Elezioni UK, tutte le voci dei gestori

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Avatar di Redazione13 dicembre 2019 | 11:36

Qui di seguito ecco una raccolta di alcune analisi “a caldo” di case di gestione internazionali sulle ultime elezioni UK.

Banor Capital, Francesco Castelli, Responsabile Fixed Income

A proposito delle politiche del nuovo governo di Boris Johnson, l’accordo provvisorio di uscita sarà approvato in tempi molto rapidi, rimuovendo l’incertezza di breve periodo. L’accordo transitorio dura solo fino a fine 2020 (data troppo vicina per consentire la negoziazione di un accordo definitivo): nel medio periodo Boris sarà costretto a scelte difficili (uscire senza accordo o accettare un’estensione dell’accordo transitorio). La sua forte maggioranza, e la certezza di governare per 5 anni, gli consentirà di affrontare queste scelte con un buon margine di manovra.

Per una bizzarria della storia, il conservatore Boris probabilmente presiederà la fine dell’austerity. La spesa pubblica servirà a compensare il rallentamento economico ormai conclamato: Brexit è stata per i conservatori una vittoria politica ma gli effetti economici negativi si stanno facendo sentire.

Il mercato finanziario sta reagendo in maniera positiva: gli investitori temevano la mancanza di una maggioranza chiara o l’avvento di un governo statalista (tra le varie promesse di Corbyn, figurava infatti un piano di assegnare ai dipendenti il 10% delle azioni di tutte le società britanniche). Rimossi entrambi i pericoli, riteniamo ci sia spazio per un ritorno in massa degli investitori internazionali (disimpegnatisi dopo il referendum del 2016). Il forte apprezzamento della sterlina da metà ottobre ad oggi, se visto in prospettiva ultradecennale, è solo un parziale recupero rispetto a una situazione di sottovalutazione cronica. Riteniamo quindi che la sterlina resti ancora attraente.

BNY Mellon Investment Management, Shamik Dhar, Chief Economist

L’esito odierno delle elezioni apre definitivamente la strada alla Brexit, offrendo ai mercati e alle imprese le certezze che chiedevano da 3 anni a questa parte. È ora molto più probabile che la Gran Bretagna uscirà dall’UE a fine gennaio 2020, e che l’accordo finale sarà in area “hard Brexit”, probabilmente basato sul libero scambio o su condizioni simili. Questo risultato, associato a una fase di accelerazione della crescita globale, potrebbe determinare un forte rimbalzo per l’economia britannica e per il FTSE 100.

Questo non significa che non vi siano delle difficoltà nei mesi a venire. Nonostante i Conservatori abbiano una solida maggioranza, proseguirà il dibattito sulle relazioni future tra la Gran Bretagna e l’UE. Se il Regno Unito uscirà dall’Unione il 31 gennaio, è molto probabile che l’attenzione del pubblico si rivolgerà alla tipologia di accordo commerciale da concordare nei prossimi mesi. Ritengo probabile che si giunga a un accordo simile a quello tra UE e Canada, e che la GB uscirà dall’unione doganale. Tuttavia, senza le restrizioni imposte dal mercato comune per creare condizioni paritarie tra gli Stati membri, Gran Bretagna potrebbe diventare rapidamente un partner commerciale particolarmente attraente per diversi Paesi come gli Stati Uniti, l’Australia e il Giappone. Il focus si sposterà ben presto dalle negoziazioni con l’UE ai trattati con Paesi terzi e altre organizzazioni.

Gli investimenti in Inghilterra sono stati deboli nel 2019 a causa dell’incertezza e dei timori sulla Brexit, quindi l’elezione di una maggioranza di governo stabile, che spinga in direzione dell’uscita dall’UE, potrebbe infine permettere di dare sfogo alla domanda degli investitori. In ogni caso, sono scettico su un impatto negativo della Brexit nel lungo termine, e credo che la maggior parte delle stime negative dipendano dal timore di contraccolpi per la crescita della produttività, che in realtà dipende da un gran numero di fattori e non solo dai rapporti con l’UE.

È plausibile che le aziende britanniche tornino a concentrarsi sulla generazione di produttività nel lungo termine, a patto di avere certezze e un deal “pulito”. Gli sviluppi tecnologici implicano che potremmo trovarci alla vigilia di una fase di decollo della produttività che non ha niente a che vedere con l’esito della Brexit.

Candriam

La maggioranza del partito conservatore permetterà al premier Johnson di guidare il paese fuori dall’UE: il withdrawal agreement sarà approvato dal Parlamento britannico e il Regno Unito lascerà l’UE entro la fine di gennaio 2020. A quel punto, però, la Brexit, non sarà ancora completa, in quanto il Primo Ministro Johnson dovrà poi negoziare le future relazioni tra il Regno Unito e l’Unione europea. Sebbene il premier abbia promesso di risolvere questo punto prima della fine del 2020, l’UE ha già fatto sapere che sarà molto difficile definire tutti i dettagli dell’accordo commerciale in così poco tempo. In questo contesto, è probabile che l’anno prossimo l’incertezza continuerà a pesare sulla crescita del Regno Unito, dato che le imprese continueranno a rinviare le decisioni sugli investimenti e le assunzioni finché i futuri rapporti tra Regno Unito e UE non saranno del tutto chiari. La politica fiscale dovrebbe tuttavia consentire all’economia britannica di ritrovare un certo slancio: se il partito conservatore seguirà il suo manifesto, la politica fiscale contribuirà con uno 0,4-0,5% alla crescita del Regno Unito l’anno prossimo, permettendo un’accelerazione della crescita di circa l’1,5% nel 2020 (da poco più dell’1% nel 2019). La maggior parte della spinta arriverà da maggiori investimenti pubblici (e probabilmente da qualche aumento delle spese per l’istruzione), ma non da un aumento della spesa pubblica quotidiana. Poiché i conservatori si sono impegnati a non aumentare le principali aliquote fiscali, il disavanzo pubblico passerà da poco più del 2% del PIL nel 2019 al 2,5% nel 2020

Franklin Templeton, David Zahn, Head of European Fixed Income

La vittoria del partito conservatore alle elezioni generali del Regno Unito dovrebbe dare un po’ di sollievo ai mercati del Regno Unito, secondo David Zahn, Head of European Fixed Income di Franklin Templeton. Ma avverte che è probabile che l’attenzione degli investitori si rivolga rapidamente al modo in cui il nuovo governo può davvero “realizzare la Brexit”.

È probabile che i mercati vedano la vittoria dei conservatori nelle elezioni generali del Regno Unito come il risultato più positivo. Sebbene sia stato considerato il risultato più probabile nel periodo precedente al sondaggio, ci aspettiamo che i mercati reagiscano favorevolmente, con i rendimenti dei GILTS che probabilmente diminuiranno e la sterlina probabilmente si rafforzerà. Pensiamo che anche le attività a rischio come i corporate bonds si rafforzeranno. Il manifesto conservatore era incentrato sul “portare a termine la Brexit”, quindi avremmo anticipato una rapida mossa per ratificare il disegno di legge sull’accordo di recesso del Primo Ministro Boris Johnson. Se ciò avrà esito positivo, il Regno Unito lascerà l’Unione europea il 31 gennaio 2020. I mercati, desiderosi di porre fine all’incertezza sulla Brexit, probabilmente risponderanno positivamente a breve termine.

Tuttavia, un sollievo del mercato in occasione di una vittoria del partito conservatore potrebbe essere di breve durata poiché gli investitori ruotano rapidamente pensando al futuro, in particolare per la Brexit. Una volta che l’accordo di recesso dell’UE sarà ratificato dal Parlamento, il Regno Unito avvierà un periodo di negoziati su un futuro accordo commerciale. Tale processo di negoziazione può durare fino a undici mesi, il che non concede molto tempo per le complesse discussioni richieste.

Non pensiamo che i negoziatori dell’UE saranno suscettibili come lo erano quando hanno concordato l’accordo di recesso. Ci sono molti probabili punti critici nelle discussioni, come i diritti di pesca, potenzialmente difficili da risolvere. Ci sarà spazio per i negoziati, ma riteniamo che i colloqui saranno probabilmente duri. Se il governo britannico vuole prolungare il periodo di negoziazione, deve presentare una richiesta entro l’estate. Ciò comprime davvero il calendario a soli quattro o cinque mesi in cui calcolare se esiste un accordo commerciale praticabile. Se non ci fossero segni di aperture anticipate, ci aspetteremmo che i mercati inizino a chiedersi se una dannosa Brexit no-deal sia tornata possibile. È probabile che i mercati inizieranno a riflettere una maggiore incertezza se non ci saranno segni di progresso all’inizio dell’estate.

GAM, Adrian Gosden, Investment Director, UK equities

“Le elezioni nel Regno Unito hanno restituito una solida maggioranza al partito conservatore. Riteniamo che questo sia un esito positivo per le aree chiave del mercato azionario britannico, tra cui le società più orientate al mercato interno. Inoltre, il settore delle utility era stato esposto alla potenziale politica di nazionalizzazione dei laburisti – questo rischio è ora fuori discussione. Analogamente, le banche erano state interessate dalla proposta sempre laburista di un aumento delle imposte di settore.”

“Una maggioranza in Parlamento consente ora di compiere progressi su politiche, quali Brexit, e ci aspettiamo di vedere un impatto positivo sul sentiment dei consumatori nell’importante periodo delle feste.”

Investec AM, John Stopford, Portfolio manager

Prevediamo un ulteriore recupero della sterlina e delle azioni domestiche inglesi con il calo dell’incertezza e la rimozione del rischio di coda di politiche non favorevoli al mercato  ̶  sebbene buona parte di questo sia già prezzato, visti i sondaggi prima delle elezioni. L’incertezza politica del Regno Unito si è manifestata in investimenti deboli da parte delle imprese, che hanno contribuito negativamente alla crescita del PIL per cinque degli ultimi otto trimestri e un mercato immobiliare modesto, con i prezzi delle case che non sono riusciti a tenere il passo con l’inflazione. La vittoria dei conservatori ha fornito una certa chiarezza economica per il breve termine, poiché il Regno Unito lascerà finalmente l’UE e gli investimenti netti del settore pubblico torneranno a livelli storicamente elevati. Crediamo che i mercati inizieranno a prepararsi per una crescita di Boris Johnson. Ciò tenderebbe a sostenere i rendimenti dei titoli di Stato (il Regno Unito è uno dei mercati dei titoli di Stato più costosi che copriamo) e una sterlina più forte. Tuttavia, riteniamo che il rally sarà limitato, perché c’è la possibilità di una rapida transizione post-Brexit verso un’ulteriore incertezza sulle future relazioni commerciali del Regno Unito con l’UE.

Per limitare l’impatto dell’incertezza elettorale sul portafoglio, il Global Multi-Asset Income Fund è posizionato con un peso relativamente basso sugli asset domestici del Regno Unito e sulla sterlina.

Janus Henderson Investors, Bethany Payne e Andrew Mulliner, entrambi Portfolio Manager

Con il Regno Unito che questa mattina ha trovato sotto l’albero il “regalo” della Brexit e un’ampia maggioranza del governo in carica, i mercati hanno finalmente più chiarezza e certezza; il Regno Unito lascerà l’Unione europea entro la fine di gennaio del prossimo anno.

A livello valutario, la sterlina si è apprezzata a 1,35 dollari al momento degli exit poll, che hanno correttamente previsto la grande maggioranza. Ci aspettiamo che la sterlina manterrà questi guadagni sostenuti da una spinta al prodotto interno lordo (PIL), grazie a una ripresa della domanda da consumatori e imprese all’inizio del 2020.

Un’ampia maggioranza conservatrice permette inoltre al primo ministro Boris Johnson di avere un maggiore controllo dell’agenda e di non essere legato all’ala più estremista del suo partito. Questo potrebbe portare i mercati a discutere stili di Brexit più soft piuttosto che preoccuparsi ancora del baratro di un’hard Brexit per il 2020.

È probabile che i tassi d’interesse dei mercati scambino inizialmente a rendimenti più elevati basandosi sulla prospettiva di migliori dati del PIL e di minori aspettative di riduzione dei tassi. Un nuovo bilancio è previsto provvisoriamente per marzo, dove ci aspettiamo un maggiore allentamento fiscale. La parte lunga della curva dei gilt sarà rassicurata da un aumento di bilancio modesto rispetto a quello previsto nel manifesto dei Labour.

Guardando al futuro, il mercato obbligazionario si focalizzerà sul fatto che i dati rimbalzino effettivamente da questo risultato elettorale come previsto. Avrà anche un occhio sulla consultazione relativa alla riforma del modo in cui l’Indice dei prezzi al dettaglio misura l’inflazione e su chi sarà il prossimo governatore della Banca d’Inghilterra.

Jupiter AM, James Clunie, Head of Strategy

Quelle di ieri erano senza dubbio elezioni molto importanti. Dal punto di vista degli investitori, sono state cruciali per due motivi. Innanzitutto, perché le politiche di Corbyn e McDonnell erano fortemente anti-investitori: basta pensare alle nazionalizzazioni, agli espropri effettivi dei beni, alle tasse straordinarie e a un aumento delle imposte societarie. Gli investitori, inclusi i fondi pensione, le persone fisiche e i fondi di beneficenza ne avrebbero sofferto. Di conseguenza, le azioni UK e la sterlina hanno sofferto prima del voto per le paure che queste politiche diventassero realtà. In secondo luogo, c’era un’enorme incertezza tra individui e imprese a causa di un governo di minoranza inefficace prima delle elezioni. Ciò ha raffreddato il sentiment e le attività economiche. Anche se il Regno Unito si trova di fronte a molte sfide future – come qualsiasi altro paese – enormi incertezze sono state eliminate. Ciò è positivo per i corsi azionari e per la sterlina.

Un’altra cosa importante da notare è che i prezzi degli asset si sono mossi in parte prima che il risultato fosse noto, e poi istantaneamente, non appena è divenuto chiaro. Semplicemente, non si poteva aspettare che l’incertezza fosse totalmente eliminata prima di fare un grosso investimento a un buon prezzo. È stato necessario valutare le probabilità e il posizionamento pre-voto. Ciò rappresenta un promemoria su come investire sui mercati voglia dire assumersi rischi calcolati in condizioni di incertezza. Anche se si potrebbe desiderare che fosse un affare più certo!

Kames Capital, Colin Dryburgh, gestore

Dopo la larga maggioranza registrata da Boris Johnson, la storia sottolineerà come il Regno Unito abbia espresso a gran voce il desiderio di porre fine all’impasse Brexit. Ancor più importante, dal punto di vista dei mercati finanziari, l’elettorato ha rifiutato la possibilità di sbandare verso sinistra e abbracciare la visione di Jeremy Corbin di un’utopia socialista che promette una riforma radicale del sistema economico britannico. Da entrambi i punti di vista, i mercati tireranno probabilmente un sospiro di sollievo.

Nel corso del 2020, il governo guidato da Boris Johnson si è impegnato a sottoscrivere un accordo di libero scambio con l’Unione Europea, un obiettivo che in molti ritengono irraggiungibile e carico di sfide. Nonostante ciò, il contesto iniziale sarà probabilmente favorevole. L’economia britannica ha faticato nel navigare l’incertezza politica degli ultimi anni. Se le imprese avrebbero preferito rimanere nell’UE, una maggiore chiarezza e un ritiro più tranquillo potrebbero sbloccare investimenti latenti e ravvivare i consumi. Nei primi mesi del 2020 ci aspettiamo dati economici decisamente più pimpanti. E’ il periodo delle compere e molti investitori internazionali hanno già attinto ad asset UK a prezzi scontati; questo è probabile continui e addirittura aumenti sia nel mercato azionario che in quello immobiliare.

Questa spinta arriva in un momento in cui l’economia globale, e il settore manifatturiero in particolare, sta iniziando a recepire il recente accomodamento delle condizioni finanziarie. Ciò rappresenterà un incentivo per le aziende britanniche con un business internazionale e aiuterà a bilanciare l’impatto negativo di un tasso di cambio più alto: Il rapporto sterlina/dollaro Usa è salito di circa il 3% dopo le notizie di stanotte. Speriamo che Stati Uniti e Cina raggiungano una qualche forma di accordo iniziale per finirla con la loro disputa commerciale e non rovinino la festa.

Durante questa campagna elettorale, gli investitori sono stati rincuorati dalla prospettiva di una politica fiscale più morbida. Se Boris vorrà godersi un secondo successo elettorale dovrà non badare a spese. Ci è stato promesso un budget anticipato e quello dovrà arrivare.

A prescindere dal risultato, le elezioni promettevano comunque un salto nell’indefinito. L’uscita del Regno Unito dall’Europa alla prima data utile è inevitabile e la potenziale crisi di un “no deal” sembra scongiurata, ma, come detto dal precedente inquilino di Downing Street, questa è solo la fine dell’inizio. Tempo di festeggiare, forse, ma c’è ancora molto da fare per recuperare la stasi degli ultimi tre anni.

Legal & General Investment Management, Hetal Mehta, Senior European Economist 

Il risultato elettorale aumenta notevolmente le possibilità che l’attuale exit deal sarà approvato nelle prossime settimane. Di conseguenza, è probabile che l’economia del Regno Unito godrà di un rimbalzo nel breve termine, sebbene un ritorno ai livelli di crescita registrati nel 2013-2014 sembra improbabile. Per il 2020, il risultato elettorale riduce le possibilità di secondi referendum sull’adesione all’UE e sull’indipendenza scozzese. Il clamore per quest’ultima, tuttavia, è probabile che cresca nei prossimi mesi alla luce dei forti risultati del Partito Nazionale Scozzese (PNS).

Rimangono ancora domande importanti sulle prossime fasi del percorso della Brexit, non ultimo il calendario per l’accordo su una “relazione futura” con i partner europei del Regno Unito. In effetti, dato il tempo relativamente breve rimasto per questi colloqui, prevediamo che il nuovo governo del Regno Unito chiederà un’estensione del periodo di transizione oltre la fine del 2020.

M&G Investments, Miles Tym, Gilts portfolio manager

“Questa mattina, la reazione iniziale dei mercati non è stata così drammatica, nella maggior parte dei settori. Ieri i mercati stavano prezzando al 70% una maggioranza Tory, anche se la portata della vittoria è stata maggiore del previsto. La tendenza più importante di questa mattina è che le aspettative sul tasso d’inflazione breakeven a breve termine sono state ridotte dello 0,15%.

La percezione è che questa larga maggioranza dia al governo la possibilità di implementare un Brexit deal moderato, il che significa che non c’è bisogno di ottenere il consenso dalla destra più estrema del partito.  Con ogni probabilità, questo si tradurrà in una valuta più forte e in una minore inflazione.  Per ora, gli asset in sterline stanno beneficiando di un rally “di sollievo”, che potrebbe però rivelarsi di breve durata man mano che entriamo nel vivo dei negoziati commerciali del prossimo anno. I Gilt a più lunga scadenza sono stati acquistati questa mattina, dopo essere inizialmente scesi.  Il mercato obbligazionario apprezza che il rischio di coda legato ai grandi piani di spesa dei Labour sia stato eliminato”.

Robeco, Jamie Stuttard, Head Global Macro Fixed Income Team 

  • Il semplice messaggio di “Get Brexit Done” ha dato al partito conservatore britannico la sua più grande maggioranza elettorale dal 1987 sotto la guida di Margaret Thatcher. Tra le regioni in cui la presenza del partito conservatore è cresciuta maggiormente troviamo le aree del nord dell’Inghilterra a favore della Brexit, con cambiamenti sostanziali alla tradizionale mappa politica del Regno Unito, in quanto alcuni seggi storici dei laburisti (il “muro rosso”) sono diventati in blu.
  • A livello nazionale, questo risultato pone fine a un periodo di forte incertezza politica, iniziato con la perdita della maggioranza conservatrice da parte di Theresa May nel 2017. Ora non c’è più un parlamento appeso, non c’è più bisogno di accordi con il DUP nordirlandese, non ci sono più coalizioni. Nei prossimi cinque anni Westminster avrà meno drammi rispetto agli ultimi tre, o addirittura rispetto agli ultimi nove.
  • Gli elettori hanno respinto il messaggio dei liberaldemocratici di “revocare” il referendum del 2016. I liberaldemocratici hanno ottenuto solo una dozzina di seggi e la loro leader, Jo Swinson, ha perso il suo. Dalla creazione dell’UE, i voti contro questa istituzione generalmente non hanno avuto, a livello nazionale (in Irlanda, Francia e Paesi Bassi – su questioni come il Trattato di Lisbona e la Costituzione europea), molte conseguenze politiche, con i voti ani-UE capovolti, le elezioni ripetute o le preoccupazioni semplicemente spazzate sotto il tappeto. Giovedì sera il Regno Unito ha dimostrato una resilienza democratica a livello nazionale, aprendo la strada affinché il referendum del 2016 abbia reali conseguenze politiche. Non esiste un precedente all’interno dell’UE in cui l’autorità dall’alto verso il basso di questa istituzione sia stata messa in discussione. Questo potrebbe essere o meno un fenomeno politico una tantum.
  • L’elettorato inoltre ha bocciato il potere centralizzato in stile anni ’70 caratterizzato da tasse elevate ed elevate politiche di spesa promosso dal Laburista Jeremy Corbyn. Corbyn si dimetterà, la questione aperta è se il Corbynismo sopravviverà. C’è un lungo processo di ricostruzione a venire, in cui la direzione futura del partito – se abbandonare o meno la svolta verso una sinistra più radicale – rimane poco chiara.
  • L’unica nota di incertezza politica futura è in Scozia, dove il Partito Nazionale si è rafforzato a spese dei Laburisti, quasi interamente scomparsi. Questo rafforzerà le richieste di un secondo referendum scozzese, dopo il rifiuto iniziale dell’indipendenza nel 2014.
  • Il Regno Unito ha ora un panorama meno incerto per gli investimenti, gli investimenti diretti esteri, l’attività di M&A e la spesa del settore privato per la prima volta dal secondo trimestre del 2017, quando è iniziato il parlamento sospeso che ha dominato i titoli dei giornali. Fino a ieri, significativi aumenti della corporation tax, confisca di partecipazioni, nazionalizzazione delle utility e di altre infrastrutture chiave – anche possibili crisi finanziarie da piani fiscali insostenibili – erano tutti possibili. Il rischio di un ritorno alle disfunzioni economiche degli anni ’70 – che avevano portato al salvataggio del Regno Unito da parte del FMI nel 1976 – è stato evitato.
  • Tuttavia, l’incertezza commerciale futura derivante dal referendum del 2016 rimane presente. Un’uscita del Regno Unito dall’UE il 31 gennaio è, per parafrasare Churchill, solo la “fine dell’inizio”. La naturale tendenza protezionista di alcuni paesi dell’UE, e il timore all’interno di Bruxelles legato alla possibilità che altri paesi potrebbero essere incoraggiati a imitare il Regno Unito nell’eventualità di un suo successo economico post-uscita, lasciano intendere una posizione dura dell’UE sul fronte commerciale per il futuro. Anche le discussioni sull’allineamento normativo potrebbero rivelarsi difficili da risolvere facilmente. Una disputa prolungata danneggerebbe il potenziale di crescita del blocco nel suo complesso, ma è probabilmente lo scenario di base.
  • Questi due fattori in conflitto suggeriscono un rimbalzo a breve termine, ma una traiettoria di crescita a lungo termine più contenuta rispetto al potenziale fino a quando le questioni commerciali non saranno risolte.
  • La crescita della sterlina britannica dovrebbe mantenere l’inflazione contenuta e portare la Banca d’Inghilterra (BoE) a rimanere in attesa. La BoE avrà probabilmente un nuovo governatore all’inizio del 2020.
  • La reazione immediata è positiva per il rischio, con i mercati del credito che in apertura si sono mostrati più forti, soprattutto l’high yield e i subordinati dei finanziari. Un rally guidato dalla scomparsa della minaccia di una corporation tax più alta e del rischio di un parlamento sospeso potrebbe seguire. Il punto di partenza del credito non è particolarmente conveniente dato che le banche del Regno Unito e altre misure indicative del credit risk premia della regione hanno sovraperformato nel corso del 2019 dopo la volatilità del 2018. Alcune difficoltà strutturali nella parte bassa dell’high yield UK – nel retail ad esempio – probabilmente rimarranno presenti.
  • Ci aspettiamo che la curva dei Gilt venga interessata da un irripidimento, con una crescita dei rendimenti dei titoli a scadenza più lunga a seguito di un ridursi del premio legato alla ricerca spasmodica della qualità nell’obbligazionario governativo.
  • Il rischio fiscale legato alle politiche di Corbyn non è più presente, ma la nuova amministrazione Johnson/Javid avrà un approccio accomodante – molto diverso dai nove anni di Osborne e Hammond – che si tradurrà in una maggiore offerta.
  • Crediamo che la parte iniziale della curva rimarrà relativamente ancorata grazie ai tassi bassi delle banche centrali
  • La valuta potrebbe continuare a rafforzarsi. Nel lungo termine, la sterlina tratta ancora ben al di sotto dei livelli del 2016, quando è iniziato tutto, quindi in teoria c’è ancora un significativo margine di recupero.
  • Su questa possibile ripresa pesa il doppio deficit del Regno Unito, che rende la sterlina una valuta più rischiosa. Tuttavia, considerato il recente focus sulla spesa fiscale – supportata anche da Christine Lagarde nel suo primo meeting BCE di questa settimana – probabilmente sono le partite correnti il dato più importante. In questo senso, i segnali anticipatori (precedenti anche alle elezioni) di un aumento degli investimenti diretti esteri e dell’attività di M&A, in particolare da fonti di capitale come Hong Kong, potrebbero perdurare

Schroders, Azad Zangana, Senior European Economist

Queste elezioni hanno portato una vittoria sorprendentemente netta per il Partito Conservatore. Di conseguenza, ci aspettiamo che il Regno Unito lasci l’Unione Europea come programmato il 31 gennaio 2020, utilizzando l’accordo di uscita attuale.  I rapporti commerciali, le frontiere e sostanzialmente ogni altro aspetto delle future relazioni con l’UE dovranno essere negoziati in seguito.

Vale la pena notare che l’accordo attuale prevede già la possibilità di un’estensione di due anni. Il Primo Ministro Johnson ha dichiarato che non si andrà oltre dicembre 2020, ma questa possibilità non può essere del tutto esclusa.

Gli investitori e gli economisti si staranno augurando che le negoziazioni sugli accordi commerciali e le relazioni avvengano silenziosamente in background, con l’attenzione che ora si sposterà sulle vicende domestiche

Unigestion, Stéphane Dutu, fundamental analyst

Dopo aver ottenuto la più ampia maggioranza parlamentare dal 1987, il Primo Ministro Boris Johnson ha ricevuto un mandato molto chiaro per portare a termine il ragionevole accordo sulla Brexit firmato con l’Unione europea in ottobre. Inoltre, la vittoria assolutamente inequivocabile del Brexiteers gli dà la flessibilità per perseguire qualsiasi tipo di relazione futura con l’UE – stretta o meno – che i Tories riterranno essere a vantaggio del Regno Unito.
Aspettatevi che gli asset di rischio del Regno Unito registrino buone performance a breve termine dopo questo risultato. Le imprese orientate alla sterlina britannica e a livello nazionale dovrebbero ben performare. I beni rifugio sicuri come i titoli di Stato dovrebbero risentirne.
La sostanziale moderazione delle incertezze sulla Brexit, unita all’accordo commerciale di fase uno appena annunciato tra Stati Uniti e Cina, dovrebbero entrambi sostenere gli asset rischiosi.
Attenzione alle obbligazioni sovrane dei mercati sviluppati che sopporteranno il peso degli aggiustamenti delle aspettative degli operatori di mercato.
L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato potrebbe almeno rallentare e forse far deragliare il buon andamento delle azioni europee e britanniche da quando i rischi legati alla Brexit e alla guerra commerciale hanno iniziato a ridursi notevolmente in agosto.

WisdomTree, Aneeka Gupta, Associate Director, Research

Dopo non essere riuscito a trasformare in legge il suo accordo di Brexit con l’UE, la scommessa di Boris Johnson sulle elezioni anticipate per sbloccare la situazione di stallo in Parlamento ha funzionato a dovere. Il suo mantra elettorale “Get Brexit Done” gli ha garantito la vittoria alle elezioni nel Regno Unito. La netta maggioranza del Partito Conservatore indica che Londra è sulla buona strada per uscire dall’Unione Europea entro gennaio 2020, dato che il suo accordo di ritiro arriverà sicuramente in Parlamento entro il termine del 31 gennaio. L’ampia maggioranza offre a Johnson un significativo margine di manovra nei negoziati sulle future relazioni con l’UE. Il programma del Partito Conservatore promette di non prolungare il periodo di transizione oltre il 2020, ma ci aspettiamo che una proroga sia richiesta, dopo la data intermedia del 1° luglio, e concessa a tempo debito. Ci aspettiamo un miglioramento del sentiment del rischio e un rally di sollievo delle asset class, anche se si prevede che l’incertezza riemerga a tempo debito. Il Partito nazionale scozzese è sulla buona strada per ottenere consensi significativi in Scozia e potrebbe probabilmente portare col tempo a nuove richieste di un altro referendum sull’indipendenza.

La sterlina è cresciuta notevolmente nei confronti del dollaro USA in risposta ai sondaggi di uscita, salendo a 1.351, segnando il livello più alto dal maggio 2018. L’inflazione è destinata a rallentare, in concomitanza con il rafforzamento della sterlina, il che renderà necessario un taglio dei tassi di interesse in una fase successiva. Ci aspettiamo rendimenti più elevati lungo le curve del mercato dell’oro, derivanti da un mix di diminuzione delle aspettative di taglio dei tassi a breve termine e aumento della domanda di rifugio sicuro. Alla luce dell’entità del rally della sterlina, non ci aspettiamo che il FTSE 100 performi bene, dato che l’80% dei ricavi è generato all’estero. Tuttavia, i titoli nazionali, che hanno sovraperformato dai primi di settembre, hanno maggiori probabilità di registrare un vento contrario a seguito dei risultati elettorali. Anche i titoli azionari europei più popolari saranno probabilmente scambiati in misura maggiore; in particolare, ci aspettiamo che nel breve termine sovraperformino i titoli finanziari, poiché fortemente correlati al rischio “no-deal”.


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