Carmignac, il punto bimensile sui mercati (13-26 giugno 2020)

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Avatar di Redazione 26 Giugno 2020 | 14:24

Per cercare di guardare oltre il rumore a breve termine, vale la pena di analizzate due aspetti dell’andamento del mercato: uno è la dinamica interna dei mercati in questo periodo di volatilità, l’altro è il grado di incertezza che noi investitori dobbiamo riconoscere per poter navigare in sicurezza in questo contesto. 

La verità è che oggi dobbiamo rimanere molto lucidi su ciò che sappiamo, o non sappiamo, riguardo alla situazione attuale. Una cosa che sappiamo è quanto i policy maker stiano cercando di aiutare. Il Grande Governo è tornato. Negli Stati Uniti molti degli stimoli fiscali scadranno a fine luglio, ma anche se ci sarà un dibattito molto acceso tra repubblicani e democratici, è ragionevole supporre che un altro pacchetto di stimoli, di almeno mille miliardi di dollari, sarà concordato in modo che agosto non si trasformi in un fiscal cliff.

In Europa, i negoziati sul recovery plan saranno tesi, la ripartizione tra sovvenzioni e prestiti sarà oggetto di un acceso dibattito, ma anche in questo caso è ragionevole supporre che si raggiungerà un accordo. E nel frattempo la BCE ha tutto sulle sue spalle. Quindi possiamo davvero aspettarci che il sostegno dei policy maker sia destinato a perdurare nei prossimi mesi. Anche in Cina il flusso di credito è in ripresa. Questo è quello che sappiamo. Finora i consumatori hanno reagito bene alla riapertura delle economie, come dimostrato dagli indicatori ad alta frequenza, come quelli forniti da Google o dalle piattaforme Apple.

Negli Stati Uniti, il momentum è stato piuttosto impressionante. Chiaramente questo è stato molto incoraggiante, almeno per breve termine, e il mercato si è rallegrato di questi numeri. Lo stesso sembra accadere, in una certa misura, anche in Europa. Ma, allo stesso tempo, quello che sappiamo è che il virus è ancora molto diffuso negli Stati Uniti. Il numero di morti sta diminuendo rapidamente ma, soprattutto a causa di diversi punti caldi come il Texas, la Florida, la California, i casi di infezione continuano ad aumentare, cosicché è possibile che si verifichi un “effetto-ritardo”, per cui il numero di vittime potrebbe aumentare di nuovo qualche settimana dopo la riapertura dell’economia, se le persone tornassero rapidamente a una vita sociale con un distanziamento insufficiente. E questo potrebbe ovviamente far deragliare la ripresa dei consumi. Ma lo capiremo solo tra diverse settimane.

Il punto chiave da tenere a mente è che nel 2003, quando l’Asia ha combattuto il virus della SARS, è riuscita a ridurre a zero il tasso di contagio prima di riaprire le economie, in modo che il settore privato potesse riaccelerare immediatamente con la revoca del blocco. Questa volta, dato che i governi hanno inizialmente fatto un tentativo di reagire alla pandemia, il blocco è durato molto più a lungo e i costi economici sono diventati talmente elevati che i governi di tutto il mondo hanno dovuto riaprire le loro economie prima che il tasso di contagio fosse portato a zero. Pertanto i casi sono due: la ripresa potrebbe essere limitata, a causa del timore ancora diffuso di contrarre il virus, oppure la ripresa dei consumatori sarà netta, ma allora i rischi di una ricaduta potrebbero essere piuttosto elevati. A questo proposito, è interessante notare che il comportamento dei consumatori in Cina è oggi molto diverso da quello degli Stati Uniti. Le tendenze nei servizi per i consumatori, come gli alberghi e il traffico passeggeri in metropolitana, sono regolari ma piuttosto lenti, e in realtà non convergono verso il livello pre-crisi. Inoltre, il livello di attività in alcune delle attività più industriali, o nei beni di consumo durevoli, che inizialmente aveva registrato un rimbalzo piuttosto impressionante dopo la chiusura, sembra ora andare incontro a una fase di segno contrario.

È interessante notare, dal punto di vista del mercato, che oggi anche negli Stati Uniti, se si considera un paniere di titoli che beneficiano della riapertura rispetto a un paniere di titoli che hanno invece tratto vantaggio dalla pandemia (potremmo definirli “stay-at-home” o “Covid -19 winners”), i beneficiari della riapertura non stanno più sottoperformando, ma non stanno nemmeno rimbalzando molto in termini relativi. In realtà oggi la visibilità è ancora molto bassa. I nuovi casi di Coronavirus a livello mondiale sono ancora in aumento, con 100-200.000 nuovi casi al giorno, e grandi Paesi come l’India e il Brasile non riescono ancora a tenere sotto controllo la situazione.  Questo perché le pandemie sono complicate, e molto difficili da eliminare quando le società devono trovare un compromesso tra i costi economici molto elevati dei lockdown e rischi di costi umani molto elevati.

Quello che anche noi sappiamo poco è il modo in cui la situazione politica evolverà negli Stati Uniti in vista delle elezioni americane; secondo i bookmaker, non solo Joe Biden ora ha preso il comando, ma anche le probabilità che i repubblicani mantengano la loro maggioranza al Senato sono nettamente diminuite. Pertanto una vittoria dei Democratici è diventata molto plausibile. Se questo dovesse accadere, allora sicuramente l’aumento dell’aliquota fiscale danneggerebbe gli utili societari e probabilmente gli investimenti in conto capitale. Ma mancano ancora quasi cinque mesi alle elezioni, quindi l’esito della partita è ancora incerto. Il futuro a breve termine potrebbe essere ancora una volta dominato dalla figura di Donald Trump che fa il gioco duro con i suoi partner commerciali, ritenendo che questa posizione lo favorisca politicamente. Di nuovo, ci troviamo di fronte a una radicale incertezza.

Dobbiamo essere consapevoli di questa ampia mancanza di visibilità per evitare di fare previsioni costruite sulla sabbia, ed è una motivazione in più a sostegno della nostra strategia di investimento. In sostanza, l’idea è proprio quella di attenerci alle nostre convinzioni: sul fronte azionario, titoli growth di elevata qualità con una comprovata resilienza dei loro modelli di business, e produttori di oro per affrontare il rischio macro a livello globale. E nel reddito fisso una maggiore esposizione all’Europa, con un posizionamento sia nel credito che nel debito periferico che ci permette di beneficiare del sostegno politico che ci viene offerto dall’allineamento senza precedenti dei messaggi di Christine Lagarde, Ursula von der Leyen e Angela Merkel.

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