Panoramica Banche: il futuro dei Fantastici 4 (+1)

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di Antonio Potenza 15 Novembre 2021 | 12:34

L’Economia, inserto economico del Corriere della Sera, oggi compie una disamina futura di quello che potrebbe essere il futuro dei maggiori istituti italiani. L’analisi parte dai buoni risultati compiuti dalle banche, buona ragione per credere che il momento peggiore sia passato e che buone nuove siano in arrivo per le big five del Paese.

Come scritto qui, gli utili aggregati netti sono passati da 3,9 miliardi a 8,7 miliardi di euro. Secondo gli analisti si tratta di un risultato è imputabile a fattori non ricorrenti, tra cui l’entusiasmo della ripresa e della crescita del Pil.

L’inserto rincara la dose: ” Un fattore significativo è [anche] che le commissioni sono in aumento di 1,9 miliardi mentre il margine di interesse è in flessione”. Una situazione propizia per gli istituti bancari: “Il rapporto cost/income è rimasto stabile intorno al 53%. Il più basso è quello di intesa (50%), seguito da Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps (70%). L’ottimizzazione dell’indice è stata ancora caratterizzata dalla razionalizzazione in ambito organizzativo”.

Insomma uno scenario che naturalmente fa chiedere adesso, dopo tali risultati importanti, cosa potrebbe succedere agli istituti principali del paese. Quando l’entusiasmo terminerà, cosa rimarrà nelle mani dei cinque?

La prima banca italian, IntesaSanpaolo, archivia unt rimestre da record. Il gruppo di Carlo Messina ha segnato un utile di 983 milioni. I proventi operativi netti sono saliti a 15,9 miliardi, gli interessi a 6 miliardi. In aumento di 7,9 miliardi i costi operativi. Le singole divisioni inoltre scrive l’inserto “la Banca dei Territori ha chiuso i nove mesi con un utile di 398 milioni, a fronte della perdita di 501 milioni nello stesso periodo del 2020“. Sorge però il dubbio che l’istituto di Messina non abbia una buona strategia europea.

L’arrivo messianico di Orcel in Unicredit aveva promesso una certa ressurrezione, anche piuttosto repentina. Tuttavia, i primi sforzi del banchiere sono stati attratti dalla possibilità di annettere – a certe definite condizioni – Mps. Invece, secondo l’inserto, per Unicredit c’era bisogno di un’attenzione più accurata sulla proposta commerciale.
Intanto, anche per Gae Aulenti i primi nove mesi non sono andati male: per la prima volta dopo la pandemia i ricavi sono tornati a crescere “mettendo a segno un rialzo dello 0,8% sul trimestre precedente e dell’1,9% sullo stesso periodo dello scorso anno”.

Buone nuove da Modena. Il cda di Bper ha approvato i conti del terzo trimestre: utile di 84,4 milioni, il calo rispetto ai 96,6 milioni del 2020. Ai nove mesi invece Bper ha raggiunto un utile netto di 586,2 milioni, in salita rispetto all’anno precedente. L’ad Piero Montani nel corso della presentazioni ha dichiarato: “I risultati conseguiti e il posizionamento raggiunto con l’integrazione delle filiali comprate da Intesa costituiscono la base più solida su cui poter appoggiare il piano industriale 2022-2024”.

Quello industriale, di piano, per Banco Bpm significa creare un nuovo modello commerciale trainato dal digitale, dalla crescita dei voumi e redditivià nei business strategici e messa a pieno regime delle fabbriche prodotto.
L’ad Giuseppe Castagna stima un utile netto pari a 740 milioni nel 2023 e oltre un miliardo nel 2024.  E in quanto a operazioni straordinarie non usa giri di parole: “Se qualcuno vuole comprare Banco Bpm non verranno erette barricate, ma occorre pagare il giusto prezzo”.

Infine, Mps guarda al futuro. Lo Stato guarda nella stessa direzione, ovvero quella di sfruttare l’occasione del mancato matrimonio per risanare la banca, ma anche dalla parte opposta, cercare un modo per sfilarsi dal capitale. Ma prima di quest’ultima eventualità sarà necessario un nuovo intervento pubblico, prima che Mps possa camminare con le sue gambe. Intanto, i sindacati sono sempre all’erta. Al fine di avere una banca più snella, si ipotizzano 4mila esuberi.

 

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