Nessuna pietà

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di Redazione 24 Novembre 2009 | 08:31
Come una moda passeggera, oramai di exit strategy non se ne parla più negli USA. Il dollar-carry trade prosegue dunque immutato.

Sono valsi a nulla pure le vendite di case esistenti di ieri (+10% addirittura), il dato migliore dal 2007 ad ora. Ovviamente i ricavi ed il “giro” di capitale generato dalla vendita di queste case è molto inferiore a quanto ci si potrebbe aspettare in quanto i prezzi dell’immobiliare sono scesi anche del 40% in alcuni frangenti.

Sono scesi in campo anche i guru della situazione, che vedono il dollaro ancora sotto pressione per tempo a venire, e predicendo ancora ribassi contro euro del 5-7%. Noi non ci spingiamo a tanto, anche se riconosciamo la debolezza strutturale (fondamentale) dell’Usd. La storia poi ci insegna che il dollaro tipicamente non si riprende se non dopo 6-12 mesi da quando la Fed inizia la politica monetaria restrittiva (alzando cioè i tassi di interesse).

Del resto, ci vorrà tempo per riassorbire tutti i dollari in eccesso nel mercato. Per chi aspetta rialzi della Fed, comunque, si prospetta un’attesa duratura: lo spettro dell’inflazione che si propaga nelle menti dei banchieri d’affari non è che una mera manifestazione mentale: nella realtà, di inflazione non se ne potrà parlare per lungo tempo, forse fino a metà 2010. Come al solito, guardiamo all’occupazione, al CPI, ai prezzi al dettaglio e ai consumi personali per capire meglio la situazione congiunturale USA e creare un punto di vista proprio, senza affidarci totalmente ai guru della situazione.

A proposito di vendite al dettaglio, il dollaro canadese (Loonie in gergo) si è ripreso dopo il dato sulle vendite al dettaglio usciti ieri migliori del previsto. Il Loonie ieri ha ripreso fino a 150 pips contro il greenback, perché questi dati mostrano una diminuita sensibilità dell’economia canadese rispetto a quello che avviene nel paese a stelle e strisce.

UsdJpy – grafico 60 minuti

Non cambia lo scenario tecnico di tutto il mercato dei cambi. L’attesa di un evento scatenante una variazione dei range, mantenuti oramai da alcune settimane, continua.

Così vediamo un eurodollaro che non sembra avere deciso cosa fare “da grande”. Per chi volesse fare trading in queste giornate i livelli da tenere in considerazione continuano ad essere 1.48 figura di supporto e 1.5050 come resistenza, anche se notiamo una tendenza del cambio a segnare dei massimi via via decrescenti: ieri per esempio il cambio è stato fermato da 1.50 figura. Questo, almeno a livello teorico, è un preludio ad una discesa…

Si mantiene viva l’incertezza anche sul secondo cambio più liquido, il UsdJpy. La tendenza ribassista del tasso di cambio ha preso vita gli ultimi giorni della fine di ottobre e sino a che i prezzi non riusciranno ad oltrepassare il livello di resistenza dinamica di 89.70, continuiamo ad ipotizzare il raggiungimento di 88 figura ed oltre.

Il cable appare rientrato in un breve trend ribassista, all’interno del quale possiamo trovare due livelli di resistenza, 1.6590 e 1.6640.

Passiamo al dollaro nei confronti del franco, dove abbiamo assistito ieri ad una nuova lieve tendenza ribassista sino quasi a toccare il supporto chiave di 1.0035. Continuiamo ad osservare questo livello chiave e, come da tre settimane a questa parte, la resistenza nei pressi di 1.02 figura.

Siamo stati illusi dall’eurofranco, sul finire della settimana scorsa. Ipotizzavamo che il movimento di 40 punti in salita in un giorno potesse condurre a qualcosa ed invece il mercato ha ricondotto ordinatamente i prezzi al livello di 1.51, per l’ennesima volta. Ancora una volta appare chiaro come la forza della Banca Centrale e dei compratori di franchi si bilancino perfettamente.

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