Mercato azionario Usa in ascesa da nove anni

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di Finanza Operativa 13 Marzo 2018 | 14:00

A cura di Larry V Adam, CIO and Chief Investment Strategist – WM Americas, Deutsche Bank WM
Il 9 marzo 2018 il rialzo pressoché ininterrotto del mercato azionario statunitense ha festeggiato il suo nono compleanno. In questo periodo l’indice S&P 500 ha guadagnato circa il 300%. Si tratta del secondo rialzo più lungo della storia (quello dal 1987 al 1998 durò 10,70 anni) ed è molto superiore alla media di circa quattro anni. Il rendimento medio su base annua dell’indice S&P 500 (16%) si situa nel 99° percentile dei periodi mobili novennali.
Tuttavia è difficile sostenere che l’unico fattore della performance sia stata l’espansione economica, il cui andamento non è stato altrettanto brillante: dal 2009 a oggi l’incremento reale del PIL statunitense è stato di un modesto 2% annuo, molto al di sotto della media storica del 3,10% registrata dal 1966. La buona notizia è che la crescita sembra accelerare il passo sull’onda dell’aumento della spesa per i consumi e degli investimenti delle aziende.
Il 14 marzo sarà diffuso il dato delle vendite al dettaglio e una serie di altre rilevazioni nel settore manifatturiero dovrebbero confermare la prosecuzione di una crescita robusta dell’economia. Qui di seguito ricordiamo alcuni altri fattori determinanti della performance della Borsa negli ultimi nove anni.
1. La politica monetaria Gran parte del merito va al lavoro di fondo svolto dalla politica monetaria espansiva della Federal Reserve, che dal 2009 ha aggiunto al suo bilancio 2.500 miliardi di dollari (+132%). Anche se la politica accomodante della banca centrale ha mantenuto il tasso d’interesse prossimo ai minimi storici, l’aumento deciso dalla Fed a dicembre 2017 è stato il quinto dell’attuale fase espansiva e nel 2018 si prevedono altri tre rialzi. I dati dell’inflazione che saranno pubblicati la prossima settimana (inflazione dei prezzi al consumo e alla produzione e prezzi delle importazioni ed esportazioni) ci faranno capire fin dove potrà  giungere la flessibilità della Fed via via che l’inflazione si consoliderà.
2. I tassi d’interesse contenuti Nonostante l’uscita da una recessione nel 2009, dopo essere sceso fino all’1,38%, il rendimento del titolo di Stato decennale (il Treasury) ha compiuto un giro completo tornando all’incirca sui livelli del 2009. Un altro effetto dei bassi tassi d’interesse è stata la migrazione degli investitori verso il settore azionario alla ricerca di rendimenti più soddisfacenti. Mentre i rendimenti dei Treasuries hanno registrato modeste variazioni, gli spread delle obbligazioni ad alto rendimento sono notevolmente diminuiti (-1.529 punti base) di pari passo con il netto calo della percentuale di inadempienze (-540 punti basse).
3. I colossi della tecnologia Dal 2009 il settore tecnologico ha generato circa il 28,10% della performance azionaria complessiva grazie alla progressiva affermazione di Apple, Google, Facebook, Amazon e di altre grandi aziende tecnologiche, che si è rivelata un fattore determinante per la performance. Inoltre il settore tecnologico ha offerto un contributo di rilievo all’aumento degli utili, realizzando il 23% di tutti quelli generati dall’indice S&P 500, dunque in  netto aumento rispetto al 15% del 2009. Negli Stati Uniti il rialzo è stato guidato dai settori ciclici, che da soli valgono il 67% del rendimento totale dell’indice S&P 500.
4. L’aumento degli utili Dal 2009 gli utili dell’indice S&P 500 misurati ogni 12 mesi sono aumentati di circa il 137%. Dato l’aumento dei multipli di valutazione, è importante la capacità dimostrata dagli utili di mantenere l’accelerazione sull’onda della riforma tributaria e della solidità dell’economia internazionale. Tuttavia i titoli azionari non appaiono eccessivamente costosi considerando l’accelerazione degli utili, i bassi tassi d’interesse, l’aumento consistente dei dividendi e la ripresa dei riacquisti di azioni proprie da parte delle aziende.
In conclusione, considerata la nostra previsione di un robusto andamento dell’economia (con probabilità di recessione inferiori al 5%) e l’accelerazione dell’aumento degli utili (gli analisti prevedono per il 2018 un incremento degli utili dell’indice S&P 500 intorno al 19%), crediamo che a marzo, quando gli mancheranno appena 8 mesi per mettere a segno il rally più lungo della storia, l’ascesa del mercato azionario potrà puntare a festeggiare il suo decimo compleanno.

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