Siviero (Ethenea): “L’inflazione bassa rappresenta una minaccia per l’economia”

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di Stefano Fossati 12 Novembre 2020 | 18:30

“Un persistente mancato raggiungimento dell’obiettivo di inflazione comporta gravi rischi per l’economia”. Lo afferma Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors ed ex direttore della Cooperazione monetaria internazionale alla Banca Nazionale Svizzera. “Da un lato – aggiunge – è un segno di indebolimento dell’economia che potrebbe trasformarsi da bassa inflazione a deflazione, dall’altro potrebbe anche indicare che le banche centrali non hanno la situazione sotto controllo. Inoltre, se l’inflazione resta al di sotto del livello target per un periodo di tempo prolungato, si riduce il livello complessivo dei tassi d’interesse. In presenza di tassi d’interesse nominali molto bassi, le banche centrali hanno meno possibilità di ridurre i tassi per stimolare o stabilizzare l’economia, qualora ciò si rendesse necessario”.

I tassi d’interesse nominali seguono un trend al ribasso da 30 anni e, in molti paesi, hanno raggiunto un livello inferiore allo zero. Questo decremento può essere spiegato in parte dal contesto di bassa inflazione, ma riflette anche un calo del tasso d’interesse reale. Quest’ultimo può indicare se la politica monetaria in atto è troppo restrittiva o troppo accomodante e, come tale, rappresenta un benchmark per il tasso di interesse di riferimento in equilibrio. Abbassando il tasso d’interesse di riferimento al di sotto o al di sopra del tasso naturale, le banche centrali possono stimolare l’economia o rallentarla. Attualmente le stime mostrano un calo del tasso d’interesse reale negli Stati Uniti dal 3,5% circa nel 1985 allo 0% nel 2020.

Il calo del tasso d’interesse reale, legato (anche) alla bassa inflazione, rappresenta una sfida particolare per le banche centrali e ha importanti implicazioni per la politica monetaria. Da un lato, potrebbe diventare più difficile gestire il ciclo economico e fissare il tasso di interesse nominale più adeguato per l’economia. In caso di shock negativi, le banche centrali avrebbero meno possibilità di sostenere l’economia riducendo i tassi di interesse, il che richiederebbe il ricorso a misure non convenzionali di politica monetaria come il Quantitative easing. Inoltre, un contesto di tassi d’interesse permanentemente bassi potrebbe incoraggiare la ricerca di rendimenti più elevati, che potrebbe portare alla formazione di bolle dei prezzi degli asset, creando difficoltà per le banche centrali in termini di stabilità finanziaria.

“Crediamo che questo contesto di bassi tassi d’interesse durerà relativamente a lungo“, conclude Siviero.

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