Russell Investments, come sarà il futuro della Robo-Advisory

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Secondo Thomas Schneider, managing director per il Sud Europa della casa di gestione, laconsulenza tradizionale e quella “robotizzata” sono destinate a convivere.

Andrea Telara di Andrea Telara31 marzo 2016 | 10:16

SERVIZI LOW COST – “Il robo-advisor non è niente di nuovo: negli Stati Uniti ci sono dei player attivi con questi servizi sin dal 2008, mentre una delle società più note nel settore opera addirittura dal 1975”. parola di Thomas Schneider, managing director per il Sud Europa e responsabile per l’Italia di Russell Investments, che dedica un intero commento al fenomeno della consulenza finanziaria “robotizzata”. “Nel Regno Unito”, sostiene Schneider, “qualche società sta iniziando a guardare con interesse a modelli di robo-advisory, offrendo servizi di consulenza a basso costo, basata su pochi aspetti come la definizione del profilo e dell’obiettivo di investimento, con l’offerta di un pacchetto di fondi appropriato” Dunque, secondo il gestore, le caratteristiche-chiave di questi modelli di robo-advisory sono proprio i bassi costi (visto che propongono essenzialmente l’investimento in Etf) e una tecnologia snella (che può essere, per esempio, una app sullo smartphone). I servizi associati a questo tipo di consulenza, invece, consistono in una newsletter mensile e in un po’ di documentazione sui fondi inseriti nel portafoglio del cliente.

CONSULENZA DI VALORE – “Non denigro questi servizi, che sono molto buoni”, afferma Schneider, “abbastanza perché i consulenti in carne e ossa debbano prenderne nota”. Secondo l’asset manager, c’è certamente valore in ciò che i robo-advisor offrono, in particolare per le nuove generazioni. Come fiero membro della prima generazione di cittadini digitali”, aggiunge ancora Schneider, “posso garantire che queste caratteristiche non sono affatto inutili”.

CONVIVENZA SUL MERCATO – Fatte queste premesse, il managing director per il Sud Europa di Russell rassicura comunque i professionisti della consulenza finanziaria, convinto che il loro lavoro riuscirà comunque a convivere con la robo-advisory. Per Schneider, infatti il consulente considera ogni aspetto della situazione finanziaria di un investitore, per esempio può suggerire di pagare un mutuo in anticipo, stipulare un’assicurazione sulla vita, una copertura in caso di malattie gravi o redigere un testamento. Quindi, i due modelli di consulenza (quella tradizionale e il robo-advisory) riusciranno prima o poi a spartirsi i clienti in modo efficiente. Gli investitori che sono alla ricerca di una piattaforma economica sceglieranno la consulenza “robotizzata”. Chi invece è disposto a pagare per il servizio volto, continuerà invece a rivolgersi a un professionista in carne e ossa.

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