Azionario Usa, azionario cinese e metalli industriali: perché puntare su queste 3 asset class

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Avatar di Stefano Fossati 20 Novembre 2020 | 14:30

“Novembre si sta rivelando un mese ricco di eventi sui mercati. Cinque i driver principali dei movimenti nelle asset class“. Lo sottolinea Mobeen Tahir, Associate Director, Research di WisdomTree. Ecco i driver in questione.

1. La scomparsa dell’incertezza legata all’esito delle elezioni statunitensi ha calmato i nervi dei mercati. L’indice di volatilità Cboe è sceso a circa 23 punti dal recente picco di oltre 40 in ottobre.
2. I promettenti risultati dei test sui vaccini di Moderna, Pfizer e BioNTech danno ai mercati la speranza di un ritorno alla “normalità” nel 2021.
3. Il 14° piano quinquennale annunciato di recente dalla Cina per il periodo 2021-2025 pone un rinnovato accento sulla scienza e la tecnologia come forze che guideranno la prossima fase di crescita del Paese.
4. Dopo otto anni di negoziati, i leader di 15 paesi dell’Asia e del Pacifico, tra cui Cina, Giappone e Australia, hanno firmato un accordo commerciale che apre la strada a una maggiore cooperazione economica.
5. I casi di Covid continuano a crescere in molti Paesi e i mercati si stanno preparando a un altro calo delle attività economiche nel quarto trimestre prima che le cose tornino a migliorare – in particolare per l’Europa, dove i lockdown sono diventati più rigidi.

Le macro-forze sopra indicate sono alla base dei seguenti movimenti chiave del mercato.
1. Azionario Usa: i settori in difficoltà a causa della pandemia hanno realizzato i maggiori guadagni finora registrati a novembre a causa della “ripresa economica” del commercio. All’interno dell’indice S&P 500, i maggiori guadagni sono stati ottenuti dal settore energetico – grazie al miglioramento delle prospettive dei prezzi del petrolio; da quello finanziario – grazie a migliori condizioni di credito con la ripresa dell’economia; e da quello industriale – grazie alle aspettative di ripresa della domanda.
2. Azionario cinese: i mercati cinesi sono stati sostenuti da una combinazione di a) robusti dati economici del terzo trimestre; b) nuovo piano quinquennale; c) nuovo accordo commerciale dei paesi dell’Asia-Pacifico. La recente forza dei titoli cinesi ha interessato anche le azioni dei mercati emergenti, per via del peso della Cina negli indici dei mercati emergenti. I titoli dell’Asia-Pacifico, già stimolati da una seconda ondata relativamente meno pervasiva di Covid nella regione rispetto all’Europa, sono stati ulteriormente spinti dall’operazione commerciale.
3. Metalli industriali: l’attenzione della Cina a indurre la crescita attraverso l’innovazione tecnologica è di buon auspicio per le materie prime necessarie a soddisfare le sue aspirazioni, ovvero i metalli industriali. Ad esempio, la Repubblica Popolare rappresenta più della metà della domanda globale di rame e, da giugno, importa il metallo di base a livelli significativamente più elevati rispetto ai 5 anni precedenti. Di conseguenza, i prezzi del rame hanno registrato forti guadagni.

L’impatto sui mercati

Mentre i venti contrari dovuti all’aumento dei casi di Covid tengono a freno il rally, i venti favorevoli agli asset rischiosi sono stati in genere più forti a novembre.

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