Governi versus crisi: da Lehman Brothers ad oggi

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Dal 15 settembre ad oggi, giornata ufficiale del fallimento del colosso americano Lehman Brothers, i governi internazionali si sono subito messi all’opera per salvaguardare il sistema finanziario-creditizio. Dalle iniezioni di liquidità continue, all’estensione della garanzia sui depositi, all’acquisto delle passività speciali emesse dagli istituti di credito, al coordinamento internazionale, ecco tutte le mosse passo dopo passo adoperate dalle Autorità europee ed americane per non riscontrare altri casi di bancarotta, anche acquistando gli asset bancari più rischiosi.

di Fabio Coco31 luglio 2009 | 10:40

Dal caso [s]Lehman Brothers[/s] ad oggi, l’obiettivo principale da parte dei governi delle economie industrializzate è stato quello di fornire liquidità alle banche ed agli istituti finanziari, con azioni volte al rafforzamento patrimoniale degli enti creditizi e con programmi finalizzati allo stimolo del mercato creditizio. Queste misure dirette, indirette e straordinarie, hanno aiutato le banche ad evitare la bancarotta, con iniezioni di capitale continue e garanzie esplicite sulle passività emesse. In particolare, da parte loro, le banche si sono sforzate di ridurre l’esposizione verso asset rischiosi all’interno dei propri portafogli, puntando verso asset di qualità. In sostanza, l’obiettivo dei governi è stato indirizzato a ripristinare il normale funzionamento degli intermediari finanziari, dopo le ripercussioni internazionali dello scandalo Lehman. 

L’ultimo quaderno pubblicato da Bankitalia su Questioni di economia e finanza*, ha identificato le  politiche tramite le quali i governi sono intervenuti per sostenere il settore finanziario. Le operazioni di ricapitalizzazione effettuate dalle Autorità sono state volte a rafforzare gli indicatori bancari Tier 1 e Tier 2, attraverso l’iniezione di risorse nella forma di azioni ordinarie, privilegiate, warrant, debito subordinato e titoli convertibili. In questa maniera, si è migliorata l’abilità delle banche nell’assorbire eventuali future perdite e nel rafforzare il grado di protezione verso i creditori bancari, diminuendo il costo di finanziamento sui mercati del debito. Quindi, si è sostenuto il credito.

Le garanzie statali sul debito hanno contrastato le possibilità di default sul debito bancario ed altre passività non legate ai depositi. Così facendo, gli istituti creditizi hanno mantenuto l’accesso ai fondi di medio termine a costi adeguati, contrastando l’eventualità di ricorrere a fonti alternative di finanziamento e di aumenti negli spread creditizi. In sostanza, si è cercato di ridurre il rischio liquidità e di abbassare i costi generali per chi prende a prestito.

Con l’acquisto delle passività speciali emesse, i governi si sono assunti parte del rischio di portafoglio degli asset illiquidi o di bassa qualità, migliorando la liquidità delle banche. Lo studio condotto dagli economisti ha identificato, inoltre, tre fasi da Lehman Brothers ad oggi. Il giorno dopo il collasso del colosso americano, datato 15 settembre, una prima tranche di aiuti fu concessa ad AIG da parte del Tesoro americano. In Europa, nel frattempo, i governi olandese e francese hanno rispettivamente contribuito alla ricapitalizzazione di Fortis Bank e Dexia, con il contributo dei governi belga e lussemburghese. La Svizzera, dal canto suo, è intervenuta a sostengo di UBS.

Nella prima metà di ottobre, invece, quando sempre più istituti finanziari hanno subito i contraccolpi della crisi Usa, si è palesata l’insufficienza di interventi ad hoc per supportare le singole banche. L’intero sistema economico-finanziario era in gioco. Di conseguenza, i governi hanno cominciato ad annunciare riforme e pacchetti di salvataggio, uniti ad operazioni di ricapitalizzazione, garanzie del debito ed acquisto di asset. La necessità di un coordinamento internazionale divenne necessaria, come ribadito nell’incontro del G7 svoltosi il 10 ottobre.

Da novembre a fine 2008, le politiche sono diminuite, mentre è cresciuto il numero di operazioni indipendenti. Ad esempio, in Italia, il governo aveva approvato uno schema per iniettare capitale nelle banche quotate. A livello internazionale, però, novembre ha visto scoppiare i casi AIG e Citigroup, sui quali è dovuto intervenire il governo americano con iniezioni di capitale ed acquisto di asset. Da gennaio ad aprile , invece, le autorità, quali quella inglese, si sono più concentrate sul lato degli asset, con il Tesoro UK che ha fornito delle assicurazioni contro le perdite creditizie sugli asset di portafoglio. La maggior enfasi posta sugli asset si è evoluta, negli States, in uno schema di garanzie per Bank of America (il 16 gennaio) ed operazioni di backstop facility sul portafoglio mutui per ING (26 gennaio).
 
Infine, il 7 maggio, gli stress test americani hanno rivelato come 10 istituti dovessero aumentare la propria dotazione di capitale per complessivi 74,6 miliardi di dollari. In corrispondenza con un miglioramento dei mercati azionari, dopo i ribassi di marzo, le banche hanno aumentato in generale il proprio equity. Inoltre, diversi grandi colossi europei hanno restituito parte o la totalità dei prestiti ricevuti dai vari governi locali. Le operazioni di sostegno da parte delle Autorità, però, proseguono, in Spagna; ad esempio, il governo sta considerando la possibilità di creare un fondo per facilitare la ristrutturazione ed il consolidamento degli intermediari finanziari locali. In Germania, invece, una legge sulle bad bank è stata approvata a metà maggio, con la possibilità per gli istituti di scambiare i propri asset di bassa qualità con le obbligazioni garantite dal governo tedesco.

In definitiva, dallo scandalo Lehman Borthers i governi non sono stati a guardare ed hanno provveduto con tutte i mezzi possibili, anche con misure senza precedenti, a riparare al contesto di crisi insorto. I segni di ripresa della fiducia da parte dei consumatori e i recuperi dei mercati da inizio anno stanno dando messaggi di conforto su una ripresa stimata per il 2010, ma il monitoraggio e gli interventi da parte delle Autorità proseguono, poiché in un contesto a così alta incertezza, adagiarsi non è consentito.

* Una valutazione delle misure di sostegno al settore finanziario (“An assessment of financial sector rescue programmes”), studio condotto dagli economisti  Fabio Panetta, Thomas Faeh, Giuseppe Grande, Corrinne Ho, Michael King, Aviram Levy, Federico M. Signoretti, Marco Taboga ed Andrea Zaghini.


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