Asset allocation: ecco l’alternativa all’azionario secondo NS Partners

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di Redazione 10 Ottobre 2022 | 12:31

Negli ultimi due anni il taglio dei tassi e l’eccesso di liquidità immessa dalle banche centrali hanno progressivamente appiattito i rendimenti obbligazionari, portando gli investitori a lanciarsi sulle più rischiose azioni, al grido Tina “there is no alternative”. Tuttavia nel 2022 i mercati obbligazionari hanno subito delle perdite a doppia cifra: l’indice globale infatti, il Barclays Global Investment Grade Aggregate €, nei primi nove mesi dell’anno ha perso il -13.5%. Oggi lo scenario è cambiato radicalmente: l’esplosione dell’inflazione e il conseguente inasprimento delle politiche monetarie hanno sovvertito la rotta, causando la repentina risalita dei rendimenti obbligazionari.

Di fronte a questa situazione, ecco di seguito la view di Giacomo Calef, Country manager di NS Partners.

Nel mercato obbligazionario i rendimenti stanno diventando interessanti e per i principali titoli di Stato (al 06.10.2022) troviamo:

Scadenze

Rendimento BTp

Rendimento Bund

Rendimento Treasury

2 anni

2,8%

1,7%

4,19%

5 anni

3,68%

1,94%

4,04%

10 anni

4,4%

2,07%

3,79%

 

 

 

 

 

 

 

Osservando la tabella si può notare come gli yield siano aumentati significativamente anche sulle brevi scadenze; addirittura in America la curva dei rendimenti si è invertita per l’arrivo di una possibile recessione. Detto ciò, una possibile allocazione efficiente della liquidità potrebbe essere quella di investire in più tranche anche in titoli di Stato, portando a scadenza i bond acquistati, per poter proteggersi, nel durante, dalla volatilità di prezzo. Ovviamente se si acquistano treasury in dollari, sarà necessario anche tenere in considerazione del rischio di cambio, componente che aumenta notevolmente il rischio di portafoglio.

Se si considerano invece le obbligazioni societarie, risultano molto interessanti i titoli Investment Grade, ovvero quelle con rating BBB- o superiore, emesse da emittenti la cui solidità patrimoniale risulta elevata; infatti pur incorporando un moderato rischio, offrono anch’esse rendimenti più alti rispetto agli scorsi anni.

Sul segmento delle obbligazioni societarie si osserva infatti:

Scadenze

Rendimento medio obbligazioni societarie

51-5 anni

4,9%

Di conseguenza, considerando che il rendimento degli utili dell’S&P 500, ovvero il rapporto tra gli utili generati dalle società dell’indice rispetto al loro prezzo, è pari a circa il 5,8% e gli elevati rendimenti obbligazionari degli ultimi mesi, anche il mercato obbligazionario corporate può essere un’ottima alternativa rispetto all’azionario. Risulterà fondamentale sulle obbligazioni societarie, non solo optare per obbligazioni Investment Grade, ma cercare anche di ridurre ulteriormente il rischio, diversificando anche in settori e Paesi differenti.

Cina, una scommessa o terra di opportunità?

La Cina, considerata una delle maggiori aree economiche mondiali, ha registrato una crescita del Pil molto più debole rispetto a quella prevista, la cui stima era del 5,5% a inizio anno. La sua riduzione è in larga parte dovuta ai timori per una recessione globale, agli effetti duraturi della pandemia e alla politica zero Covid. Le ferree misure di sicurezza hanno infatti, rallentato la crescita e la produzione, facendo salire il tasso di disoccupazione (quella giovanile è oggi stimabile attorno al 20%). Inoltre non bisogna trascurare che il 28% del Pil cinese dipende dal mercato immobiliare; quest’ultimo negli ultimi anni è in forte sofferenza. Infatti a causa dei ritardi nell’esecuzione dei lavori, con gli acquirenti di case che non vogliono più pagare i mutui, i prezzi degli immobili sono crollati del 15% negli ultimi tre anni.

Andamento Pil Cina

Nonostante l’attuale rallentamento economico, la Cina ha registrato lo scorso giugno un surplus commerciale (differenza tra valore delle esportazioni e delle importazioni) pari a 100 miliardi di dollari circa, il valore più elevato di sempre. L’export è infatti salito a 331 miliardi, il 18% in più di giugno 2021. Ad aiutare il boom dell’export sono stati principalmente un aumento della domanda di prodotti elettronici e delle auto (+ 30%). Gli economisti temono, tuttavia, che la Cina possa aver raggiunto la fine di questo periodo di rapida crescita delle esportazioni. Infatti, nonostante i costi di spedizione dei container si siano ridotti, i consumatori americani ed europei, alle prese con economie deboli, stanno riducendo gli acquisti di beni (anche importati), causando quella che potrebbe diventare una contrazione delle esportazioni. Nonostante ciò, un ulteriore aspetto a favore dell’economia cinese da non trascurare, è il fatto che Xi Jinping voglia trasformare il Renminbi in una vera valuta di riserva, proprio come il Dollaro. Per questo, durante la pandemia, la Cina ha preferito contenere lo stimolo monetario piuttosto che inondare di liquidità il mercato, come ha fatto l’Occidente. La strategia ha funzionato visto che il peso del renmimbi sulle transazioni internazionali è salito dall’1 per cento del 2018 al 3% circa attuale seppur ben lontano dal 41 per cento del dollaro e dal 37% dell’euro. Gli ultimi due anni sono stati però molto difficili per le società cinesi, in particolare quelle tecnologiche, con l’indice Hang Seng Tech che ha perso il 50% circa dai massimi di Febbraio 2021.

A zavorrare le società sono stati: la regolamentazione sulle azioni tech, il rischio di delisting delle società cinesi dai listini americani e lo scarso stimolo monetario realizzato dalla Banca del Popolo.

Ora sarà fondamentale capire quali saranno i nuovi futuri scenari del Paese, che trapeleranno durante il ventesimo congresso del Partito Comunista cinese, che inizierà domenica 16 ottobre, a Pechino.

 

 

 

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