Rallentamento di metà ciclo, non recessione: la view di Syz Am

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di Finanza Operativa 30 Aprile 2018 | 16:30

A cura di Fabrizio Quirighetti, CIO Co-Head of Multi-Asset , Syz Asset Management
Vi sono molti motivi per essere prudenti, il che spiega il difficile scenario di mercato attuale, fra gli altri lo scandalo dei dati di Facebook, le tensioni commerciali, l’inasprimento delle politiche monetarie e i dati economici più deboli. Sebbene i tassi d’interesse in rialzo e il rallentamento delle dinamiche di crescita nei mercati sviluppati non sorprendano veramente, la combinazione di questi due elementi ha generato un contesto di mercato più fragile rispetto al perfetto scenario di economia in crescita moderata dello scorso anno. In tale contesto, un’escalation nell’imposizione di dazi doganali a scopo ritorsivo è certamente la maggiore preoccupazione dei mercati.
Sinora, il peggioramento dei dati non è tale da far deragliare la crescita globale; a nostro avviso, gli Stati Uniti (ossia il presidente Trump), la Cina e gli altri principali partner economici non hanno alcun vero incentivo a iniziare una guerra commerciale che sarebbe indubbiamente deleteria per tutti. In altre parole, la retorica è facile. Più positivamente, le preoccupazioni sull’inflazione sono diminuite, avallando in una certa misura la nostra decisione tattica di rivedere al rialzo la duration a lieve avversione il mese scorso. Manteniamo questo orientamento, poiché nelle prossime settimane si potrebbe produrre ancora qualche rialzo, in particolare alla luce del miglioramento delle valutazioni dei titoli di Stato dalla fine dello scorso anno.
Tuttavia, nel medio termine il quadro permane difficile, in quanto prima o poi potrebbero riaffacciarsi i timori sull’inflazione e le aspettative sul ciclo di inasprimento della banca centrale potrebbero cambiare. Sul fronte del reddito fisso, la nostra lieve preferenza per il debito dei mercati emergenti è stata rafforzata dal miglioramento delle valutazioni sia assolute che relative, in particolare rispetto al credito. Inoltre, nelle economie emergenti è in atto una fase di crescita moderata a fronte del contesto economico in miglioramento, e ulteriori misure di allentamento monetario dovrebbero sostenere un rimbalzo lento e graduale della crescita.
Tuttavia, le obbligazioni dei mercati emergenti, in particolare in valuta locale, potrebbero essere esposte a qualche pressione in vista del prossimo rialzo dei tassi da parte della Fed e/o da un rimbalzo del dollaro; di conseguenza, manteniamo un atteggiamento tattico e selettivo su questa classe di attivi.
Per quanto riguarda il mercato azionario, le potenziali difficoltà a livello normativo per alcune grandi aziende del settore tecnologico hanno prodotto nel mercato un diffuso senso di delusione nei confronti delle società leader di mercato. Queste incertezze pesano sulla nostra analisi delle valutazioni, in particolare per quanto riguarda i titoli dei giganti del settore. Tuttavia, non ci troviamo più in una bolla speculativa delle dot. com, oggi la maggior parte delle società del settore tecnologico evidenzia una robusta crescita degli utili e una forte generazione di flussi di cassa. Lo stesso si potrebbe dire per il resto dei mercati azionari; da febbraio si registra un chiaro cambiamento nel regime della volatilità, anche se le stime sulla crescita degli utili societari sono nettamente aumentate dalla fine dello scorso anno. Il complesso dilemma che gli investitori devono affrontare è un contesto economico attualmente molto favorevole, di cui si prevede un deterioramento in futuro. Il difficile, però, è prevederne l’entità e la tempistica.
A nostro avviso, si tratta più di un rallentamento di metà ciclo che di una recessione. D’altra parte, le valutazioni elevate non lasciano molto spazio per assorbire le incertezze esterne o politiche, come ad esempio una guerra commerciale in piena regola, che potrebbe rappresentare una seria minaccia per lo scenario macroeconomico. Anche se è difficile che le cose restino come sono attualmente (nel senso che la volatilità genera anche impatti ritardati), ribadiamo la nostra leggera propensione al rischio, poiché restiamo del parere che il recente movimento negativo sia una correzione, piuttosto che ’inizio di un ciclo di mercato ribassista. La primavera potrebbe portare un po’ di speranza.

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