatore. Due normative europee, Mifid 2 e PSD2, vedranno la loro applicazione tra pochi mesi e, da quel momento in poi, nulla sarà più come prima. Su Mifid 2 sono stati scritti e saranno scritti ancora fiumi d’inchiostro, fatti centinaia di dibattiti e convegni e ancor più in un prossimo futuro.

RIVOLUZIONE NEI PAGAMENTI
- Ma l’altra grande novità è rappresentata dalla PSD2.
 Di cosa si tratta? È una rivoluzione nei sistemi di pagamento elettronico a oggi sconosciuta ai più: solo il 7% degli italiani bancarizzati dichiara di conoscere questa normativa. In estrema sintesi, il 13 gennaio 2016 è entrata in vigore la direttiva europea detta appunto PSD2, volta a creare un mercato
unico dei servizi di pagamento, promuovendo lo sviluppo di un mercato dei pagamenti efficiente, sicuro e competitivo, rafforzando la tutela degli utenti, sostenendo l’innovazione e aumentando il livello di sicurezza dei servizi di pagamento elettronici.

Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva nella legislazione nazionale entro il 13 gennaio 2018. La direttiva fa parte dello sforzo di armonizzare il quadro normativo per i pagamenti. L’aspetto fondamentale è che, con l’entrata in vigore della PSD2, i clienti delle banche avranno
la piena libertà di scegliere gli strumenti con cui gestire le loro finanze, uno scenario che può includere pagamenti tramite Facebook, Google e così via mantenendo ancora i loro soldi sui conti bancari. Le banche e le istituzioni finanziarie dovranno fornire l’accesso al loro database clienti tramite API (Application Programming Interface, in italiano, interfaccia di programmazione di un’applicazione), consentendo così a terzi di sfruttare dati e infrastrutture bancarie per fornire servizi finanziari. Il legislatore
ha cercato di aumentare la concorrenza all’interno del settore introducendo due nuove categorie di operatori: gli AISP e PISP. I primi sono gli Account Information Service Provider offriranno servizi basati su informazioni provenienti da banche e istituti di pagamento. I Payment Initiation Service Provider consentiranno invece di effettuare acquisti anche con il proprio smartphone in totale sicurezza, senza carta di credito.

UN NUOVO MODELLO DI BANKING – Sarà quindi richiesto agli operatori finanziari esistenti di mettere a disposizione di queste due nuove entità tutte le operazioni effettuate dai propri clienti, anche in assenza di un contratto tra le parti. AISP e PISP, appartenenti prevalentemente al settore delle Fintech, potrebbero rappresentare un’alternativa ai sistemi di pagamento e ai
servizi di accesso dell’account attualmente utilizzati dai clienti bancari, creando forze per la disintermediazione del settore. Così il controllo sui dati finanziari e sui fondi passa nelle mani dei clienti, che possono decidere se e quando dare a terzi l’accesso ai loro conti correnti, secondo il nuovo modello open banking (si parla di un miliardo di account bancari nell’Ue). I clienti infatti potranno
decidere in autonomia assoluta
le piattaforme innovative e user-friendly attraverso le
quali gestiranno i loro fondi ed effettueranno i pagamenti.
Le parti indicate sono soggette
ai requisiti di riserva finanziaria necessari per la prestazione di servizi di pagamento. La Banca d’Italia ha individuato l’autorità competente per disciplinare la fornitura di tali servizi, inclusa la concessione dell’autorizzazione,
la fase di avvio dell’attività, la sorveglianza e il controllo sui rispettivi finanziatori.
Di conseguenza, come previsto dalle norme Ue, i nuovi
player dovranno essere società adeguatamente autorizzate dalla banca centrale e le loro attività saranno specificamente monitorate. Non saranno solo le banche ad avere un ruolo in questo gioco competitivo, poiché le opportunità di mercato sono aperte a chiunque offra servizi finanziari.

PERDITA DI RICAVI IN VISTA- 
Le nuove norme contenute nella direttiva avranno un effetto rivoluzionario sull’intero sistema finanziario, in quanto rappresentano una sfida e un’opportunità per sviluppare prodotti e servizi finanziari che possono compensare, ed eventualmente superare, la perdita di ricavi dovuta alla diminuzione del pagamento delle commissioni. La nuova direttiva prevede inoltre che le banche armonizzino le commissioni bancarie nei paesi dell’Ue. Per le banche la PSD2 pone anche sfide di natura economica: i costi IT potrebbero aumentare
a causa della crescente necessità
di sicurezza dei dati nell’apertura alle API. Con la direttiva PSD2,
le banche saranno chiamate a offrire un nuovo valore nella
loro funzione di pagamento tradizionale, se vogliono mantenere la loro centralità nell’ambito dei servizi di pagamento ma anche in quelli adiacenti (credito e asset management, n.d.r.). Pertanto anche se i requisiti per l’apertura di
conti a terzi sembrano riguardare l’implementazione tecnologica e la protezione dei dati, la vera sfida per tutte le istituzioni bancarie
è nel loro modello di business.
In gioco è il futuro del settore bancario come lo conosciamo attualmente. Infatti i nuovi operatori di mercato, provenienti da Fintech e Bigtech, stanno
oggi generando un cambiamento radicale della catena del valore
dei pagamenti, generando nuovi modelli di business, cambiando
le aspettative dei loro clienti e introducendo il fenomeno della banca aperta, che rappresenta un’importante sfida per gli istituti di credito tradizionali.

SULLA SCIA DI FACEBOOK&CO –Ma il dato ancora più sorprendente è scoprire che il 57% degli italiani sarebbe disponibile a interagire
in ambito finanziario, bancario e assicurativo con un nuovo player che già conoscono e con cui hanno familiarità, come per esempio: Facebook, eBay, Amazon, Google, Apple, WhatsApp. Non solo, ma se misuriamo il valore del brand in termini di reputazione e credibilità di società tecnologiche come quelle appena citate, e se lo compariamo al valore del brand delle banche presso i loro clienti, i dati sono in modo imbarazzante a vantaggio
dei primi. È evidente che la banca tradizionale ha il ruolo molto più complesso di incumbent e che, essendo sul mercato da quasi sei secoli (in Italia abbiamo ben tre banche fondate prima del 1.600), ha stratificazioni procedurali che la rendono meno snella e veloce rispetto a realtà che non hanno ancora raggiunto la maggiore età (Facebook è stata fondata nel 2004, n.d.r.). Ma c’è anche un problema di reputazione e quasi tutte le banche, con rare eccezioni, dal 2008 in poi hanno visto la propria brand reputation ridursi di anno in anno. In sintesi, Mifid 2 e PSD2, pur riguardando ambiti diversi tra loro, causeranno nel giro di qualche anno una vera e propria rivoluzione copernicana, dove
le banche, se vorranno mantenere un ruolo centrale nel sistema, dovranno non solo attrezzarsi dal punto di vista IT, ma anche dal punto di vista commerciale. Per fidelizzare e trattenere i clienti diventeranno imprescindibili infatti nuovi modelli di servizio a maggior valore aggiunto.

MORIA DI BANCHE
 –  Delle circa 600 banche italiane
ne sopravvivranno appena 60
nei prossimi dieci anni e si chiuderanno filiali a un ritmo probabilmente più veloce di come si sono aperte in passato.
Senza dimenticare poi che in Italia ci sono più filiali bancarie che pizzerie (così nell’estate del 2016 il Financial Times si faceva beffe di noi, n.d.r.). Per converso verranno aperti uffici territoriali per la gestione dei clienti (non chiamiamole più filiali) per i servizi di consulenza agli investimenti o per altri a maggior valore aggiunto, come stanno già facendo da tempo le reti dei consulenti finanziari.

SETTE PIETRE MILIARI
 – Per evitare di sottovalutare il fenomeno in atto, ci piace ricordare qualche pietra miliare (grazie alla bellissima analisi fatta Roberto Ferrari, chief digital officer di Mediobanca):

1) nel 1994 il grande visionario e genio Bill Gates disse “banking is necessary, banks are not”, dopo 23 anni ci rendiamo conto che il fondatore di Microsoft è stato un ottimo vate;

2) dal 2010 sono stati investiti 128 miliardi di dollari nel Fintech;

3) dal 2012 registriamo l’arrivo dei nuovi player nel mondo dei pagamenti e dei finanziamenti (primi scalini della piramide finanziaria dove al vertice ci sta la gestione del risparmio, n.d.r.) non è una minaccia ma una realtà, pensiamo ad Alibaba, Amazon Lending, Vodafone, M-pesa, WeChatPay solo per citarne alcuni;

4) dal 2014 si è aperto un nuovo fronte lato operatori storici che, su campi di battaglia diversi, stanno cercando di contrastare i nuovi arrivati. Pensiamo a Goldman Sachs
(con Marcus), Vanguard (entrato in UK e presto in Italia, n.d.r.), Morgan Stanley (che lancia una piattaforma per la gestione dei piani pensionistici, n.d.r.), JP Morgan (che ha aperto la battaglia con Apple sui mobile wallets, n.d.r.)

5) dal 2015 è partita la sfida degli account aggregator, Money Dashboard in UK, Mint in Usa, Fintonic in Spagna, Linxo in Francia;

6) dal 2016 stiamo assistendo a un consolidamento dell’open banking e a un conseguente cambiamento dei modelli di servizio;

7) nel 2018 entreranno in vigore la Mifid 2, la PSD2 e si consolideranno gli instant payment.

Possiamo dire che nei prossimi anni ne vedremo delle belle e ricordare alle banche che molto presto i clienti non saranno più di loro esclusiva proprietà ma andranno conquistati giorno per giorno. La sfida è aperta, vinceranno i più capaci.

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