Accordo quasi raggiunto con gli inglesi, ma rimane il rischio Brexit

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 12 Febbraio 2016 | 15:00

A cura di Ruth van de Belt, Investment Strategist, Kempen Capital Management
Ai primi di febbraio, il Presidente del Consiglio europeo Tusk ha delineato la sua proposta per l’accordo
sulle riforme con la Gran Bretagna. Sembra che il Primo Ministro britannico Cameron abbia ottenuto alcune piccole vittorie. Ma questo non significa che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea (Brexit) sia evitata. L’incertezza e la conseguente volatilità dei mercati rimarranno elevate nei prossimi mesi.
L’accordo sulle riforme. Nel 2015 Cameron aveva promesso al suo elettorato che, se avesse vinto le elezioni, avrebbe indetto entro la fine del 2017 un referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione europea (UE). Il referendum non ha propriamente risvolti economici per il paese, ma contiene piuttosto in sé l’idea di salvaguardare l’identità britannica. I britannici ritengono che “un’unione ancora più stretta” rappresenti una minaccia per la sovranità nazionale.
Negli ultimi mesi il governo britannico ha negoziato con l’UE sulla sua appartenenza all’Unione. Cameron ha finora ottenuto alcune vittorie, seppur di minore entità. L’UE ha fatto una serie di concessioni sull’immigrazione, la politica economica e la sovranità. Questi impegni presuppongono che il Primo ministro inglese possa chiamare il popolo ad  esprimersi in merito all’appartenenza all’Unione europea, ma per gli euroscettici britannici non è abbastanza. Il parlamento britannico e i leader di governo europei dovranno aderire al piano nelle prossime settimane. Dopodiché si potrà stabilire la data del referendum. Si parla di fine giugno.
Il nostro scenario: la Brexit sarà evitata. Alcuni recenti sondaggi dimostrano che non esiste un rischio significativo di una Brexit: si profila una leggera preferenza a favore della permanenza nell’Unione, ma molti sono ancora gli indecisi. Ora come ora, riteniamo che la Gran Bretagna rimarrà nell’Unione europea. L’esperienza passata ci insegna che gli elettori britannici solitamente votano per lo status quo nei referendum. Inoltre, la fazione pro-Europa sembrerebbe avere carte migliori degli euroscettici. Riteniamo che la Brexit presenti un tail risk. Tuttavia, le incertezze rimarranno elevate nei prossimi mesi, così come la volatilità dei mercati.
Le implicazioni di una Brexit. Se, contrariamente alle aspettative, la Brexit dovesse verificarsi, causerà uno shock. La portata dell’impatto sull’economa britannica dipenderà dagli accordi commerciali e di altra natura che la Gran Bretagna potrà negoziare con l’UE e gli altri paesi dopo l’uscita. Mentre un accordo vantaggioso con l’UE giocherà a favore dei partiti euroscettici di tutta Europa. Di conseguenza non ci aspettiamo che venga concesso un accordo favorevole. Probabilmente saranno reintrodotti i dazi. La Brexit causerà anche un’enorme incertezza nel  settore finanziario britannico.
Anche se l’uscita dall’UE potrà comportare alcuni vantaggi per il Regno Unito (fine dei contributi al bilancio europeo, meno normative?), riteniamo che le conseguenze economiche saranno  complessivamente negative. Non soltanto a breve termine ma anche a medio e lungo termine. Inoltre, una Brexit potrebbe potenzialmente riaccendere il dibattito sull’indipendenza scozzese. E comunque la Brexit non può scongiurare il rischio politico. Anche se sull’Unione europea nel suo complesso l’impatto economico dell’uscita della Gran Bretagna sarà limitato, le conseguenze per i singoli Stati membri potrebbero essere significative. Potrebbe anche causare un’inversione di tendenza del progetto verso una maggiore integrazione europea e rappresentare una minaccia per il progetto dell’euro. Tuttavia, tenuto conto delle sfide che devono affrontare l’UE e l’Eurozona, come i persistenti problemi in Grecia, la crisi dei profughi e il crescente euroscetticismo, è essenziale raggiungere una maggiore coesione europea.
L’impatto sui mercati finanziari. In una certa misura i mercati stanno già scontando il rischio di una Brexit. Gli investitori richiedono un rendimento più elevato per il rischio. Il TCE nominale della sterlina inglese è sceso sensibilmente nei mesi scorsi, anche se la valuta rimane decisamente forte. L’esito del referendum avrà un impatto sui tassi di interesse. In caso di uscita dall’UE, la BoE allenterà probabilmente la sua politica monetaria per  compensare gli effetti negativi a breve termine sull’economia. Il prezzo delle asset class britanniche, come le azioni e l’immobiliare, sarà compresso in caso di Brexit. Per ora non modificheremo né la nostra roadmap né l’asset allocation. Tuttavia abbiamo già iniziato a ridurre il rischio azionario e continueremo a farlo per tutto l’anno. I recenti sviluppi non ci inducono a modificare la nostra allocazione geografica né a ridurre l’esposizione al Regno Unito.

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