Fidelity punta su Obama

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di Matteo Chiamenti 28 Gennaio 2009 | 11:00
L’inaugurazione del presidente Obama invita inevitabilmente a fare un paragone con il primo periodo Roosevelt. Tom Stevenson, capo del Corporate Writing di Fidelity International si pone su questa linea d’onda.

La storia è una galleria di quadri dove ci sono pochi originali e molte copie parola di De Tocqueville. Obama e Roosevelt. Obama è Roosvelt? Non proprio ma si avvicina. Opinione di Tom Stevenson, capo del Corporate Writing di Fidelity International, che rivede nella figura del nuovo presidente la medesima aurea di speranza del suo antico predecessore. Se l’ottimismo è il profumo della vita (Tonino Guerra docet), Stevenson ci inebria.

FDR propose il famoso “New Deal”, il programma di investimenti del governo, lanciando nuove agenzie governative e finanziando massicce opere di infrastrutture nei suoi frenetici primi 100 giorni da presidente americano. Obama punta su questi punti: infusione diretta di capitali, stimoli fiscali, garanzie governative sul debito e nuove regole di “etica finanziari” (con un occhio anche agli aspetti ambientali). Un approccio più estetico il primo, più etico il secondo, entrambi pragmatici; ed è quest’ultimo aspetto che potrebbe aver spinto Stevenson al paragone. Il contesto ovviamente aiuta: entrambi sono entrati alla Casa Bianca in un periodo di crisi nazionale e di fatto globale ed entrambi sono circondati da un paese che spera in loro per la soluzione dei gravi problemi economici e sociali.

Cognizione di causa vuole un doveroso appunto. La storia ci ha mostrato Roosvelt. Ora siamo di fronte a pragmatismo di intenzioni o di azioni?
 

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