Walzer di banche centrali

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Avatar di Redazione 5 Novembre 2009 | 08:17
La Fed mantiene i tassi stabili allo 0,25%.

Sopresa? La price action dice di no. Il FOMC  manterrà i tassi stabili ancora per tempo, in modo da monitorare attentamente le condizioni dell’economia. Chiaramente, il subbuglio del mercato del lavoro USA tiene la Fed sotto scacco.

Sarà veramente decisivo il dato sui Non Farm Payrolls di domani ai fini del monitoraggio dell’occupazione. In realtà il dato anticipatorio, l’ADP, uscito lievemente peggiore del previsto, non lascia intravedere nulla di buono. E la Fed non ha mai alzato i tassi prima del picco nella disoccupazione. Il programma di Quantitative Easing rimane intatto senza modifiche degne di nota…molti puntano alla “riduzione” da 200 miliardi a 175 miliardi di acquisti di titoli di debito privati e lo intendono come un segnale positivo.

In realtà è solamente un “contentino” a cui le attività di rischio hanno risposto con molta volatilità ma poca direzionalità. Oggi vediamo cosa ha in serbo la BCE e la BOE. In realtà i dati macro dell’area euro rimangono in territorio positivo, anche se spesso vengono mancate le stime (anche se di poco). La sterlina rimane vigorosa davanti alla decisione di oggi, anche se i dati macro che escono sono tutt’altro che confortanti.

C’è una grande crescita della fiducia dei consumatori…ma sulla base di cosa ancora lo dobbiamo capire. La Gran Bretagna, infatti, è l’unico paese del G7 che ancora rischia di dover espandere le misure di Quantitative Easing. Citiamo, giusto per la cronaca, che le esportazioni australiane hanno visto l’incremento maggiore da 11 mesi a questa parte, dando fiducia alle mosse della RBA.  E ora, passiamo all’analisi tecnica pre-BCE e pre-BOE.

La volatilità del cambio eurodollaro è aumentata parecchio in questi ultimi giorni. Per ritrovare movimenti di 300 punti in poco più di una giornata dobbiamo necessariamente ritornare indietro almeno a settembre. Questo è il segno che stia cambiando qualcosa? Difficile a dirlo con certezza, ma è chiaro come la vicinanza di 1.50 abbia scatenato molti interessi. Ciò che possiamo suggerire, per le prossime ore, è la massima attenzione al supporto di 1.48 figura da cui dipende una nuova escursione verso i massimi di 1.5060.

UsdJpy – grafico daily

Il dollaro yen è riuscito ad oltrepassare il livello di resistenza giungendo sino a 91.25, salvo poi stornare di nuovo all’interno del range dell’ultima settimana in poche ore. Come diciamo da alcuni giorni attenzione alla tenuta del supporto di 89.85 ed, a questo punto, una rottura nuovamente di 90.65, che confermerebbe la piena salita del cambio sino a 92.50.

Il cable è molto prossimo ad un interessante livello di supporto: si tratta di 1.6490, alla cui rottura ipotizziamo un ritorno all’ulteriore livello di supporto a 1.64.

Nonostante l’intervento non confermato della SNB, di settimana scorsa, il cambio EurChf sta ritornando verso il livello di 1.5080. Essendo avvenuti due grossi movimenti partendo proprio da qua, sarebbe prudente prestarvi la massima attenzione.

Il cambio EurGbp, dopo il doppio minimo di ieri a 0.8915, si trova ora al tentativo di rottura di 0.8990-0.90 figura. L’oscillatore stocastico lento (20-12-6), su un grafico a 60 minuti, indica un territorio di deciso ipercomprato, ragione per cui forse il cambio potrebbe stornare prima del tentativo di rottura a rialzo.

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