Reddito fisso, tre esperti per fare il punto tra Usa, Europa ed Emergenti

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Marcello Astorri di Marcello Astorri 14 Agosto 2020 | 16:03

Cosa si muove sul mercato del reddito fisso? Tre esperti di Gam hanno provato ad analizzare tutti i fattori che stanno guidando i mercati in queste settimane: tra dollaro debole, recovery fund, inflazione e calo della produttività. Di seguito, vi proponiamo la loro analisi per fare il punto sul mondo del reddito fisso dei mercati sviluppati e dei Paesi emergenti.

Paul McNamara, direttore degli investimenti per le strategie valutarie e obbligazionarie Emerging Markets di GAM Investments

La debolezza del dollaro è positiva per i mercati emergenti, anche se lo consideriamo più un risultato della forza dell’Europa che di una reale debolezza degli Stati Uniti. Detto questo, l’emissione congiunta di obbligazioni europee è forse la notizia più positiva che l’Europa abbia ricevuto da molto tempo. La seconda ondata di infezioni sembra affievolirsi negli Stati Uniti, che hanno riaperto i battenti in anticipo. La questione principale, a nostro avviso, è la minaccia inflazionistica. Vediamo l’espansione dell’aggregato monetario ampio come un elemento naturale legato al lockdown. Gli impiegati, per la maggior parte, vengono ancora pagati, il che ha portato a un aumento del tasso di risparmio dovuto al fatto che i settori dei servizi non sono operativi, e il conseguente aumento dei depositi sta aumentando l’M2. Esiteremmo quindi a dire che si può fare affidamento sulla consueta correlazione tra aggregati monetari ampi e inflazione. I prezzi delle materie prime su base annua non inviano segnali di inflazione. Rimaniamo ragionevolmente rialzisti sull’asset class dei mercati emergenti locali.

Florian Komac, Investment manager debito europeo di GAM Investments

Abbiamo ricevuto un positivo flusso di notizie sul fronte macro, e la più importante è stato l’accordo dell’UE su un pacchetto di salvataggio inquadrato nella pianificazione fiscale fino al 2027. La componente Covid-19 di questo piano ammonta a 750 miliardi di euro – 390 miliardi di euro saranno erogati in sovvenzioni ai Paesi più duramente colpiti. Il resto sarà distribuito attraverso prestiti a basso interesse. Circa il 28% di questi 390 miliardi di euro saranno assegnati all’Italia. Questo denaro proverrà dall’UE che emetterà un’obbligazione a partire dal 2021 e fino al 2026, con l’obiettivo di rimborso entro il 2050. Il messaggio, che l’Europa sia in grado di agire come un tutt’uno durante una crisi, è complessivamente positivo e contribuisce all’unificazione dell’Europa e al progetto politico in corso. I dati flash sugli indici PMI hanno superato abbondantemente il 50 dopo aver raggiunto quota 40 a giugno, segno di una continua ripresa. Come risultato di tutte le notizie positive, gli spread IG che HY si sono fortemente ristretti. Rimane un livello di domanda repressa, quindi vedremo cosa succederà quando l’arretrato dei consumi sarà stato smaltito mentre crescono le ricadute del virus.

Adrian Owens, Investment director obbligazioni e valute di GAM Investments

Dal nostro punto di vista, nelle ultime settimane i mercati sono stati relativamente sottotono. Gli aggregati monetari continuano a crescere fortemente negli Stati Uniti, nell’area dell’euro, nel Regno Unito e persino in Giappone. Negli Stati Uniti, l’aggregato monetario M2 (il metodo di misurazione della massa monetaria di un’economia) era del 23% a giugno. Nel Regno Unito, i livelli dell’M4 si aggirano intorno al 12%. Anche nell’area dell’euro, l’M3 è superiore al 9%. Nel 2018/2019 si attestava generalmente intorno al 4,5% negli Stati Uniti e nell’area dell’euro. Nel complesso, l’ampia crescita monetaria in Giappone e in Asia sta raggiungendo livelli che non si vedevano dalla fine degli anni Ottanta. Se il rapporto tra la crescita dell’aggregato monetario e l’inflazione è impreciso e i ritardi sono variabili, tende ad essere abbastanza chiaro nel tempo. Sul fronte salariale, negli Stati Uniti abbiamo assistito a una piccola ripresa. Alla luce di alcune delle questioni legate al Covid-19, la produttività in molte aree è sotto pressione. Il calo della produttività implica costi unitari del lavoro più elevati, che per ora dovrebbero mitigare alcune delle pressioni disinflazionistiche dovute alla debolezza dell’attività economica. Anche se sembra improbabile che l’inflazione aumenti molto nei prossimi 18 mesi, sono state gettate le basi per una maggiore inflazione a medio termine. Il dollaro, nel frattempo, appare sempre più precario, a nostro avviso. In un’epoca in cui i tassi d’interesse sono vicini allo zero nel mondo sviluppato, anche la crescita relativa del denaro è un aspetto da tenere sotto controllo. Gli Stati Uniti vedono la loro crescita monetaria relativa superare il resto del mondo, il che, tra l’altro, continua a indicare una continua debolezza del dollaro.

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