Fed preoccupata per la crescita

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Il più basso GDP dal 2001 che è stato pubblicato ieri a -0.3% ha battuto le aspettative del mercato, che scontava un -0.5%, ma ha allo stesso tempo confermato che gli Stati uniti stanno affrontando una profonda recessione.

di Redazione31 ottobre 2008 | 09:30

Un gran numero di analisti hanno cominciato a rivedere le stime previsive circa la crescita economica americana a causa dell’ulteriore deterioramento dello stato di salute dei mercati finanziari avvenuto durante questo mese di ottobre e dell’impatto che tale fenomeno potrebbe avere sui consumi dei contribuenti americani. Le previsioni relative al quarto trimestre del 2008 si attestano ora ad un preoccupante -3.5% dal precedente, ma non per questo meno preoccupante, -1.5%. Non a caso il FOMC ha citato, durante il suo comunicato ai media, che i rischi a ribasso per la crescita persistono ed il presidente della Fed di San Francisco, Mrs. Yellen ha addirittura utilizzato l’espressione “deeply worrisome” (molto preoccupanti) per descrivere i dati macroeconomici più recentemente rilasciati dai diversi istituti di ricerca. E non è tutto. Yellen ha anche affermato che il target rate, potenzialmente, potrebbe superare la soglia dell’attuale 1% proprio a causa della debolezza della congiuntura economica. Con le altre banche centrali che si stanno preparando per tagliare i tassi nelle prossime riunioni (ricordiamo gli incontri previsti il 06/11 per BoE e BCE, mentre la BoJ ha tagliato i tassi di 0.20bp portandoli così allo 0.30%), è chiaro che ci sarà un considerevole stimolo a livello di politica monetaria che non potrà passare inosservato ai mercati. Sempre parole del numero uno di San Francisco quelle utilizzate a riguardo della crisi del credito: “Abbiamo ancora una lunga strada davanti, prima che il credit crunch mostri chiari ed importanti segni di guarigione, ma stiamo cominciando a vedere segni positivi indicanti che i recenti interventi della Fed stanno cominciando a produrre i primi effetti”.
Nel Paese del sol levante invece, come anticipato poche righe fa, hanno deciso con una votazione unanime, di tagliare il key overnight loan rate : con un’economia domestica in difficoltà e con le esportazioni in netto calo dopo il forte, ma soprattutto veloce apprezzamento dello yen avvenuto nelle scorse settimane, si spera che una volta conquistato il titolo di funding currency per eccellenza, il mercato si tranquillizzi e ricominci a vendere yen, che costano poco ma che potrebbero permettere di guadagnare di più – anche se viste le ondate di tagli che stanno avvenendo, questo guadagno sarà un po’ inferiore rispetto a prima.
E ora veniamo all’analisi tecnica.

EurUsd – grafico 240 min

L’EurUsd, dopo aver toccato la resistenza importante a 1,3290 nella giornata di ieri, stamani si mostra debole con un volto decisamente ribassista sotto 1,2880. Questo movimento potrebbe essere una correzione prima di un ulteriore rialzo nella prossima settimana. Il Dollaro ora ha un doppio ruolo: quello di moneta rifugio e quello di funding currency per i carry trade. E’ quindi logica la sua rivalutazione ora: i carry trade vengono liquidati per via della grande volatilità e quindi rimane solo il suo ruolo quale moneta rifugio.

Gli obiettivi in discesa potrebbero essere 1,2640 e, più sotto, il supporto importante a 1,2330. Se invece riuscisse a superare 1,2880 si punta prima a 1,30 e poi a 1,33. L’elevata correlazione tra EurUsd, EurJpy, GbpJpy e il Cable ci permette di fare considerazioni molto affini anche per gli altri cross. Dunque vediamo l’EurJpy bearish sotto 127,40 con obiettivo primo 122,70; vediamo il GbpJpy bearish sotto 161 con obiettivo primo 154, e il Cable bearish sotto 1,6400 con obiettivo 1,6050. In particolare, lo Yen prosegue la sua corsa alla rivalutazione per via della liquidazione dei carry trade in questo periodo ancora incerto.

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