A Wall St. la volatilità torna a essere funzione dei contagi Covid

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di Gianluigi Raimondi 15 Giugno 2020 | 09:29

Uno sguardo al grafico delle proiezioni di Predict lascia intendere acque agitate alla Casa Bianca nei prossimi mesi, cosa che non aiuta a gestire bene il problema dei contagi.

In settimana martedì Powell produrrà la sua testimonianza al Senate banking Committee, e il mercato aspetterà che corregga il tono per dare un po’ di supporto ai corsi (e non incorrere nelle ire di Trump). Personalmente, non vedo cosa potrebbe dire, visto che lo storno non è stato causato direttamente dal FOMC, a mio modo di vedere. Ma, mai sottovalutare la capacità di una banca Centrale (o di un banchiere) di essere dovish.

In termini di livelli tecnici, si fa un gran parlare di quota 3.000 sull’S&P 500,  livello di chiusura di ieri, come spartiacque, in quanto supporto da dove è partita l’ultima gamba rialzista, quota psicologica, con la media mobile a 200 giorni appena sopra (3.020). Il risultato è che l’indice l’ha già attraversata diverse volte.

“Personalmente, guardo con maggior attenzione al livello di 9.750 sul Nasdaq 100 – avverte Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr –  è il massimo di febbraio, superato la scorsa settimana, e l’incapacità di tenere questo livello configura un “falso breakout” sull’indice simbolo di questo rally. Il lungo Nasdaq è poi il trade di maggiore consenso, con il posizionamento di gran lunga più affollato, e quindi più vulnerabile. Comunque, in una fase così volatile è inutile fare i farmacisti coi livelli. Molto dipenderà dall’evoluzione dei numeri sull’epidemia in Usa e altrove“.

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