Banche-reti: vade retro Bitcoin

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Avatar di Antonio Potenza 6 Aprile 2021 | 11:30

Le reti di consulenza continuano a diffidare delle criptovalute.
La situazione tuttavia è complicata e contraddittoria. Difatti, la febbre per i Bitcoin, la criptovaluta più fortunata tra le innumerevoli esistenti, non si è fermata. Non ha fatto desistere gli investitori nemmeno l’estrema volatilità del titolo che lo scorso 12 marzo 2020 è stato capace di perdere in una sola notte il 50%. La realtà dei fatti è che gli  investimenti in Bitcoin continuano a crescere ed essere sempre più numerosi.

Febbre da Bitcoin

La cosa non è sfuggita alle banche, né alle reti di consulenza che adesso sono chiamate a dare una risposta di qualsiasi natura – che a ben guardare non sembra essere una risposta del tutto accondiscendente.
Delle realtà principali del mercato, solo cinque prestano servizi di assistenza ai propri clienti per investimenti in bitcoin: Chebanca!, Fineco, Bg, Azimut e Fideuram. Ma ognuna di esse comunque impone delle precise condizioni per farlo.

Nonostante il 2020 sia stato un anno proficuo per i bitcoin (sono stati lanciati quattro Etp, cioè prodotti a replica passiva, quotati a Zurigo e Francoforte), la febbre da cripto non ha colpito proprio tutti. Prima di tutto, perché l’investimento in bitcoin è oggettivamente rischioso e non dovrebbe superare il 5% del portafoglio; secondo di tutto, per la diffidenza delle banche cui sopra, che di fatto dimezza le possibilità e il numero di potenziali investitori cripto.

A tal proposito, L’Economia de Il Corriere della Sera ha censito più di 15 realtà del mercato per capire chi e come offre consulenza per l’investimento in bitcoin.

Il quadro della situazione

Fineco permette di creare un ordine tramite telefono o sulla piattaforma online. Directa Sim, contratiamente, da la possibilità di comprare anche dal proprio home banking. Banca Sella fa acquistare Etp sui Bitcoin, in autonomia o tramite consulente, previa valutazione valutazione di adeguatezza del profilo dell’investitore.
Il punto infatti della questione è proprio questo: la profilazione del cliente prima di permettere l’accesso all’investimento in cripto.
<<Le banche>> spiega Piermattia Menon, analista di Consultique, <<possono classificarli come strumenti molto complessi, il che richiede particolari procedure di tutela del cliente>>.
In linea generali gli Etp quotati a Francoforte sono disponibili per l’investimento, in modalità execution only afferma Il Sole 24 Ore, ma se non fossero presenti basta chiedere alla propria banca il censimento degli stessi. Un po’ come succede con Chebanca!
Contrariamente al timido accesso di queste realtà, Intesa San Paolo risponde con un blocco netto (esteso ai clienti anche delle altre realtà che fanno parte del suo cosmo): gli unici clienti a poter avere un accesso sono quelli professionali. Con Unicredit si può acquistare, senza nessuna consulenza.

Etp o bitcoin?

Trattandosi di elementi quotati, molti investitori preferiscono gli Etp. Tuttavia, i replicanti seguono gli orari della borsa e non utilizzano le piattaforme specializzate come eToro, ad esempio. Due sottigliezze che, per gli investitori cripto che investono in bitcoin considerandolo una riserva di valore, diventano piuttosto differenze non da poco.
Tuttavia il bitcoin rimane un’ottima alternativa contro l’inflazione, <<visto l’offerta  rigida>> spiega Eugenio Sartorelli, risk manager di Rocket Investment Capital, che conclude: <<Il prezzo obiettivo per fine anno è 75-85 mila dollari>>.

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