Anni ’00, addio senza rimpianti

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Avatar di Redazione 15 Gennaio 2010 | 10:45
È terminato il primo decennio del secolo e del millennio. Non sembrano esservi motivi particolari…

di Giuseppe G. Santorsola

…per rimpiangerne la fine e ricordarne un suo buon contributo allo sviluppo economico, sociale e forse anche culturale. A memoria di economista, supportato da dati comparabili, non si era mai verificato un decennio così negativo per lo sviluppo dell’economia reale e per la gestione dell’economia finanziaria. I periodi di ripresa sono stati quantitativamente minori di quelli in caduta o in recessione e non hanno mai generato tassi di crescita generosi, mentre le due crisi principali (2001/02 e 2007/9) hanno prodotto profonde cadute. Il sentiment del mercato è risultato prevalentemente negativo; le prospettive iniziali e quelle finali coincidono nella loro incertezza con intonazione dubbiosa circa le ipotesi di crescita. Anzi; Serge Latouche induce il capitalismo a ragionare con metodo circa ipotesi di “decrescita”, molti rapporti fra costi dei fattori e prezzi dei beni e servizi finali non appaiono congruenti, la volatilità separa sempre più nettamente i due elementi e le previsioni si smarcano frequentemente dalle ipotesi più razionali. Astraendo da valutazioni circa le prospettive future, non esiste un motivo per ricordare questo decennio, nemmeno confrontandolo con gli anni ‘30 e ‘70, gli ultimi recessivi a memoria di coloro che scrivono, leggono e studiano in materia. Non intendo, infatti, proporre alcuna ipotesi in questa nota circa le prospettive future, quanto solo commentare gli eventi trascorsi. Sono risultati in crisi sia i settori innovativi che quelli tradizionali, protagonisti della prima e delle seconda congiuntura negativa. Inoltre, nella concezione più allargata (greca e cinese) dell’etimologia della parola “crisi”, manca oggi la prospettiva della “opportunità”. È opportuno sottolineare che per l’intero decennio ed in larga parte del mondo, i tassi di interesse e i saggi di sviluppo sono stati sempre bassi, disincentivando prospettive di investimento. Le economie che hanno progredito lo hanno generato con alto rischio bruciando in più casi le ricchezze reali costruite nel breve termine attraendo capitali finanziari che non hanno generato valore stabile in America Latina, nel Far e Middle East così come nell’Europa Orientale. Numerosi studi dei giorni recenti analizzano il tempo necessario per ritornare allo stato di crescita e benessere precedente valutandolo in decine di trimestri. Inoltre si individuano almeno cinque eventi negativi accavallati (11 settembre, guerra in Afghanistan, guerra in Iraq, crisi finanziaria e bolle speculative). Queste ultime si sono diffuse sulla liquidità, sulle materie prime, sui bond di ogni genere, sulle valute e sui paesi emergenti.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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