Consultinvest: gli Etf e gli indici più strani, qualche considerazione

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Il settore è dominato da alcuni colossi che hanno stabilito posizioni di leadership sulle classi di attività principali e che continuano a ampliare la loro offerta con le richieste di mercato più recenti.

Chiara Merico di Chiara Merico19 luglio 2017 | 08:56

INDICI SUGLI SCUDI – Oggi il settore degli indici di mercato è uno dei più attivi nel settore finanziario, dato che i prodotti di investimento passivi (Etf e fondi) che cercano di replicarli stanno avendo un grandissimo successo e ogni mese raccolgono masse enormi di investimenti, spiega una nota di Consultinvest. Il settore è dominato da alcuni colossi che hanno stabilito posizioni di leadership sulle classi di attività principali e che continuano a ampliare la loro offerta con le richieste di mercato più recenti, come ad esempio gli indici fattoriali (momento, bassa volatilità ecc.) o gli indici socialmente responsabili. Alcuni studi evidenziano che i cento Etf più grandi (partendo dai circa 240 miliardi di Dollari del famoso SPY di State Street sull’S&P500) rappresentano circa il 75% del mercato complessivo degli Etf. Per guadagnare quote di mercato i nuovi entranti devono quindi  orientarsi sulle poche classi di attività su cui non c’è un leader riconosciuto, oppure dare sfogo alla creatività e sviluppare indici non tradizionali e molto spesso fuori dal comune. Allora non c’è da sorprendersi se troviamo indici/Etf su aziende che operano nel settore della marijuana (oggi legale in alcuni stati americani), sui bitcoin (non del tutto legali in molte giurisdizioni), sulle aziende che producono droni, sulle aziende che vendono prodotti per combattere l’obesità (con l’evocativo ticker SLIM), sui consumi dei millenials, sul whisky (ticker WSKY), sul settore della stampa in 3D, ma anche sulle aziende che rispettano maggiormente i disabili, sulle aziende che sono più attive sul fronte della diversità di genere, sulle aziende giapponesi che hanno più donne nei consigli direttivi (un obiettivo del governo giapponese) e anche sulle aziende che rispettano principi cattolici nel proprio modo di fare business.E’ facile entusiasmarsi per un tema attuale e che si percepisce che possa cambiare le abitudini di consumo, ma ci sono alcuni fattori che devono essere attentamente valutati da un investitore o da un consulente nella scelta di un Etf specializzato o di nicchia.

LE VALUTAZIONI – Prima di tutto è necessario valutare se il tema o il segmento costituiscono davvero un fattore che porta a ritorni sugli investimenti superiori. E’ noto che analizzando qualunque set di dati è possibile trovare correlazioni tra alcune variabili. Ma una elevata correlazione, non è necessariamente indice di causalità. Ad esempio si potrebbe trovare una elevata correlazione tra il colore degli occhi dell’amministratore delegato e i risultati aziendali, ma chiaramente non è una relazione di causalità. La scelta di una azienda di una maggiore diversità (di sesso, religione, età, laurea ecc.), anche se condivisibile e auspicabile, non è detto che in media porti a risultati superiori, o quanto meno non è detto che sia il solo fattore determinante. Ogni investitore è chiaramente libero di applicare i criteri che ritiene più opportuni ai propri investimenti, ma attenzione a lasciarsi condizionare dai messaggi commerciali che, a volte, potrebbero portare a concludere che un certo fattore porta a rendimenti più elevati (o in linea con il mercato). In caso invece il settore sia costantemente sotto l’attenzione delle fonti di informazione perché particolarmente innovativo o perché destinato a rivoluzionare il mercato, potrebbe avere delle valutazioni già molto elevate. E’ noto a tutti gli investitori che una azienda con ottimi risultati e in forte crescita non sempre è anche un buon investimento. Se il prezzo pagato è troppo elevato, i rendimenti ne soffriranno. Ad esempio nei  giorni scorsi il fondatore e amministratore delegato di Tesla ha dichiarato che le azioni della sua società hanno probabilmente raggiunto un livello troppo elevato.

I SETTORI – Un altro fattore da considerare è l’effettiva possibilità di investire nel settore o nel tema identificato. Infatti in molti casi non ci sono aziende quotate che operano prevalentemente o esclusivamente in quel settore. Ad esempio nel caso dell’Etf sui droni, tra le prime posizioni si trovano Boeing e British Aerospace, oltre a due small cap che effettivamente producono droni. Anche nel caso dell’Etf sul whisky, si trovano in gran parte le multinazionali dei liquori come Diageo, Pernod-Ricard e Campari per le quali il whisky è solo uno dei prodotti venduti. Sono stati anche annunciati Etf sui cibi biologici e sulla musica in streaming, ma sembra davvero impossibile trovare un universo investibile che sia sufficientemente liquido e direttamente legato al tema in questione. Inoltre, nel caso di indici globali, è necessario prestare attenzione alle esposizioni settoriali o di stile che non siano esplicitamente dichiarate.  A volte infatti gli indici di società socialmente responsabili hanno un bias sulle mid cap o su alcuni settori, che poi in realtà sono i principali fattori a supporto delle performance in linea con gli indici generali, e non solo l’attenzione a principi etici. Un caso estremo di forte concentrazione geografica e dimensionale è un Etf sui metalli rari che in realtà ha una forte esposizione alle small cap cinesi, in quanto la Cina domina questo tipo di mercato.

LE DIMENSIONI – Infine è necessario considerare la dimensione dell’Etf. In molti casi sono prodotti che a fatica raggiungono pochi milioni o decine di milioni e quindi trattano con spread molto ampi e sono destinati ad essere delistati e/o liquidati. Nel caso opposto di Etf che hanno un buon successo, ci sono stati casi in cui l’Etf è arrivato a detenere una percentuale troppo elevata dell’indice sottostante e non sono state più emesse nuove quote.  Questo ha portato a quotazioni a premio (anche significativo) dell’Etf rispetto al proprio NAV e a valutazioni da bolla speculativa dei titoli sottostanti. In altri casi all’aumentare della raccolta, i criteri di inclusione nell’indice sono stati via via rilassati, e l’investitore si è trovato a detenere un fondo molto meno correlato al tema che aveva scelto. Ad esempio in passato ci sono stati dei casi estremi in cui fondi specializzati sul tema acqua hanno investito in Nestlè (che tra i suoi numerosissimi business ha anche quello delle acque minerali) o in utility che distribuiscono acqua, ma che si occupano anche di raccolta di rifiuti, di distribuzione di gas e luce e di manutenzione stradale. Come sempre, per scegliere un investimento adeguato al proprio profilo di investitore è necessaria una attività di analisi e di studio da svolgere individualmente o con il proprio consulente/intermediario di fiducia. In particolare il settore degli Etf specializzati richiede una attenta valutazione della rispondenza del singolo strumento alle proprie esigenze per non lasciarsi influenzare dalla moda del momento.

 

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