Banca Generali porta l’open innovation nella consulenza. L’analisi di Market Insight

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di Gianluigi Raimondi 3 Giugno 2020 | 10:00

Banca Generali, guidata da Gian Maria Mossa ha scelto un chiaro modello di open innovation per la trasformazione digitale dell’istituto, avviata nel lontano 2013, e che dimostra di essere stata una scelta vincente. La banca, che ha archiviato nel 2020 un primo trimestre record, considera la relazione con il cliente al centro delle scelte che regolano tutti i processi di innovazione e punta più su un modello di Robot for advisory che su uno di pura Robo-advisory. Ecco di seguito l’analisi di Market Insight.

      1. Un modello basato sulla open innovation
      2. L’esempio più recente è l’accordo con Credimi
      3. La tecnologia come acceleratore del valore
      4. Servizi digitali ad hoc per relazione tra cliente, banca e consulente
      5. Il professionista del futuro

Inserire la tecnologia nel dna della banca senza perdere la centralità del rapporto umano. È stata questa la sfida di Banca Generali che a partire dal 2013 si è posta l’obiettivo di puntare sul Digital Wealth Management facendo leva su due elementi portanti: la digitalizzazione dei processi e l’open banking. Una sfida che, guardando i numeri, pare sia stata vinta: Banca Generali partiva nel 2013 da 25 miliardi di asset, di cui meno di 12 miliardi relativi al Private Banking, cioè clienti con più di 500 mila euro, e ad oggi, in sette anni, è arrivata a 65 miliardi di masse, di cui 45 miliardi nel Private Banking.

Un percorso di crescita reso possibile dalle scelte ben precise effettuate dall’istituto guidato da Gian Maria Mossa, che ne hanno caratterizzato il profilo e determinato il successo competitivo. “Siamo partiti dal concetto che la relazione tra il professionista e il cliente sia il fondamento su cui costruire una serie di servizi a valore aggiunto basati sulla tecnologia, che rappresenta un acceleratore di valore, ma non sostituisce la centralità del consulente. In sintesi”, spiega Mossa, “il nostro modello ricade in una definizione di “Robo for advisory” e non di “Robo-advisory””.

La prima scelta di campo fatta da Banca Generali è stata quella di operare con un sistema di open banking, creando un ecosistema in grado di poter attingere dal meglio sul mercato in termini di innovazione e capacità. Una decisione che è stata premiante vista la velocità a cui avviene l’evoluzione tecnologica e gli ingenti investimenti necessari per sviluppare soluzioni “in house”, che rappresentano una scelta costosa e che rischia di dare vincoli di rigidità all’infrastruttura.

Banca Generali nel primo trimestre 2020 ha archiviato conti record con ricavi per 168,8 milioni (+26% a/a) e un utile netto di 79,1 milioni (+19% a/a): nonostante lo scoppio della pandemia Covid-19, il primo trimestre dell’anno in corso è stato il migliore dal 2015.

“Il primo trimestre è andato molto bene. Abbiamo registrato risultati economici e finanziari davvero di eccellenza e che sono superiori rispetto all’anno scorso. Nella seconda parte dell’anno” rileva Mossa, “ci potrà essere un calo delle masse, ma continuiamo a guadagnare in termini di quote di mercato”. I segnali della raccolta nel mese di maggio sono buoni, ma il secondo trimestre sarà più debole del primo per via delle turbolenze portate dalla diffusione del virus.

Anche in questa circostanza è emerso tuttavia il valore della scommessa sulla digitalizzazione effettuata in passato dalla banca. “Tutti gli investimenti fatti sul digitale negli ultimi anni sono stati fondamentali”, ha precisato il Ceo, “la maggior parte di noi sta lavorando da casa ma riuscendo ad essere molto vicino ai nostri clienti, a cui diamo una continuità informativa”.

Un processo, quello dell’innovazione e della digitalizzazione, che è ancora in corso. Mossa delinea le linee guida della strategia e quali sono le priorità della banca in questo ambito.

Clicca qui per continuare a leggere l’analisi di Market Insight.

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