Mercati, le sfide globali del 2021 viste da M&G

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Avatar di Redazione 18 Dicembre 2020 | 11:04

Di seguito un commento sul 2021 a cura del gestore obbligazionario di punta di M&G Investments, Jim Leaviss, gestore del fondo M&G (Lux) Global Macro Bond

L’attuale scenario caratterizzato da bassi tassi d’interesse rappresenta la sfida più grande per gli investitori obbligazionari. Con un approccio flessibile e diversificato è comunque possibile “catturare” sacche di valore interessanti sui mercati globali e stimare di volta in volta il valore relativo di titoli di Stato e titoli indicizzati all’inflazione, obbligazioni societarie e dei mercati emergenti. Mai sottovalutando l’impatto che la crisi legata al Coronavirus continua ad avere sul futuro dell’economia globale.

Uno sguardo al 2021: mercati emergenti e valute

In vista del prossimo anno, la nostra view rimane costruttiva sulle valutazioni a lungo termine di selezionati mercati del debito emergente, in considerazione di fattori quali i rendimenti reali offerti da molti Paesi in via di sviluppo. Inoltre, i rendimenti bassi o negativi nei mercati sviluppati hanno contribuito a rendere più attraenti i rendimenti più elevati che le obbligazioni dei mercati emergenti possono ancora offrire. Pur non escludendo che il tasso di insolvenza in queste aree possa crescere, non mancano a nostro avviso opportunità in grado di compensare adeguatamente il rischio. Non di meno, gli emergenti continuano a competere favorevolmente con i Paesi sviluppati su aspetti quali le previsioni di crescita economica e il rapporto debito/PIL.

Anche l’investimento in valute, in quanto estensione naturale dell’investimento obbligazionario, offre del potenziale per aggiungere valore alla performance. Ci approcciamo alle valute esaminando la loro attrattiva relativa e tenendo presenti indicatori quali i flussi di capitale, la crescita economica, i saldi delle partite correnti, la politica monetaria, i tassi di cambio reali e la parità di potere d’acquisto. Nel fare ciò, guardiamo i valori relativi delle valute e come evolvono, scegliendo di detenere solo quelle che ci aspettiamo diano buoni risultati in termini di performance.

La performance nei mercati valutari globali e’ stata influenzata da alcuni fattori. La corona norvegese e il dollaro canadese, ad esempio, hanno tendenzialmente mostrato una correlazione positiva con il prezzo del petrolio e con l’inflazione. Questo potrebbe portarci a tenerle in portafoglio insieme alle obbligazioni inflation linked, cercando al contempo di aumentare la sensibilità all’inflazione del fondo.

Il dollaro USA e lo yen giapponese, sono generalmente visti come valute “risk-off”, che tendono a performare bene in periodi di stress del mercato.

Tenendo a mente queste considerazioni, guardiamo sempre alle valute nel contesto degli altri asset in portafoglio e scegliamo un posizionamento valutario non solo come mezzo per cercare di generare rendimenti, ma anche come modo per gestire e diversificare il rischio.

Investimenti obbligazionari alle prese con il ritorno alla “normalità”

Gli sviluppi riguardanti il vaccino anti-Covid sono incoraggianti per accelerare il ritorno alla normalità: l’anno prossimo potremmo vedere un forte rimbalzo dell’attività economica. Questo potrebbe avere implicazioni significative sui mercati del reddito fisso. Ad esempio, i tassi d’interesse negativi negli Stati Uniti appaiono ora uno scenario improbabile, e prevediamo prossimi movimenti al rialzo piuttosto che al ribasso. Per questi motivi ci manteniamo cauti dal punto di vista della duration. Allo stesso tempo, riteniamo che molti dei trend a lungo termine che hanno spinto i rendimenti al ribasso negli ultimi 30 anni rimangano in atto, come l’invecchiamento della popolazione, gli sviluppi tecnologici e la globalizzazione, per cui non ci aspettiamo un aumento significativo dei rendimenti dei titoli di Stato. Rimarremo quindi flessibili per aggiungere duration laddove vediamo valore interessante.

Pur considerando le notizie sui vaccini come uno sviluppo positivo, l’economia globale ha dinnanzi a sé una serie di sfide significative. Nel complesso quindi manteniamo una posizione abbastanza difensiva, con un’allocazione forte sul debito governativo. Stiamo inoltre riducendo l’esposizione alle obbligazioni societarie – in particolare al credito high yield – dato il recente restringimento degli spread creditizi e le difficoltà economiche causate dalla pandemia. Tuttavia, riteniamo che si possa trovare ancora valore all’interno dei mercati obbligazionari globali e manteniamo una prospettiva costruttiva su una serie di mercati emergenti.

Cosa aspettarsi dalle banche centrali e dall’inflazione

Crediamo che le banche centrali mondiali continueranno a sostenere i mercati obbligazionari, mantenendo i tassi di interesse bassi e estendendo i programmi di QE. Sebbene secondo noi un modesto aumento dei tassi non sia da escludere con la ripresa della crescita economica del prossimo anno, non prevediamo in alcun modo che i tassi tornino vicini ai loro massimi storici. A questo proposito non ci aspettiamo il ritorno a una normalizzazione della politica monetaria in tempi brevi. Pur rimanendo per il momento prudenti dal punto di vista della duration, potremmo benissimo approfittare di un eventuale futuro aumento dei rendimenti per aggiungere un certo rischio di duration laddove riscontrassimo valore.

Sul breve termine, la pandemia sembra aver avuto un impatto deflazionistico, con una domanda significativamente ridotta che ha più che compensato qualsiasi fattore dal lato dell‘offerta. Il prossimo anno l’inflazione è destinata a crescere, di pari passo con la ripresa delle economie e il rilancio dei consumi. Siamo anche consapevoli dell’impatto potenzialmente inflazionistico degli enormi livelli di stimolo fiscale da parte dei governi di tutto il mondo. Di conseguenza, manteniamo una certa esposizione legata all’inflazione, ad esempio attraverso un’allocazione sui TIPS statunitensi, che secondo noi rappresentano un interessante strumento di protezione dall’aumento dell’inflazione negli Stati Uniti. Detto ciò, pensiamo che molte delle forze sottostanti che hanno mantenuto l’inflazione bassa negli ultimi due decenni resteranno in vigore e il nostro scenario di base è che l’inflazione rimanga relativamente contenuta nei prossimi anni.

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