Pir alternativi, è fatta

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Andrea Giacobino di Andrea Giacobino 20 Maggio 2020 | 08:18
Il Decreto Rilancio che li istituisce pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Galli (Assogestioni): il risparmio favorisce l’economia.

Pir alternativi sono realtà. Con la pubblicazione ieri sera in Gazzetta Ufficiale del decreto legge Rilancio cade l’ultimo ostacolo all’avvio dello strumento di investimento messo a punto da Assogestioni, che prevede la possibilità di investire in aziende non quotate e in strumenti di debito o credito per le piccole e medie imprese italiane. La misura è contenuta all’articolo 136 del decreto.

“L’associazione è da sempre convinta che la crescita del Paese passi anche da un regime regolamentare e fiscale più favorevole” commenta Fabio Galli (nella foto) direttore generale di Assogestioni. “Accogliamo dunque con grande soddisfazione la notizia del recepimento da parte delle istituzioni della nostra proposta per i Pir alternativi, strumenti che avvicinano ulteriormente il risparmio privato degli italiani all’economia reale”. “I Pir alternativi sono stati costruiti con l’obiettivo di far affluire risorse alle piccole e medie imprese non quotate, il cui accesso al capitale è ancora più complesso in una fase di forte pressione creata dall’emergenza sanitaria”, evidenzia Galli.

Riassumiamo le caratteristiche dei Pir alternativi, prodotti dedicati a una clientela di segmento più alto – affluent o altre classi di clienti private – di quella tipica dei pir tradizionali, rispetto ai quali sono del tutto complementari. I Pir alternativi sono prodotti con soglie di investimento più elevate e differenti vincoli di investimento rispetto ai Pir tradizionali, con cui hanno in comune l’incentivo dell’esenzione fiscale sui rendimenti finanziari a patto che il risparmiatore si impegni a mantenere gli investimenti in portafoglio per almeno cinque anni.

Le soglie: nei Pir alternativi è possibile investire 150mila euro ogni anno fino al raggiungimento del tetto di 1,5 milioni. I vincoli di investimento: i Pir alternativi investono almeno il 70% del valore complessivo in strumenti finanziari emessi da imprese con stabile organizzazione in Italia diverse da quelle inserite negli indici FTSE MIB e FTSE Italia Mid Cap, nonché in crediti delle medesime imprese e in prestiti a esse erogati. Il limite alla concentrazione degli investimenti in strumenti finanziari emessi dalla stessa impresa o da altra impresa appartenente al medesimo gruppo è previsto al 20% rispetto al 10% dei Pir ordinari.

I Pir alternativi possono assumere qualunque forma ma – considerato l’oggetto di investimento tipicamente illiquido – si prestano a essere realizzati soprattutto tramite tramite l’utilizzo di strumenti per i quali non sussistono i problemi di liquidità tipici dei fondi aperti: Eltiffondi di private equityfondi di private debt.

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