Ricambi di valore

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di Finanza Operativa 27 Giugno 2018 | 10:30

A cura di Marco Caprotti, Morningstar
Fattori politici e trasformazioni tecnologiche stanno cambiando il quadro del settore automotive. Da una parte ci sono, negli Stati Uniti, i controversi dazi alle importazioni di auto straniere proposti dal presidente, Donald Trump. Dall’altra si trovano gli sviluppi tecnologici legati alle auto a guida autonoma e ai veicoli elettrici. “Una serie ininterrotta di elementi innovativi e di sviluppi, anche legislativi, continuano a cambiare lo scenario nel quale si muovono le aziende del settore e gli investitori”, spiega Vikrham Barhat, analista di Morningstar. “Ci sono segnali, tuttavia che il comparto stia uscendo più forte di prima da tutto questo”.
L’area da guardare restano gli Stati Uniti, dove le vendite di veicoli nel primo trimestre, secondo la National Automobile Dealers Association (che raccoglie i rivenditori Usa), sono salite di oltre il 2% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. In Europa, invece, secondo i dati dell’Acea (l’associazione dei costruttori del Vecchio continente) nel primo quarter il progresso è stato dello 0,6%
In Borsa, l’indice Msci Automobile (in euro), dopo un 2016 praticamente piatto nel 2017, ha segnato +7,7% e, da gennaio, ha guadagnato quasi l’1%. Il sottopaniere dedicato ai produttori di componenti dopo un 2016 difficile (-2,06%), l’anno scorso ha corso molto (+17%) per poi tornare a indebolirsi da gennaio (-3%).
Indice Msci Autoparts
autoparts

Dati in euro aggiornati al 22 giugno 2018
Fonte: Morningstar Direct
Rivenditori deboli
Il segmento dei pezzi di ricambio, il cui destino è legato all’andamento delle quattroruote, è stato interessato dal recente indebolimento dell’industria dell’auto. “Ne è risultato un ribasso dei titoli rispetto ai massimi toccati a gennaio che ha creato sconti interessanti per gli investitori”, spiega Barhat. In questo settore c’è però una nicchia che in Borsa l’anno scorso ha avuto una spallata dalla quale sta faticando a riprendersi: quello dei rivenditori di pezzi di ricambio.
A dare il via alla discesa era stata la notizia che Amazon sarebbe entrata, con modalità tutte sue, in questo mercato. “Ma questo business ha delle caratteristiche peculiari che un’azienda come quella di Jeff Bezos difficilmente riuscirebbe a replicare o migliorare”, dice Barhat. “I proprietari di auto, ad esempio, possono diventare molto selettivi ed esigenti quando si tratta di un pezzo di ricambio e non è detto che si accontentino di un prodotto a basso costo. Sono poi abituati a rifornirsi nei loro negozi di fiducia. Dal punto di vista degli investitori, invece, ci si trova di fronte a una buona opportunità in un comparto controllato da poche società in grado di mantenere la posizione di mercato a prescindere dal ciclo economico e che possono crescere più velocemente dei loro rivali più piccoli. Nomi come Autozone, Advance Auto Parts e Genuine Parts hanno sconti che vanno dal 6% al 12% rispetto alle stime di fair value di Morningstar”.

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