I Paesi dell’Europa centro-orientale continuano a crescere. Nonostante l’eurozona

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di Stefano Fossati 26 Agosto 2019 | 12:00

Le economie dei Paesi dell’Europa centro-orientale sono riuscite a generare tassi di crescita sorprendentemente robusti e sembrano essersi disallineati dal rallentamento dell’eurozona. La loro resilienza può essere attribuita a un’incoraggiante domanda interna, trainata dal credito al consumo. Per quanto ancora potrà durare il boom e in che modo possono beneficiarne gli investitori? A dare la risposta è questa analisi di Nikolay Markov, Senior Economist di Pictet Asset Management.

Secondo l’esperto, gli aspetti da considerare sono tre.

1. Mercato del lavoro solido
Condizioni del mercato del lavoro molto solide con tassi di disoccupazione a livelli minimi record e una forte crescita dell’occupazione che stanno alimentando la spesa al consumo (si vedano le Fig.2 e Fig.3 sotto riportate).

Ciò si è tradotto in una forte crescita dei salari nominali in tutti quanti i Paesi CEE4: dal 7,1% della Repubblica Ceca al 21,6% della Romania – in forte contrasto con il 2,4% dell’eurozona.

2. Dai salari all’inflazione dei prezzi al consumo
Anche la seconda parte del canale di trasmissione, dai salari all’inflazione dei prezzi al consumo, si è materializzata nei Paesi CEE4, diversamente da quanto successo nell’eurozona. Entrambi i tassi di inflazione primaria e core sono saliti (si veda il grafico sotto riportato).

3. Banche centrali
Con maggiori pressioni inflazionistiche, si prevede che le banche centrali metteranno in campo ulteriori misure per contenere l’inflazione. Tuttavia, finora questo è stato il tassello mancante del puzzle, ad eccezione della Repubblica Ceca e, entro certi limiti, della Romania.

L’esempio più preoccupante è la Romania, in cui l’inflazione è salita oltre la fascia obiettivo (si veda la Fig.7 sopra riportata, a destra), dopo che la banca centrale ha avviato il percorso di normalizzazione della politica monetaria lo scorso anno, ma ha poi fermato il programma di restringimento monetario.

Attenzione alle economie a rischio

Gli investitori nelle economie dei Paesi CEE4 dovranno presto fare attenzione alla normalizzazione della politica monetaria, giustificata da condizioni interne positive che si trasmettono a una risalita dell’inflazione core. L’eurozona avrebbe desiderato di trovarsi in questa condizione, mentre si trova all’estremità opposta dello spettro. Ciononostante, gli investitori devono anche prestare attenzione ad alcune economie a rischio, per via dell’aumento dei debiti delle partite correnti, di finanze pubbliche in deterioramento e di un debito pubblico in crescita. Questo è in particolare il caso di Romania e Ungheria.

La crescita trainata dai salari dei Paesi CEE4 li ha ampiamente immunizzati nei confronti del rallentamento dell’eurozona. Riteniamo che ciò offra opportunità di investimento, soprattutto sul fronte azionario.

L’opinione del Team Emerging Europe Equity di Pictet Asset Management

(A cura di Christopher Bannon, Senior Investment Manager di Pictet Emerging Europe)

Mentre l’alta marea solleva tutte le imbarcazioni, il boom economico non sempre favorisce tutti i titoli, e proprio questo è il caso delle economie CEE4. Prendiamo ad esempio la Polonia. La sottoperformance da inizio anno dei settori fortemente sovrappesati all’interno degli indici, come ad esempio i finanziari e gli energetici, è stata incredibile rispetto alla notevolissima sovraperformance del segmento mid-cap dei beni di consumo di base e dei servizi di comunicazione.

La crescita trainata dai consumi è stata possibile a discapito di banche e compagnie energetiche – la fonte di finanziamento fiscale della politica espansiva. Inoltre, i mercati dei Paesi CEE4 sono costosi rispetto alle controparti di riferimento Russia e Turchia (si veda il grafico sotto riportato).

Di conseguenza, consideriamo le economie CEE4 come mercati di selezione titoli in cui investiamo in modo selettivo e con convinzione elevata. Attualmente, deteniamo posizioni soprattutto in società polacche esposte alla spesa al consumo, e ci teniamo alla larga da titoli finanziari e bancari.

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