La speranza di un accordo sul fronte fiscale sostiene Wall Street

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di Gianluigi Raimondi 1 Ottobre 2020 | 09:30

Il dibattito presidenziale negli Usa ha sostanzialmente mantenuto le attese. Trump l’ha buttata sullo scontro, assediando l’avversario, interrompendo e insultandolo, e Biden ha cercato di reagire ma non sempre è riuscito a mantenersi su un altro livello. Difficile che questo spettacolo abbia spostato voti, a mio modo di vedere. Chi vota Trump non sarà per nulla stato infastidito dal suo stile, e gli altri lo avranno trovato insopportabile. Ma i bookmakers hanno aumentato la probabilità di vittoria di Biden dopo lo scontro (vedi schema sotto), e il consenso quindi si è adeguato indicando una prevalenza del Democratico nel dibattito.

La  verità, a mio modo di vedere, e che non c’è ancora un vincitore, e i bookmakers non fanno che scontare che l’assalto di Trump è stato inefficace. Quindi restituiscono a Biden quanto sottrattogli per la  possibilità che soccombesse.

Altro discorso è quello relativo alla preoccupazione circa le contestazioni post voto, ed eventuali scontri, alla luce della polarizzazione dell’elettorato. Trump non ha in alcun modo attenuato la sensazione che non accetterà il verdetto, dichiarando di temere brogli, e si è sostanzialmente rifiutato di condannare i suprematisti bianchi. E’ probabilmente da ascrivere all’aumento di queste preoccupazioni la reazione negativa dell’azionario all’esito del dibattito. Un rinvio della nomina caratterizzato da polemiche e scontri è per Wall Street una minaccia presumibilmente assai più concreta della vittoria di uno dei due candidati il 3 novembre.

Al cocktail si è aggiunto  l’argomento stimolo fiscale negli States. La novità sostanziale è che Mnuchin ha lasciato intendere l’esistenza di una proposta Repubblicana di un ammontare pari a 1.5 trilioni, con però una clausola che la porta fino a due trilioni se l’epidemia continua a minacciare l’economia USA. E’ evidente che la differenza tra i target sta calando, e quindi un accordo, che sembrava decisamente improbabile giorni fa, ora sembra più vicino.

Personalmente continuo a credere che i Dems non abbiano alcun interesse a servire a Trump un accordo di cui vantarsi in campagna elettorale, e non dovrebbero quindi cedere particolare terreno. Ma forse pecco di cinismo, e veramente la Pelosi e Schumer vogliono supportare il ciclo il più presto possibile.

Le reazioni di Wall St. e i nuovi dati macro

Il mercato ovviamente ha assorbito le news, e Wall Street ha preso robustamente la via del rialzo. Il sentiment ha visto il supporto anche di dati macro positivi, con il Chicago PMI a stracciare le stime e le new home sales ancora molto forti.

Meno brillante l’ADP survey di settembre, che supera il consenso, ma la ormai consueta revisione al rialzo del dato del mese scorso non vi è stata, e questo resta meno della metà dei payrolls di agosto (1.37 mln di nuovi occupati). vedremo venerdì cosa diranno le rilevazioni del BLS ( si attendono 850.000 nuovi occupati).

Così Wall Street ha totalmente ribaltato la performance dei futures della mattinata EU, accumulando grossi progressi. La matrice fiscale del rialzo è documentata dal fatto che l’azionario europeo è riuscito si e no a ridurre i guadagni, e mostra una divergenza spettacolare con quello USA, in una sola seduta (quasi 2 punti percentuali tra Eurostoxx, a -0.64% in chiusura, e S&P 500, ben oltre +1% nello stesso momento).

Modesto, alla fine l’impatto sui cambi, dopo una giornata convulsa.

A cura di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

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