Polizze index: strumenti da gestione patrimoniale e non di copertura assicurativa

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Avatar di Marcella Persola 25 Novembre 2008 | 10:00
Ritorniamo a polizze unit e index che siano veramente strumenti di copertura assicurativa e non strumenti di gestione patrimoniale personalizzata. Ma attenzione ISVAP a non penalizzare soltanto le compagnie italiane. Ecco la view di Luca Zitiello

Dopo l’intervento di Giancarlo Giannini, presidente di ISVAP che ha detto di essere pronto a rivedere la struttura delle polizze index, perché in questi anni la componente finanziaria è stata quella che ha prevalsa e sarebbe opportuno ritornare a delle forme più tradizionali, abbiamo cercato di capire che interventi si potrebbero fare per modificare l’attuale struttura di tali strumenti. Abbiamo coinvolto uno degli avvocati più accreditati nell’ambito assicurativo, Luca Zitiello, che ha spiegato a Bluerating che sarebbe opportuno un intervento che non penalizzasse soltanto le compagnie italiane.

BFC: Quali interventi sarebbe opportuno effettuare per ritornare a delle forme più tradizionali di polizze?

Zitiello: Dobbiamo premettere che le polizze index e unit fanno parte del ramo vita e in particolare del sotto-settore del ramo vita che viene identificato dal Codice delle assicurazioni come ramo III, quindi già dalla normativa esistente si evince che la componente finanziaria è presente in tali polizze, ma non può essere esclusiva. In tale caso, infatti, tali polizze dovrebbero essere classificate come ramo V, ossia contratti di capitalizzazione. 
L’attuale disciplina prevede che le polizze di ramo III contengano una componente di rischio demografico: nella prassi operativa però si è ridotta sempre di più tale componente di rischio, tanto che oggi si può dire sia mediamente pari a circa l’1%.

BFC: Quindi cosa sarebbero opportuno fare?

Zitiello: Volendo mettere in campo quindi una linea di azione si potrebbe stabilire un limite minimo di tale copertura in modo da evitare che tali polizze perdano la loro matrice di copertura di rischio demografico e diventino dei contratti di capitalizzazione. L’altra linea di intervento riguarda invece la struttura stessa delle polizze che nel corso dei tempi ha subito uno snaturamento, ossia le polizze sono diventate più un contenitore di asset o di strumenti finanziari nei quali il cliente aveva interesse ad investire, che un vero e proprio strumento di copertura assicurativa. Non si può negare che in Italia, così come in Europa si sia “violentato” lo strumento trasformandolo in alcuni casi di fatto in una gestione patrimoniale personalizzata.
Bisogna quindi recuperare e conservare il concetto di polizza unit e index che deve contenere l’obbligo di copertura complessiva. Si deve recuperare l’idea della polizza come prodotto emesso dalla compagnia e che deve rispondere al rischio della collettività e non essere legato invece alla situazione del singolo, come accade ora che per ogni singola posizione corrisponde un fondo interno assicurativo.

BFC: Quali mosse potrebbe mettere in campo l’autorità di vigilanza per ovviare a quanto accaduto?

Zitiello: E’ però da sottolineare che un irrigidimento della normativa italiana porterebbe esclusivamente a togliere mercato alle compagnie italiane, perché in Italia sono distribuite anche polizze emesse da compagnie estere, per lo più con sede in Lussemburgo e Irlanda, che vengono distribuite in regime di libera prestazione di servizi, e che naturalmente seguono le norme dei paesi di origine. Questo vuol dire che se si intervenisse soltanto su quelle italiane si creerebbe un vantaggio per quelle estere, invece sarebbe opportuno creare un contesto di azione uniforme e quindi intervenire anche su quello con passaporto europeo. In questo modo si affronterebbero anche i casi di Paesi come il Liechtenstein, che non fa parte della Comunità Europea, ma rientra nello spazio Europeo e quindi beneficia dell’equiparazione prevista dalla direttiva comunitaria.

BFC: Quindi si dovrebbe agire non solo a livello nazionale?
Zitiello: Semmai ve ne fosse bisogno, la dimostrazione che un intervento solo a livello nazionale è penalizzante e non idoneo a risolvere il problema è data proprio dall’esame della disciplina italialia sulle polizze unit e index nelle quali l’Isvap non ha consentito l’ investimento in fondi speculativi non armonizzati (hedge funds). Lo stesso divieto non è presente in altri paesi comunitari o dello Spazio Economico Europeo, come il Liechtenstein, dove invece questi asset sono inseriti nel portafoglio delle polizze che vengono normalmente passaportate e distribuite in Italia. Si auspica quindi che sull’offerta di prodotti assicurativi in libera prestazione di servizi vengano esercitati dalle Autorità i controlli di legittimità nei limiti consentiti dalla Direttiva e dal codice delle assicurazioni, oppure che si cerchi una volontà comune per intervenire sulla riforma della direttiva comunitaria.

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