La recessione globale è inevitabile

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di Stefano Fossati 18 Marzo 2020 | 14:30

A cura di Wings Partners Sim

Gli analisti sono ormai concordi sul fatto che il coronavirus ha scatenato una recessione globale, e che si tratta solamente di capire quanto sarà profonda. Anche gli economisti di Goldman Sachs e Morgan Stanley, dopo la conferenza stampa tenuta ieri da Donald Trump, hanno abbandonato le previsioni secondo le quali l’economia mondiale potrebbe evitare la prima recessione dopo la crisi finanziaria del 2008. La pandemia si sta infatti diffondendo in Europa e negli Stati Uniti con una rapidità sempre più vicina alla diffusione avvenuta in Cina e i dati economici della nazione asiatica si sono rilevati peggiori delle previsioni iniziali.

Il team di Morgan Stanley, su queste riflessioni, ha dichiarato di attendersi una contrazione dell’economia pari a -0,9% nel 2020, mentre le previsioni di Goldman Sachs sono ancora più pessimiste e prevedono una recessione annuale pari a -1,25%. Previsioni che se dovessero avere riscontro in futuro, sarebbero ancora peggiori delle recessioni avvenute nel 2001 e nei primi anni ’90. Queste stime da parte delle principali banche d’affari americani aumentano la pressione sui funzionari politici, affinché si impegnino maggiormente a limitare l’emergenza sanitaria e a fornire stimoli monetari che facilitino le imprese e i consumatori a superare lo shock e favorire il rimbalzo della domanda in futuro.

In tal senso, il presidente americano Donald Trump sta discutendo un piano che potrebbe includere una riserva di 1,2 trilioni di dollari per attenuare l’impatto della quarantena sull’economia americana. L’idea di Trump prevede anche un pagamento diretto di almeno 1000 dollari ai cittadini americani entro due settimane, mentre il segretario al tesoro Steven Mnuchin ha dichiarato che la popolazione ha bisogno di soldi e il presidente intende darglieli nel breve periodo. Questi pagamenti in contanti sono ora da negoziare con il Congresso. Il senato lavorerà quindi con l’amministrazione Trump per elaborare una proposta di legge su questi stimoli che verrà poi sottoposta alla negoziazione con i democratici.

Sempre durante la giornata di ieri è stato pubblicato il rapporto mensile Zew sulla fiducia dell’economia tedesca. I dati hanno confermato la riluttanza degli investitori tedeschi e, più in generale, hanno evidenziato gli elevati rischi presenti sull’intera economia dell’Eurozona. Secondo gli analisti economici, oltre che la rapidità di diffusione del coronavirus, ha pesato sull’indice Zew la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo la quale l’Europa rappresenta l’epicentro del virus e che il tasso di trasmissione è attualmente più alto dell’apice registrato in Cina. L’indice sul sentiment dell’economia tedesca si attesta quindi a -49,5 per il periodo relativo al mese di marzo, peggiorando anche le attese che prevedevano una contrazione al -29,7.

Euro/dollaro

Violata al ribasso l’area di supporto posta a 1,1050 e rappresentata dal transito delle medie mobili a 21 e 100 giorni, le quotazioni del cambio eur-usd ripropongono flessioni correttive in direzione di area 1,0900, ovvero sui livelli registrati a settembre scorso. La view di breve, tuttavia, si conferma impostata al ribasso favorendo ulteriori apprezzamenti del dollaro nei confronti della moneta unica potenzialmente in direzione dei minimi registrati a febbraio.

Detto movimento viene supportato anche dall’uscita degli indicatori di momentum dall’area di ipercomprato che necessitano di un ridimensionamento dei corsi per poter scaricare completamente gli eccessi del mercato. Continuano, intanto, le politiche espansive messe in campo dalla Federal Reserve al fine di limitare gli effetti negativi della pandemia sostenendo imprese e privati.

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