Consulenti: online sì, ma con giudizio

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Avatar di Redazione 16 Novembre 2020 | 12:12
Beatrice Cicala è assistente virtuale e fondatrice di Assistant LAB. Svolge attività di consulenza, organizzazione, social media marketing per consulenti finanziari con l’obiettivo di concretizzare i loro progetti di business. Da sempre attiva nella promozione del ruolo dell’assistente del consulente finanziario come business partner. Oggi racconta come consulente finanziario può curare la sua web reputation, senza sbagliare

Articolo a cura di Beatrice Cicala

Curare la propria immagine, cercare di dare la migliore percezione di sé e scegliere il linguaggio adeguato alla persona che si ha di fronte sono le attività di base del personal branding del libero professionista. Fino a oggi il consulente finanziario si è impegnato molto nella vita offline, affermando il suo brand e la sua autorevolezza partecipando e organizzando attività sul territorio, educative e filantropiche, promozionali e in collaborazione con altri professionisti. Oggi tutte queste attività, seppur imprescindibili, da sole non bastano più: le nostre giornate hanno dei limiti e non è più possibile essere dappertutto. Inoltre, l’attenzione delle persone si è spostata verso altri canali di informazione e intrattenimento, come il web e i social network. Se offline si è spesso costretti a fare delle scelte, per questioni di tempo e di risorse, bisogna fare molta attenzione a non cadere nell’errore di voler invece essere ovunque utilizzando il canale online. Saper padroneggiare il web, scegliere dove e come comunicare è infatti un aspetto fondamentale per la reputazione del consulente. Nel mondo dell’online, in apparenza, tutto è più semplice, più veloce e più facile.

Cattedrale nel deserto

A ben guardare basta invece poco per spendere qualche migliaia di euro e costruire un’inutile cattedrale nel deserto, come per esempio un sito web che poi non sappiamo come riempiere, come monitorare e come rendere efficace. Chiunque oggi, prima di fare una scelta di acquisto, digita il nome di un brand o di un prodotto su Google per cercare informazioni, contenuti e recensioni. Dunque, per un utente che cerca informazioni su un consulente finanziario non è piacevole imbattersi siti web abbandonati e pagine social quasi completamente vuote. Anche la buona reputazione derivante dal passaparola e le referenze ottenute oggi possono subire un danno, se non trovano il giusto contrappunto digitale. Meglio infatti non avere una web reputation, piuttosto che averne una negativa. Per evitare questi errori, si deve partire sempre da un progetto, validarlo con un’analisi e poi aprire i canali di comunicazione scelti. È sempre meglio selezionarne uno che viene percepito dagli utenti come luogo di svago, che servirà per attirare l’attenzione dei potenziali clienti e dare visibilità al brand del consulente.  Poi è bene scegliere anche un canale online percepito dagli utenti come fonte di informazione, in cui i potenziali clienti si prenderanno del tempo per fruire dei contenuti più approfonditi e instaurare un rapporto di fiducia verso il professionista che li diffonde. È bene partire sempre da una lista delle attività di sviluppo e comunicazione fatte in precedenza offline, per capire quali attività è bene mettere in campo poi sul canale online. Il web serve ad amplificare e rafforzare chi siamo e cosa facciamo, non a creare una seconda vita. In seconda battuta, va individuato il cliente target e le sue caratteristiche: quali sono i suoi interessi, dove si informa, che posti frequenta, quali sono le sue abitudini di servizio e che cosa lo fa sentire bene, che giornali legge, dove lavora e come raggiunge il posto di lavoro.

Seguire la mappa

Infine, il consulente deve analizzare anche le proprie capacità e competenze e le proprie attitudini: tutte informazioni indispensabili per capire il formato di diffusione della sua comunicazione: audio, video o scritto. C’è infatti una bella differenza tra aprire un canale su YouTube, gestire un blog o produrre un contenuto audio con un podcast. Voler aprire un blog, per esempio, non ha senso per chi ha poca attitudine per la scrittura. Meglio probabilmente indirizzarsi sui podcast. Oppure è inutile investire risorse su un social network come LinkedIn, se nel territorio in cui opera il consulente non c’è un numero sufficiente di utenti attivi. Stesso discorso per altre app come Telegram: inutile usarla se il cliente target che si vuole catturare non ha nemmeno questa applicazione scaricata sullo smartphone. Infine, a chiusura della strategia, prima di partire con le attività di comunicazione online deve essere preparato un piano editoriale ovvero una mappa di contenuti, di tematiche che il consulente vuole affrontare. Il segreto di una web reputation impeccabile è dimostrare nel tempo al potenziale cliente, con costanza e autenticità, che il professionista che promuove le proprie attività sul web è un professionista che merita fiducia, che vale la pena incontrare di persona, al di fuori della rete.

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