Wealth manager, cinque cose da sapere per capire meglio i clienti

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Per esempio, molti wealth manager vanno fieri del fatto di trattare direttamente con il cliente, ma non sanno che…

di Redazione30 ottobre 2013 | 14:00

CINQUE COSE DA SAPERE – Cosa pensano davvero i clienti del loro wealth manager? Citywire, in collaborazione con Findawealthmanager.com, ha provato a rispondere a questa domanda elencando cinque cose che i gestori dovrebbero sapere circa le aspettative degli investitori. Per esempio, molti wealth manager vanno fieri del fatto di trattare direttamente con il cliente, ma non sanno che a circa il 40% dei cosiddetti high net worth individual non importa niente di interfacciarsi con loro. Inoltre, secondo il motore di ricerca di Findawealthmanager.com, sta emergendo tra gli investitori una rinnovata propensione al rischio. Nonostante questo però, nel terzo trimestre del 2013 gli utenti del sito hanno espresso una crescente insoddisfazione nei confronti del loro wealth manager, principalmente a causa delle performance dei loro portafogli. Ecco dunque cinque cose che un wealth manager dovrebbe tenere a mente:

1 – I clienti hanno obiettivi di investimento sempre più aggressivi: nel terzo trimestre del 2013, l’86% degli utenti di Findawealthmanager.com ha citato la crescita del capitale come target primario, contro il 65% del primo trimestre

2 – In questo momento l’asset class che interessa maggiormente agli utenti è quella degli investimenti alternativi (78%)

3 – Esiste un’enorme quantità di ricchezza attualmente non gestita da professionisti del settore: il 66% degli utenti ha dichiarato infatti di non avvalersi di un wealth manager. La loro ricchezza investibile si attesta in media a 1,9 milioni di sterline.

4 – Molti clienti preferiscono interfacciarsi con un relationship manager: solo il 40% preferisce parlare direttamente con chi gestisce i suoi investimenti.

5 – La performance è la cosa più importante: la quota di utenti che hanno deciso di cambiare wealth manager a causa di una performance deludente del portafoglio è salita dal 23% del secondo trimestre al 37% del terzo trimestre 2013.

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