Fondi pensione negoziali: i gestori cercano investimenti alternativi

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di Luca Spoldi 19 Ottobre 2017 | 11:58

IL PATRIMONIO ORMAI SFIORA I 46 MILIARDI – Forse non tutti sanno che sono 36 i fondi pensione negoziali ancora attivi in Italia (rispetto ai 42 esistenti nel 2007), arrivati ormai a quasi 2,6 milioni di iscritti e con un patrimonio complessivo che supera i 45,9 miliardi di euro (contro i 42,55 miliardi del 2015 e gli 11,6 miliardi del 2007). I dati emergono dal quarto report annuale del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali dedicato agli “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2016”.

RENDIMENTI MODESTI MA SUPERIORI AL TFR – I fondi negoziali nel 2016 hanno reso mediamente il 2,7%, esattamente come l’anno precedente, in netto calo rispetto al 7,3% di rendimento ottenuto nel 2014. A tre anni il rendimento medio cala così al 4,2%, mentre a 5 anni è pari al 5,2% e a 10 anni al 3,3%. Può sembrare un risultato poco eclatante, ma se confrontato col rendimento del TFR (+1,5% nel 2016, +1,2% l’anno precedente, +1,4% a 3 anni, +1,7% a 5 anni e +2,3% a 10 anni) è comunque un risultato positivo.

GESTORI CERCANO INVESTIMENTI ALTERNATIVI – Il perdurare della fase di bassi tassi obbligazionari dovrebbe peraltro spingere i responsabili istituzionali alla ricerca di nuove asset class che possano generare rendimenti maggiori: di fatto secondo le indagini di Itinerari Previdenziali, quasi l’85% dei gestori prevede di rivedere l’asset allocation del proprio fondo con l’inserimento di investimenti alternativi, con modifica dei mandati sempre più a ritorno totale e multi asset. Un processo che resta comunque lento anche per le complesse procedure di governance dei fondi.

ECONOMIA REALE PESA APPENA IL 2,5% – Gli investimenti in “economia reale” nonostante le annose discussioni resta al momento meno che residuale: solo il 2,5% del patrimonio dei fondi pensione negoziale è infatti investito in azioni italiane o obbligazioni corporate, mentre resta elevata, mediamente sopra il 70%, l’investimento in forme obbligazionarie (tra cui le polizze, che normalmente detengono quote di azioni non rilevanti, sottolineano nel report gli esperti di Itinerari Previdenziali).

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