Intesa Sanpaolo resterà a guardare o prenderà parte al risiko?

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di Max Malandra 29 Aprile 2019 | 10:00

Settimana pasquale sottotono per Intesa Sanpaolo, che cede il 2,4% e vede la capitalizzazione scivolare esattamente sulla soglia dei 40 miliardi di euro, tra voci di un possibile coinvolgimento nel risiko bancario che sembra destinato a riprendere vigore in Italia e in Europa da qui all’anno prossimo. Mentre l’istituto guidato da Carlo Messina si è chiamato fuori dai giochi per un’eventuale acquisizione di Commerzbank, l’operazione potrebbe comunque avere conseguenze nel caso in cui a rilevare il controllo della seconda banca tedesca fosse Unicredit, magari in vista di una successiva integrazione con Societe Generale.

In quel caso, sostengono molti analisti a Piazza Affari, Messina, che pure ha più volte smentito alcun interesse a nuove acquisizioni in Italia o all’estero se non in settori specifici come il private banking, potrebbe tornare a crescere in Italia, marcando ancora più le differenze dal gruppo guidato da Jean-Pierre Mustier. L’operazione non potrebbe comunque riguardare, né per tempi né per dimensioni, Banca Carige, per la quale si profila sempre più un coinvolgimento del fondo BlackRock e un nuovo intervento dello schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi attraverso la conversione parziale o totale del prestito da 320 milioni di euro in equity.

In compenso a Piazza Affari negli ultimi giorni ha ripreso a circolare la voce di un possibile interesse per Ubi Banca, sempre che l’istituto guidato da Victor Massiah non faccia a sua volta rotta per un’eventuale matrimonio “alla pari” con Banco Bpm, visto che dopo un calo rispettivamente del 37% e del 33% nell’ultimo anno entrambi gli istituti valgono 3,1 miliardi di capitalizzazione. Un’ipotesi finora sempre smentita dai fatti ma che stavolta potrebbe farsi concreta e forse comprendere, in un secondo tempo, anche Bper Banca (2 miliardi di capitalizzazione).

In questo caso Messina potrebbe rivolgere le sue attenzioni a Mps, dove il Tesoro è primo azionista col 68,5% da oltre un anno ma in teoria dovrebbe uscire a fine 2021 per rispettare gli impegni presi in sede Ue. Una data certa per il disimpegno del Tesoro tuttavia al momento non esiste ancora e questo lascia aperta ogni ipotesi, compresa quella di un eventuale “spezzatino” delle attività dell’istituto senese di cui potrebbe approfittare Intesa Sanpaolo per qualche acquisizione “mirata”.

Sia come sia, nel caso di una ripresa del processo di concentrazione del settore bancario italiano ed internazionale è difficile pensare che Intesa Sanpaolo starà a guardare. Per il momento le suggestioni legate al tema del risiko bancario restano sullo sfondo, ma attorno al titolo (che oscilla ancora un 28% al di sotto dei livelli di 12 mesi fa) l’interesse sta comunque crescendo, con gli analisti tecnici di Websim che indicano un obiettivo a brevissimo termine sui 2,4 euro per azione, allineato al target price di consenso (2,38 euro per azione) indicato dagli analisti fondamentali che seguono il titolo.

Prima però il titolo dovrà superare resistenze attorno ai 2,32-2,35 euro per azione, con supporti che in caso di ulteriore discesa sono individuati in area 2,25 e poi a 2,10 euro per azione. Ad aiutare il titolo e più in generale il settore bancario potrebbe infine essere la conferma da parte di Standard & Poor’s del rating sovrano italiano, che sta facendo riaffiorare acquisti sui Btp italiani col decennale che a inizio settimana vede il rendimento ridiscendere dal 2,59% di venerdì al 2,52%-2,54%.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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