Mercati, le recenti buone notizie sono state già prezzate o no?

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Avatar di Stefano Fossati 16 Dicembre 2020 | 15:00

“L’opinione condivisa è che la crescita accelererà, l’inflazione rimarrà contenuta, le banche centrali rimarranno estremamente accomodanti, il sostegno fiscale ci sarà e che i vaccini apriranno la strada al ritorno alla normalità. Di conseguenza, le aspettative si orientano in direzione di una ripresa dei mercati azionari, di una diversificazione lontano dagli Stati Uniti e dai settori difensivi con una rotazione in direzione dei mercati azionari internazionali e i settori ciclici, oltre che a favore delle small cap. E siamo d’accordo sul fatto che probabilmente tutto ciò andrà avanti l’anno prossimo, almeno parzialmente. A questo punto il vero interrogativo è capire quanto di tutto ciò sia stato già prezzato e, di conseguenza, quanto limitato possa essere il rimbalzo”. E’ quanto osserva Esty Dwek, Head of Global Macro Strategy di Natixis IM Solutions. Di seguito la sua analisi.

Dal nostro punto di vista, molte delle recenti buone notizie sono state già prezzate, ma ciò non significa che le potenzialità di rialzo siano ridotte. La maggior parte dei mercati, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti, è ancora ben al di sotto dei livelli di febbraio, aspetto che lascia pensare che ci sia ancora ampio margine di rialzo. I livelli di cassa si attestano ancora su livelli molto alti e molti investitori hanno perso l’opportunità di partecipare al recente rally. È anche probabile che si verifichino delle pause prima che i vaccini arrivino su larga scala e che si torni alla normalità, il che suggerisce la possibilità di un ulteriore rialzo una volta che la situazione sarà più chiara, del resto è raro che i mercati salgano in linea retta. Inoltre, c’è spazio perché la rotazione verso i settori ciclici prosegua.

Negli Stati Uniti, dove gli indici di riferimento hanno un peso maggiore dei titoli growth, la performance dei titoli potrebbe nascondere la rotazione sottostante e la ripresa da parte dei ciclici. Tuttavia, gli Stati Uniti potrebbero registrare performance deboli come altri Paesi, ma non crediamo che questa sottoperformance possa durare a lungo. In effetti, una crescita migliore insieme agli utili, così come il trend di lungo periodo determinato dalla rivoluzione digitale, dovrebbero conservare la crescita della domanda per i mercati statunitensi, anche se la performance dovesse subire un rallentamento nel breve termine con la ripresa dei settori più ciclici. Il margine di recupero dell’Europa dovrebbe essere uno dei beneficiari della riapertura degli scambi, dato che gli indici rimangono ben al di sotto tanto degli Stati Uniti quanto dei livelli pre-crisi.

Il recovery fund dell’Ue e l’ulteriore sostegno assicurato dalla Bce dovrebbero sostenere il sentiment e, di conseguenza, anche la ripresa nei settori finanziari. Con una solida ripresa della crescita guidata dalla Cina e una migliore gestione della situazione sanitaria, l’Asia emergente dovrebbe continuare a registrare un alto livello di domanda. Ulteriori supporti potrebbero derivare dal miglioramento delle condizioni del commercio globale e da probabili riduzioni tariffarie da parte di Biden. Mentre la regione è stata vista come una scelta d’investimento di carattere più difensivo nel corso delle ultime settimane, vediamo ancora un potenziale per il prossimo anno. Ampliando l’orizzonte a tutto l’universo degli emergenti, il potenziale di recupero è grande, ma i rischi idiosincratici continuano ad esserci e conserviamo la nostra preferenza per l’Asia.

Guardando al 2021, la prospettiva è quella di lasciarci alle spalle il caos della pandemia. Tuttavia, rimangono ancora alcuni rischi. Il virus, in primo luogo, perché non è ancora alle nostre spalle, perché potrebbe continuare la diffusione più a lungo o l’introduzione del vaccino potrebbe essere meno rapida e meno efficace di quanto necessario. Inoltre, se la politica continuerà ad ostacolare il necessario sostegno fiscale, negli Stati Uniti e in Europa, potrebbero risentirne tanto la crescita quanto il sentiment. Guardando strettamente ai mercati, un aumento indisciplinato dei rendimenti danneggerebbe sia il mondo del reddito fisso che l’universo azionario. E una scia di fallimenti metterebbe bruscamente fine alla propensione al rischio degli investitori. Infine, con un posizionamento ora più orientato verso un rialzo e un consenso d’intonazione più costruttiva, il rischio di delusione aumenta.

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