Dollaro che scende, ma sale già la febbre dei payrolls

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La settimana è cominciata con un movimento definito e che sembra portare ad un ulteriore indebolimento del biglietto verde, trascinato dalla correlazione inversa con i mercati azionari.

di Redazione30 giugno 2009 | 07:20

Non sappiamo se questo movimento durerà oppure avrà fine nelle prossime ore quando l’EurUsd presumibilmente potrà testare le resistenze poste tra 1.4130 (già toccato stanotte) e 1.4180, me pare certo che per ora il mercato sta sottovalutando questo mini trend e sta invece concentrandosi sulle probabilità che il dollaro possa recuperare nelle settimane a venire. Se andassimo infatti a guardare le previsioni proposte dalla maggior parte degli analisti e grandi Banche, vedremmo che la maggior parte starebbe ancora dalla parte del recupero del biglietto verde, con obiettivi a 3 e 6 mesi compresi tra 1.2500 e 1.3000.

Il grafico giornaliero invece propone un possibile ed ulteriore rialzo della moneta unica con obiettivi minimi in area 1 4350 con possibile test di 1.4405 che sono rispettivamente gli obiettivi dati dal massimo precedente di fine Dicembre scorso e dalla trendline ribassista che congiunge i massimi, tra cui quello realizzato a inizio di dicembre in area 1.4710.
La tendenza quindi resta ribassista per il biglietto verde e le uniche incognite sono possibilmente gli acquisti di dollari che la Snb, ovvero la Banca Nazionale Svizzera, potrebbe fare sul mercato, anche se questi acquisti sembrano più legati ad un livello di EurChf che alla volontà esclusiva di rafforzare il dollaro. Per cui se Eurchf resta sopra i supporti chiave (1.5150), a nostro avviso UsdChf potrebbe anche scendere.

Questa settimana, precisamente venerdì prossimo, poi ci sono i dati sui payrolls, notoriamente un market movers decisivo per le sorti del biglietto verde e anche venerdì potrebbe essere così pertanto sarà opportuno dotarsi di elmetto per mettersi in trincea e attendere gli sviluppi.
Per quel che riguarda le valute concorrenti segnaliamo i dati in linea con le attese per il settore manifatturiero europeo, mentre il dato sui mortgages (i mutui)  inglese ha evidenziato il calo più importante dal 1993, segno che il mercato immobiliare segna ancora il passo.

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