Mercati, continua il rally di fine anno. Nonostante le incertezze

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Avatar di Stefano Fossati 17 Dicembre 2019 | 15:00

A cura di Wings Partners Sim

Esordio pirotecnico per i mercati azionari in questa ultima settimana a pieno regime del 2019 prima delle festività con i mercati azionari che registrano nuovi massimi record in Usa e quelli asiatici particolarmente tonici questa mattina coralmente sui massimi dalla prima metà del 2018 (l’indice di Taiwan ha questa notte registrato la lettura più robusta dal febbraio 1990 mentre il dollaro di Hong Kong sta sperimentando la fase rialzista più protratta da 8 anni a questa parte).

Eppure non mancano elementi di cautela da soppesare con attenzione; certo ci si avvia a un primo accordo tra Usa e Cina (che va comunque ancora formalizzato) ma rimangono ancora parecchie incognite nei dettagli, dal reale ammontare di acquisti cinesi di prodotti agricoli americani alla possibilità che gli Usa rimuovano, almeno in parte i dazi applicati a settembre.

Parimenti i dati macro di ieri non sono stati particolarmente allettanti; l’indice flash manifatturiero tedesco scivola a 43,3 a dicembre contro il precedente 44,1 mentre in Francia l’omologa lettura vede un arretramento a 50,3 dal precedente 51,7; a livello europeo l’indice aggregato arretra a 45,9 dal precedente 46,9.

Particolarmente negativa la lettura del manifatturiero in Uk che a dicembre mette a segno il peggior mese in oltre 7 anni; questo dato e le spinte da parte di BoJo per varare una legge che impedisca di concordare con l’Europa ulteriori rinvii dell’accordo sulla Brexit oltre il limite fissato a fine 2020 (il che riporta in qualche modo alla ribalta la possibilità di una hard-brexit visto che le tempistiche di negoziazione con l’Europa sono storicamente assai prottratte) inflenzano ieri le quotazioni della sterlina in visibile ripiegamento rispetto ai massimi di qualche giorno fa.

Materie prime in evidenza

Petrolio sui massimi di 3 mesi con il Wti nuovamente sopra quota 60 dollari al barile e oro stazionario poco sotto i 1.480 dollari l’oncia fanno da contorno ad un nuovo e spettacolare allungo del palladio che si porta ieri sopra quota 2mila dollari l’oncia capitalizzando un rialzo nell’anno nell’ordine del 58% e il settimo trimestre consecutivo in rialzo. A coadiuvare il movimento le molteplici interruzioni nelle forniture energetiche in Sud Africa che hanno penalizzato le attività estrattive; gli analisti rimangono generalmente positivi sulle prospettive di questo metallo nell’anno entrante con Citigroup che punta a quota 2.500 dollari l’oncia nella prima metà del 2020.

Andamento tonico anche per i metalli non ferrosi capitanati dal rame che si porta in queste ore in area 6.200 dollari a tonnellata; un nuovo afflusso di giacenze di alluminio all’Lme ieri (le scorte sono salite del 49% a far data dal 12 novembre e sono attualmente a 1.403.075 tonnellate) non sembra penalizzare particolarmente le quotazioni del metallo leggero contribuendo però ad allentare la backwardation recentemente registrata sulle scadenze brevi.

Sul fronte del fisico lo stato di perdurante debolezza del settore auto (che copre il 38% della domanda di alluminio in Usa, 31% in Europa e 48% in Giappone) apparentemente destinato a protrarsi anche nel 2020 continua a mettere sotto pressione soprattutto il mercato delle billette (i premi ddp Italia, zona Brescia si attestano a 270-300 dollari a tonnellata venerdì scorso, i minimi dall’inizio delle rilevazioni di Fastmarkets nel 2012 mentre anche in Usa i premi su billette gravitano sui minimi dal marzo 2010) stanno inducendo molti estrusori ad abbandonare il mercato per dedicarsi alla produzione di pani, i cui premi, sebbene non eccezionali, hanno avuto una dinamica meno penalizzante nell’anno che va a chiudersi, innalzando così le probabilità di ulteriori afflussi di metallo nei magazzini di borsa.

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