Identificare un buon broker: 10 aspetti da considerare

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di Finanza Operativa 4 Febbraio 2016 | 13:30

a cura di Exante

Se avete già de­ci­so di fare tra­ding au­to­no­mo nel mer­ca­to azio­na­rio, uno dei pas­sag­gi più im­por­tan­ti per voi sarà la scel­ta del bro­ker. Non si deve avere un at­teg­gia­men­to spen­sie­ra­to: la­vo­ran­do con un bro­ker inaf­fi­da­bi­le per­de­re­te i soldi anche se siete un guru del­l’a­na­li­si degli in­ve­sti­men­ti.

Il mer­ca­to pul­lu­la di so­cie­tà che of­fro­no ai loro clien­ti la pos­si­bi­li­tà di ne­go­zia­re au­to­no­ma­men­te in borsa, e una per­so­na senza co­no­scen­ze spe­ci­fi­che trova ab­ba­stan­za dif­fi­ci­le orien­tar­si in que­sta plu­ra­li­tà di con­traen­ti. In ogni caso, è im­por­tan­te ri­vol­ger­si pro­prio a un bro­ker, non a una banca.

Oggi vor­remmo dare al­cu­ni con­si­gli su come sce­glie­re il bro­ker giu­sto in mezzo a tante pro­po­ste.

Dun­que, ecco le 10 cose prin­ci­pa­li da con­si­de­ra­re con at­ten­zio­ne nello sce­glie­re un bro­ker.

  1. Un broker “genuino” e non “finto”

In ge­ne­ra­le, si pos­so­no di­vi­de­re i bro­ker in due ca­te­go­rie: quel­li “veri” e quel­li “finti”. Un “vero” bro­ker gua­da­gna gra­zie alle com­mis­sio­ni pa­ga­te dal clien­te per ogni con­trat­ta­zio­ne. Così è in­te­res­sa­to al suc­ces­so dei suoi clien­ti: quan­ti più soldi hanno, tanto più è il vo­lu­me delle con­trat­ta­zio­ni e, di con­se­guen­za, più sono le com­mis­sio­ni che il bro­ker ri­ce­ve­rà.

Per quan­to ri­guar­da i bro­ker “finti” (così come al­cu­ni CFD bro­ker), que­sti se­guo­no il prin­ci­pio op­po­si­to: non sono le com­mis­sio­ni ad in­te­res­sar­li, bensì il vo­stro de­po­si­to. Di re­go­la, tali bro­ker la­vo­ra­no a zero com­mis­sio­ni e sono ge­ne­ro­si a con­ce­de­re degli ab­buo­ni per com­ple­ta­re il conto.

Esi­sto­no due mo­del­li del la­vo­ro dei bro­ker finti. In primo luogo, fanno ef­fet­tua­re delle con­trat­ta­zio­ni ri­schio­se ai clien­ti: pos­so­no es­se­re sia delle leve cre­di­ti­zie in­giu­sti­fi­ca­ta­men­te gran­di (si in­ten­de un cre­di­to con­ces­so dal bro­ker su ga­ran­zia del vo­stro ca­pi­ta­le; in­fat­ti, quan­to più gran­de è la vo­stra leva, tanto più sono i pro­fit­ti/le per­di­te per il cam­bia­men­to delle quo­ta­zio­ni), sia delle com­mis­sio­ni di­ver­se per inat­ti­vi­tà, sia, al con­tra­rio, qual­che ab­buo­no per at­ti­vi­tà. L’i­dea è di far per­de­re il più pre­sto pos­si­bi­le il de­po­si­to al clien­te, in real­tà è pro­ba­bi­le che il de­po­si­to non esi­sta che in forma di cifre in­si­gni­fi­can­ti nel back-of­fi­ce.

Il se­con­do modo con­si­ste nel so­sti­tui­re delle quo­ta­zio­ni reali con i va­lo­ri, van­tag­gio­si per il bro­ker, ma non per voi, men­tre nel con­trat­to con il bro­ker viene men­zio­na­to in modo eu­fe­mi­sti­co qual­co­sa tipo “nei pe­rio­di di alta vo­la­ti­li­tà le quo­ta­zio­ni pos­so­no ri­sul­ta­re di­ver­se/ar­ri­va­re in ri­tar­do”. Avre­te l’il­lu­sio­ne di ne­go­zia­re in borsa, ma in real­tà non ve­dre­te il mer­ca­to reale e non ci la­vo­re­re­te: ve­dre­te solo una spe­cie di si­mu­la­zio­ne del mer­ca­to e per­de­re­te il de­po­si­to a fa­vo­re del bro­ker.

  1. Regolamentazione seria

Una delle re­go­le prin­ci­pa­li è far at­ten­zio­ne alla giu­ri­sdi­zio­ne in cui la­vo­ra il bro­ker (e in cui viene ef­fet­tua­ta la re­go­la­men­ta­zio­ne della sua at­ti­vi­tà). Que­sta re­go­la viene spes­so ab­ban­do­na­ta, ben­ché la pre­sen­za di una re­go­la­men­ta­zio­ne seria, ben­ché non vi pro­teg­ga com­ple­ta­men­te dai ri­schi dei con­traen­ti, al­me­no li di­mi­nui­sce no­te­vol­men­te. At­tual­men­te esi­sto­no tre buone giu­ri­sdi­zio­ni: US, UK e MiFID (The Mar­ke­ts in Fi­nan­cial In­stru­men­ts Di­rec­ti­ve), molti bro­ker di qua­li­tà la­vo­ro­no in una di esse, non in zone off­sho­re.

Bi­so­gna anche te­ne­re conto che la re­go­la­men­ta­zio­ne russa non viene ri­co­no­sciu­ta per il la­vo­ro nei mer­ca­ti stra­nie­ri, si deve co­sti­tui­re una per­so­na giu­ri­di­ca al­l’e­ste­ro.

Così, se avete scel­to un bro­ker russo, do­ve­te ap­pren­de­re di quale giu­ri­sdi­zio­ne è la li­cen­za della sua af­fi­lia­ta stra­nie­ra: quan­to più seria è la li­cen­za, tante più ga­ran­zie ci sa­ran­no che i vo­stri fondi siano in si­cu­rez­za.

  1. Un’ampia scelta di strumenti

Un in­ve­sti­to­re prin­ci­pian­te di re­go­la fa poca at­ten­zio­ne al pac­chet­to degli stru­men­ti fi­nan­zia­ri e delle borse of­fer­te dal bro­ker. In­fat­ti, una gran­de va­rie­tà degli at­ti­vi di­spo­ni­bi­li può sem­bra­re in­quie­tan­te o sem­pli­ce­men­te in­si­gni­fi­can­te per i prin­ci­pian­ti, però si de­vo­no pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne due cose im­por­tan­ti:

  1.     Di regola, un gran numero di borse e strumenti finanziari è una conferma della qualità del broker.
  2.     Pensate al futuro: forse oggi non vi servono tanti strumenti, ma tutto cambierà domani quando diventerete più competenti in materia.

Cre­de­te­mi, è un dub­bio pia­ce­re avere diversi bro­ker per borse e clas­si di at­ti­vi­tà di­ver­se.

  1. Conto multivalutario

Uno dei van­tag­gi im­por­tan­ti per un in­ve­sti­to­re prin­ci­pian­te è un conto mul­ti­va­lu­ta­rio per ne­go­zia­re degli at­ti­vi di­ver­si. Per esem­pio, si pos­so­no ne­go­zia­re azio­ni russe (in rubli) e asset ame­ri­ca­ni in dol­la­ri senza pen­sa­re a con­ver­ti­re i fondi di una va­lu­ta in un’al­tra: bro­ker mo­der­ni di­spon­go­no della con­ver­sio­ne au­to­ma­ti­ca dei fondi e pos­so­no la­vo­ra­re si­mul­ta­nea­men­te da al­cu­ni conti in di­ver­se va­lu­te.

Per ter­mi­na­le di ne­go­zia­zio­ne si in­ten­de un pro­gram­ma che vi con­sen­te di ne­go­zia­re in borsa. Esi­ste un gran nu­me­ro di vari ter­mi­na­li che si dif­fe­ren­zia­no no­te­vol­men­te sia per le loro ca­pa­ci­tà, sia per la co­mo­di­tà del­l’in­ter­fac­cia.

La mag­gior parte dei bro­ker con­ce­de ai loro clien­ti un ac­count demo, e con­si­glio di pro­va­re al­cu­ni ter­mi­na­li di­ver­si: deve ri­sul­ta­re co­mo­do pro­prio per voi. Nien­te può an­nul­la­re da su­bi­to la vo­glia di ne­go­zia­re au­to­no­ma­men­te in borsa quan­to un ter­mi­na­le com­pli­ca­to e lento.

  1. Commissioni trasparenti

Esa­mi­na­te con at­ten­zio­ne la strut­tu­ra delle com­mis­sio­ni del bro­ker: al­cu­ni at­to­ri inaf­fi­da­bi­li del mer­ca­to ten­go­no a far pub­bli­ci­tà delle com­mis­sio­ni basse, “di­men­ti­can­do” di in­for­ma­re i clien­ti dei di­ver­si pa­ga­men­ti na­sco­sti: l’af­fit­to del ter­mi­na­le, la ge­stio­ne del conto ecc.

Una va­rian­te idea­le è pa­ga­re solo per con­trat­ta­zio­ne. E’ con­ve­nien­te, com­pren­si­bi­le, tra­spa­ren­te e per­met­te di pia­ni­fi­ca­re di gran lunga me­glio il pro­prio agire nel mer­ca­to: non do­ve­te sfo­glia­re in fret­ta un mi­lio­ne di do­cu­men­ti con tutte le com­mis­sio­ni scrit­te a ca­rat­te­ri mi­nu­sco­li per cal­co­la­re pre­ci­sa­men­te le vo­stre spese per una con­trat­ta­zio­ne.

  1. La struttura delle commissioni deve corrispondere alla vostra strategia negoziale

Sce­glien­do un bro­ker, si deve avere al­me­no un’i­dea ap­pros­si­ma­ti­va di quale fre­quen­za e con quali en­ti­tà avete in­ten­zio­ne di ope­ra­re in mer­ca­to. Al­cu­ni bro­ker hanno una tale strut­tu­ra delle com­mis­sio­ni che è van­tag­gio­so ef­fet­tua­re molte con­trat­ta­zio­ni con loro, altri, al con­tra­rio, of­fro­no delle con­di­zio­ni più “dolci” per co­lo­ro che, com­pra­to un at­ti­vo, lo di­men­ti­ca­no a lungo. Così, sti­ma­te al­me­no al­l’in­cir­ca il vo­stro li­vel­lo di at­ti­vi­tà nei mer­ca­ti e con­si­de­ra­te le com­mis­sio­ni del bro­ker pro­prio at­tra­ver­so l’ot­ti­ca del vo­stro ap­proc­cio alla ne­go­zia­zio­ne.

  1. Infrastruttura sviluppata

Lo svi­lup­po delle tec­no­lo­gie ha fatto del­l’in­fra­strut­tu­ra del bro­ker uno dei fon­da­men­ta­li van­tag­gi con­cor­ren­zia­li: i ser­ver si­tua­ti nelle borse mag­gio­ri (o pres­so di esse) per­met­to­no di adem­pie­re gli or­di­ni con ri­tar­di mi­ni­mi.

Sì, a es­se­re giu­sti, per un in­ve­sti­to­re prin­ci­pian­te la ve­lo­ci­tà quasi non im­por­ta, ma in­di­ca la se­rie­tà del bro­ker: se è pron­to a spen­de­re dei fondi con­si­de­re­vo­li per la sua in­fra­strut­tu­ra, vuol dire che non in­ten­de scap­pa­re do­ma­ni con i vo­stri soldi.

  1. Assenza di proprietary trading

Per pro­prie­ta­ry tra­ding si in­ten­de la ne­go­zia­zio­ne au­to­no­ma ef­fet­tua­ta dal bro­ker con pro­pri soldi. Crea dei ri­schi gravi per i fondi dei clien­ti: a par­ti­re dal fatto che un tra­der che ha perso tanto può “pre­sta­re” i vo­stri soldi per co­pri­re le per­di­te fino al fal­li­men­to del bro­ker.

Se vi ri­vol­ge­re­te a qual­che bro­ker oc­ci­den­ta­le im­por­tan­te, uno dei gi­gan­ti del mer­ca­to, sarà pro­ba­bi­le al 99% che fac­cia prop-tra­ding. Non intendiamo in nes­sun modo che il prop-tra­ding sia proprio di un bro­ker in ma­la­fe­de. Non è del tutto così, ma in ogni caso è un ri­schio ag­giun­ti­vo. Per­ché pren­der­se­lo, se non ce n’è bi­so­gno. Sce­glie­te un bro­ker che non fa ne­go­zia­zio­ni per se stes­so.

  1. Il volume ha la sua importanza

Que­sta è una re­go­la fondamentale nello sce­glie­re qual­sia­si con­traen­te. Il vo­stro vo­lu­me e quel­lo del vo­stro con­traen­te de­vo­no es­se­re com­pa­ra­bi­li, al­tri­men­ti le ne­ces­si­tà non sa­ran­no ese­gui­te. Gaz­prom non si ri­vol­ge­rà mai a qual­che pic­co­la banca re­gio­na­le per­ché a una pic­co­la banca non ba­ste­ran­no le ri­sor­se per un gi­gan­te del ge­ne­re. Men­tre, al con­tra­rio, un pic­co­lo im­pren­di­to­re che pos­sie­de una bot­te­ga in mer­ca­to, non si ri­vol­ge­rà a una gran­de banca: per la  pic­co­la banca sarà dav­ve­ro un clien­te im­por­tan­te che avrà ac­ces­so a tutto, ma alla gran­de non im­por­te­reb­be: non è della dimensione ne­ces­sa­ria.

Lo stes­so ri­guar­da il bro­ker: se la­vo­ra­te con un bro­ker re­la­ti­va­men­te pic­co­lo, in al­cu­ni casi po­te­te con­ta­re sul ser­vi­zio per­so­na­le fino al­l’ag­giun­ge­re degli stru­men­ti ne­go­zia­li par­ti­co­la­ri se­con­do il vo­stro de­si­de­rio, men­tre è del tutto im­pos­si­bi­le se ric­cor­re­te ai player mag­gio­ri.

In­som­ma, ecco le cose prin­ci­pa­li a cui bi­so­gna fare at­ten­zio­ne sce­glien­do un bro­ker. E’ dif­fi­ci­le dare qual­che con­si­glio unico su come fare una scel­ta giu­sta poi­ché molto di­pen­de dalla vo­stra stra­te­gia ne­go­zia­le e dalle vo­stre esi­gen­ze: lo stes­so bro­ker può es­se­re una scel­ta ot­ti­ma per un in­ve­sti­to­re e or­ri­bi­le per un altro. Ep­pu­re un elen­co del ge­ne­re può es­se­re con­si­de­ra­to un certo fil­tro di base: se avete de­ci­so di apri­re un conto da un bro­ker, cer­ca­te di sce­glie­re un bro­ker che cor­ri­spon­da ai sud­det­ti pa­ra­me­tri, come Exan­te.

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