Fintech, il disastro Tinaba

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di Andrea Giacobino 15 Giugno 2020 | 08:30
L’app lanciata da Sator e Banca Profilo e guidata da Arpe ha accumulato 26 milioni di euro di perdite in quattro anni di attività

Matteo Arpe (nella foto) ha messo in vendita la sua Banca Profilo ma dopo cinque anni di vita, quattro di attività e oltre 26 milioni di euro di perdite stenta a decollare Tinaba, l’app lanciata nel 2016 da Sator, il fondo di private equity che fa capo  ad Arpe insieme alla sua banca Profilo. Tinaba (acronimo di “This is not a bank”) vuole porsi come nuova frontiera dei pagamenti digitali e nel 2018 aveva stretto un accordo con la cinese Alipay, poi ampliato lo scorso anno.

Ma il bilancio 2019, approvato poche settimane, si è chiuso con una perdita di 6,4 milioni rispetto a quella di 9,2 milioni dell’anno precedente e che si aggiunge a quella di 7,7 milioni del 2017 seguita al rosso di 3,2 milioni del biennio precedente. Anche il passivo dello scorso anno è stato rinviato a nuovo. Tinaba, pur considerabile dal punto di vista tecnico ancora in fase di start-up, sta costando molti agli azionisti pur se gli aumenti di capitale del 2018 e dello scorso anno hanno consentito di iscrivere a bilancio una riserva sovrapprezzo azioni di 15 milioni.

Nel consiglio d’amministrazione di Tinaba con l’assemblea che ha approvato il bilancio, siedono fra gli altri Luca e Riccardo Arpe, cugini di Matteo che è amministratore delegato.

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