L’arrivo di Geronzi è una macchia nera per Generali

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di Redazione 27 Aprile 2010 | 10:00
Secondo il Wall Street Journal la nomina di Geronzi al leone è stata una mossa sbagliata, anche se potrebbe ridurre l’influenza di Mediobanca sulla società.

Il giorno in cui Cesare Geronzi è stato nominato presidente di Assicurazioni Generali è stato un brutto giorno per il settore assicurativo italiano, e per la reputazione dell’azienda.
Il settantacinquenne presidente di Mediobanca rappresenta una scelta sbagliata per la successione all’ottantacinquenne uscente, Antoine Bernheim.
Geronzi è stato in grado di assicurarsi il posto grazie all’effettivo controllo di Mediobanca su Generali, attraverso la sua partecipazione del 14%, affrontando tuttavia le critiche di entrambe le aziende.

I suoi legami politici hanno sollevato il timore che egli possa usare la sua posizione per influenzare le strategie di Generali, e l’annuncio che Geronzi stesso sarà supervisore delle strategie nonché curatore delle relazioni istituzionali del Gruppo, malgrado la sua posizione non esecutiva, ha provocato reazioni sconcertate.
Sebbene Geronzi stia degradando uno dei due direttori generali della società al ruolo di amministratore delegato, egli sta generalmente lasciando il team di gestione intatto.
Questo sembra sensato, considerando la carriera del management di Generali, tuttavia all’orizzonte potrebbe profilarsi uno “scontro culturale”. Il management, infatti, non era favorevole alla nomina di Geronzi. Ironicamente, uno dei benefici derivati dall’arrivo di Geronzi potrebbe essere proprio quello di ridurre l’influenza di Mediobanca sulle Generali.

Bernheim ha accusato il leone di non essere in grado di raccogliere capitali per le acquisizioni perché Mediobanca era riluttante ad accettare la diluizione della propria partecipazione.
Dando un nuovo ruolo a Geronzi nella compagnia assicurativa questa resistenza potrebbe scemare.
Dall’altro lato della medaglia, la nomina di otto membri del Consiglio che non incontrano i requisiti di indipendenza sanciti dalla legge societaria italiana suscita allarme.
La complessa rete di partecipazioni di Generali dà infatti a Geronzi la possibilità di usare il suo potere per influenzare la strategia o difendere gli interessi nazionali contro altre compagnie.
 

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