Asset allocation, cosa sì e cosa no

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Avatar di Redazione 20 Ottobre 2020 | 14:35

Vi presentiamo di seguito un aggiornamento di asset allocation a cura di Michele De Michelis, Responsabile investimenti di Frame Asset Management, società specializzata nelle gestioni patrimoniali a ritorno assoluto.

In questo momento pandemia e investimenti sono due questioni strettamente collegate e l’atteggiamento dei governi, così come il comportamento della popolazione, saranno determinanti. Più che analisti finanziari in questo momento servirebbero antropologi. Se pensiamo al comportamento dei mercati quando finalmente a fine febbraio si sono resi conto dell’impatto che questo virus avrebbe avuto su produzione e consumi e di conseguenza sul PIL mondiale, direi che l’impatto potrebbe essere paragonabile a quello che provarono i poveri Troiani quando Ulisse li attaccò uscendo di notte con i soldati dal famoso cavallo di legno.

Stavolta invece banche centrali e governi di tutto il mondo sono pronti a resistere all’attacco e ne tengono monitorata costantemente l’evoluzione. Il grande problema è che, se fossimo costretti a dei   nuovi lockdown, il vero rischio lo correrebbero le piccole imprese, quelle che i radar dei mercati dei capitali non “catturano” in alcun modo, essendo tarati su numeri ben più alti. E che invece risultano fondamentali per il benessere e lo sviluppo economico di qualunque Paese. Con queste premesse, i vuoti d’aria che potremmo dover affrontare sui mercati finanziari nei prossimi mesi potrebbero essere meno violenti di quanto visto a marzo, a meno che la situazione non sfugga veramente di mano.

Motivo per cui credo che una percentuale di equity di qualità sia fondamentale nei portafogli, anche per coloro che vorrebbero avere solo obbligazioni, perché, purtroppo per loro, la strategia “solo bond” è sicuramente in leggera perdita, se fatta su scadenze brevi e potrebbe essere molto in perdita su scadenze lunghe, a meno che non si vada sui titoli high yield. Però a quel punto i rischi sarebbero molto simili a quelli dell’equity, senza poter contare su ritorni raffrontabili all’azionario.

Se proprio vi devo dire, le uniche obbligazioni che mi piacciono sono quelle dei mercati emergenti che presentano rendimenti positivi e in un contesto di debolezza strutturale del dollaro dovrebbero essere avvantaggiate. Anche i bond dei mercati di frontiera presentano un interessante profilo rischio/rendimento, seppur il peso in portafoglio debba essere necessariamente inferiore rispetto alle loro “sorelle maggiori “più liquide.

A breve ci saranno le elezioni americane e vedremo se ci sarà la svolta democratica che i sondaggi sembrano predire e i mercati gradire, sperando che non ci siano contestazioni post voto, visto che di dubbi ne abbiamo già e parecchi. In realtà, come abbiamo visto in passato, l’affidabilità dei sondaggi americani è spesso fallace, quindi eviterei di dare per scontato qualcosa che non lo è affatto. Dobbiamo abituarci a vivere sempre di più nell’incertezza di qualsiasi cosa e cercare di pensare con la nostra testa in tutte le situazioni, rispettando le regole di buon senso senza credere a tutto quello che ci propinano.

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