Credit Suisse: perchè le nuove regole Bce sulle sofferenze spaventano le banche italiane

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di Luca Spoldi 5 Ottobre 2017 | 12:08

CREDIT SUISSE: COSA CAMBIA PER LE NPE – Quali saranno le implicazioni per le banche europee, e per quelle italiane in particolare, derivanti dall’implementazione delle nuove regolamentazioni della Bce in materia di esposizione alle sofferenze (Npe)? Secondo Carlo Tommaselli, analista Ue Banks di Credit Suisse, esse sono potenzialmente negative. La Bce, ieri, ha rilasciato un nuovo documento in consultazione che fornisce delle indicazioni quantitative per quanto riguarda la politica di accantonamenti prudenziali delle banche.

REGOLE VARRANNO DAL 2018 – Le nuove linee guida andranno in vigore per le sofferenze che si genereranno a partire dal primo gennaio 2018 e non sono strettamente vincolanti, ma le banche che non dovessero applicarle dovrebbero motivare il loro disallineamento. Tra le novità introdotte, il concetto di “Npe vintage” ossia l’ammontare di giorni a partire dal quale un’esposizione è stata classificata come “non performing”, senza tener conto delle diverse tipologie di crediti deteriorati (e dunque fin dalla classificazione di un prestito come inadempienze probabili (“unlikely to pay”). Questo potrebbe indurre ad alzare il grado di coperture sui crediti classificati come inadempienze probabili e scaduti.

LENTEZZA RECUPERO CREDITI PESA SU BANCHE ITALIANE – Per le nuove Npe la Bce chiede alle banche di calibrare la copertura (“calendar provisioning”) sulla base dei collaterali e del vintage delle Npe stesse. Le Npe “unsecured” (prive di garanzia) dovrebbero essere coperte al 100% entro due anni, quelle “secured” (assistite da garanzie) entro sette anni. Lo scopo della Bce è quello di evitare il risorgere di situazioni di livelli elevati di Npe e la misura viene introdotta ora, in fase di crescita economica (e di calo delle Npe) per evitare di risultare proattiva e quindi deleteria. Tuttavia nota Tommaselli, il “calendar provisioning” stride contro la lentezza del processo di escussione dei crediti in Italia.

PROBABILE ULTERIORE RIALZO DELLE COPERTURE – L’effetto netto delle nuove regolamentazioni potrebbe dunque essere negativo per le banche italiane che presentano ancora un elevato livello di Npe (16% complessivamente) ed hanno un basso grado di copertura di inadempienze probabili (36%) e scaduti (26%) e che potrebbero essere costrette a procedere a nuove cartolarizzazioni di crediti deteriorati per rientrare nei rapporti di riserve/sofferenze previsti. Gli investitori sembrano condividere le preoccupazioni degli analisti e dopo aver già ieri penalizzato i titoli bancari italiani anche oggi continuano a inviare ordini di vendite, tanto che in tarda mattinata Ubi Banca perde il 2,5%, Bper Banca sfiora il -2%, Banco Bpm cede oltre l’1,5%, Intesa Sanpaolo oscilla attorno al -1,4%, mentre Unicredit limita i danni oscillando attorno a -0,9%.

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