Il cobalto, non più redditizio, penalizza Glencore

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Avatar di Gianluigi Raimondi 8 Agosto 2019 | 13:30

Glencore, colosso svizzero delle materie prime con sede a Baar nel canton Zugo ma quotata in Borsa sul listino di Londra, ha annunciato a margine della pubblicazione dei risultati semestrali che entro fine anno e fino al 2021 sospenderà le attività estrattive della miniera di Mutanda, nella Repubblica democratica del Congo. I 3000 collaboratori locali continueranno a essere impiegati in compiti di manutenzione, così da essere pronti per una futura riapertura che dovrebbe garantire “una seconda vita” di una ventina di anni all’impianto, ha assicurato l’ad Ivan Glasenberg.

Mutanda, come riportato dal sito web della Rsi, è il primo sito di produzione mondiale del cobalto – da lì arriva un quinto di quello immesso sul mercato – ma il minerale (usato in particolare nella produzione di batterie) non è più considerato redditizio. Da un lato il Paese africano ha imposto una tassa del 10%, nel tentativo di ricavare un profitto dalle sue risorse naturali, dall’altro il prezzo è precipitato a meno di 30 dollari al chilo (in passato aveva raggiunto i 100).

Scommettendo sul boom delle auto elettriche, molti investitori si erano lanciati in questo settore, ma questo ha generato un eccesso di produzione che ha fatto scendere il valore della materia prima.

Questa e altre difficoltà in Africa hanno pesato sui conti: nei primi sei mesi l’utile netto è stato di 226 milioni, in calo del 90%. Altro punto negativo evidenziato, il numero eccessivo di incidenti con esito mortale, otto con undici vittime in tutto.

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