Consulente perde la causa ma a pagare è l’avvocato: l’importanza di una buona assistenza legale

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di Stefano Fossati 27 Novembre 2020 | 14:45

Non sono pochi i casi in cui i consulenti finanziari, nonostante non abbiano obblighi di perfomance per i portafogli dei clienti, si sono trovati in controversie rognose con i propri clienti a causa di perdite importanti in conto capitale. Una categoria professionale che vive quindi il rischio di dovere fare “i conti” con i propri clienti, ma che a quanto pare non sarebbe l’unica.

Lo dimostra un caso di cronaca giudiziaria concluso in queste settimane. Parliamo un consulente finanziario assistito da Federpromm, in una disputa con l’avvocato a cui aveva affidato un contenzioso contro una banca relativo a un mancato bonus che la banca con clausole capestro non gli ha voluto pagare.

Già alla prima udienza, il giudice aveva riconosciuto le ragioni del consulente, proponendogli una liquidazione di 35mila euro e chiudere immediatamente la controversia con la banca. Un modo per chiudere anche il giudice una questione confusa grazie all’attivazione di clausole capestro che servono proprio quando c’è una causa. Una decisione che l’avvocato difensore del consulente aveva deciso di respingere sicuro di prendere 100mila euro e nonostante le perplessità più volte espresse dallo stesso professionista che si mostrava invece favorevole alla conciliazione.

In primo grado la sentenza di pari e patta, il bonus non doveva essere pagato. C’è l’appello. I giudici questa volta si rigettano per infondatezza e mancanza di documentazione le argomentazioni dell’avvocato e condannano questa volta il consulente a pagare 27mila euro, di cui oltre 11mila euro di sole spese legali.

A questo punto il consulente, sostenuto da Federpromm, ha chiesto conto all’avvocato della sua condotta errata e gravemente deficitaria, a detta dagli stessi giudici di appello e  ha mandato una lettera all’avvocato chiedendo di attivare la propria polizza di responsabilità professionale per chiedere il rimborso della sentenza.

Finale: il consulente viene rimborsato dalla compagnia di assicurazione per l’importo di 16.998,75 euro, consentendo al consulente di coprire quasi integralmente la sanzione ricevuta. Resta il rammarico per una proposta certa di 35mila euro  che invece ha fatto risparmiare alla banca il pagamento anche se parziale del bonus al consulente finanziario e con la beffa di aver dovuto pagare pure la banca. Conclusioni: per vincere alle volte non basta solo avere ragione,  ma è essenziale una buona assistenza legale. E in questo caso, la presenza del  sindacato Federpromm, con i suoi avvocati specializzati in materia, ha recuperato una situazione complicata

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