Emergenti est Europa, Polonia in lieve ripresa e crescita robusta Ungheria

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di Gianluigi Raimondi 26 Marzo 2019 | 17:30

A cura del Team mercati emergenti di Raiffeisen Capital Management

La produzione industriale e le vendite al dettaglio in Polonia sono evidentemente di nuovo accelerate a gennaio, dopo l’improvviso rallentamento di dicembre. Nel frattempo, alti esponenti politici del partito al governo PiS (Diritto e Giustizia), hanno annunciato nuovi programmi sociali, tra cui un aumento dei finanziamenti per la nascita del primo figlio, un contributo complementare una tantum per i pensionati nonché sgravi fiscali per determinate fasce di popolazione. Il volume totale delle misure dovrebbe essere compreso tra 7 e 9,5 miliardi di euro.

Nella Repubblica Ceca, l’inflazione è aumentata inaspettatamente, del 2,5% p.a. circa a gennaio, trainata soprattutto da affitti più alti e da aumenti dei prezzi per acqua, energia e carburante. I socialdemocratici, partner minori nell’attuale coalizione di governo, vorrebbero introdurre una speciale tassa bancaria per finanziare i programmi sociali e prepararsi per un rallentamento economico. Tuttavia, il premier Babis in passato aveva respinto in modo chiaro un aumento delle imposte.

Nonostante la robusta crescita, in Ungheria la banca centrale non ha ritenuto necessario modificare i tassi guida a febbraio. Nel frattempo, il premier Orban si è di nuovo scontrato con il presidente della Commissione UE Juncker e l’influente miliardario Soros. In una grande campagna pubblicitaria, il governo di Budapest accusa Soros e la Commissione UE di promuovere in modo mirato e intenzionale l’immigrazione nell’UE e poi imporla agli Stati membri contro la loro volontà. Gli attacchi diretti a Juncker potrebbero diventare un banco di prova per il gruppo del Partito popolare europeo (PPE) nel Parlamento UE, e questo poco prima delle previste elezioni europee. Al PPE appartengono sia il Partito popolare cristiano sociale di Juncker che il partito Fidesz di Orban.

I mercati azionari dei tre paesi sono stati poco omogenei a febbraio. I corsi a Praga e Budapest sono saliti rispettivamente del 2,7% e dell’1,3%, mentre la borsa di Varsavia ha chiuso con un meno 2,2%.

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