Risparmio gestito – Inflazione, turbo per le azioni

A
A
A
di Redazione 9 Maggio 2011 | 13:00
Maarten Jan Bakkum, strategist di Ing IM, e gli investimenti senza frontiere.

La Banca Centrale dell’India, nel marzo del 2010, è stata la prima banca centrale tra quelle dei Paesi emergenti ad aumentare il tasso ufficiale di interesse. Nello stesso momento, la maggior parte dei mercati in via di sviluppo è stata colpita da un’ondata di inflazione e i tassi di interesse sono aumentati quasi ovunque. Oggi, a distanza di solo un anno, l’India è uno dei primi Paesi che, al momento, ha smesso di alzarli. L’inflazione in India, attualmente all’8%, è ancora una delle più alte al mondo. Ma la buona notizia è che i prezzi degli alimentari stanno scendendo e questo produce automaticamente un miglioramento del tasso di inflazione nel suo complesso. L’India potrebbe sorprendere positivamente con una sostanziale riduzione dell’inflazione nei prossimi trimestri. Al momento la Banca Centrale sembra essere più preoccupata per il rallentamento nella crescita degli investimenti, che per le forti pressioni inflazionistiche. Questo potrebbe significare che non sono previsti altri aumenti dei tassi nel breve periodo. A causa della forte inflazione e della serie di aumenti dei tassi di interesse, il mercato azionario indiano è stato uno dei meno performanti negli ultimi trimestri. Tra ottobre e febbraio la borsa di Mumbai ha sottoperformato la media dei mercati emergenti di circa il 20%.

Tuttavia, nelle ultime settimane abbiamo già visto una chiara ripresa nei prezzi delle azioni e un’ulteriore caduta nell’inflazione dovrebbe accentuare questo trend. Con valutazioni sotto del 20% rispetto a sei mesi fa, i titoli azionari indiani non sono più eccessivamente costosi. L’attuale rapporto prezzo/ utili, pari a 15, è esattamente in media con quello degli ultimi 5 anni. Uno dei temi per i prossimi trimestri sarà proprio la possibilità che l’inflazione indiana cali significativamente e che il mercato azionario sia in grado di trarre vantaggio da ciò. La diminuzione dei prezzi dei prodotti alimentari dovrebbero aiutare. Allo stesso tempo, il mercato del lavoro rimane forte e gli stipendi continuano ad aumentare. Una crescita del costo della vita causato da prezzi più alti degli alimentari e degli affitti genererà pressioni considerevoli sugli stipendi e sui prezzi dei servizi. Tutto considerato, la crescita economica indiana è ancora troppo elevata per supporre che l’inflazione rimarrà contenuta a lungo. Poco dopo l’effetto positivo provocato dalla caduta dei prezzi degli alimentari, il mercato si concentrerà probabilmente di nuovo sulle pressioni inflazionistiche che sistematicamente affliggono l’economia indiana. L’India rappresenta un buon esempio di ciò che sta accadendo in larga scala sui mercati emergenti ossia che le autorità non stanno intervenendo abbastanza decisamente per contrastare il surriscaldamento dell’economia. Finché i tassi di interesse in America e in Europa rimarranno estremamente bassi, la pressione sui prezzi delle commodity persisterà e continueranno a fluire grandi quantità di capitale verso i mercati emergenti. Se le autorità in queste circostanze non riusciranno a intraprendere politiche monetarie rigorose e permetteranno alle proprie valute di apprezzarsi solo molto gradualmente nei confronti delle principali monete, allora l’inflazione continuerà a rappresentare un grosso rischio. Questo rappresenta un importante tema di investimento per i prossimi anni. Ma, grazie alla discesa dei prezzi dei prodotti alimentari, ciò non accadrà a breve, specialmente non in India.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

NEWSLETTER
Iscriviti
X