Asset allocation, emergenti: occasioni nel segmento del debito

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di Redazione 8 Novembre 2021 | 16:02

“Gli investitori che valutano di esporsi sui mercati emergenti tendono a concentrarsi sull’azionario, ma il segmento del debito emergente è probabilmente più vario, meno rischioso e molte emissioni sono oggi investment grade”. Parola di Kristin Ceva, responsabile strategie paesi emergenti di Payden & Rygel, che di seguito illustra nel dettaglio la view.

Gli investitori generalmente percepiscono il debito dei mercati emergenti come altamente rischioso, ma, in realtà, questa asset class è abbastanza ampia da offrire opportunità di investimento che coprono l’intero spettro del rischio. Nell’universo dei mercati emergenti rientrano infatti 80 Paesi, il che consente di costruire portafogli con un’esposizione ad un’ampia gamma di Paesi in Africa, America Latina, Asia e anche in Europa.

In effetti, il debito dei mercati emergenti non è così rischioso come molti tendono a credere: il rapporto rischio/rendimento è significativamente migliore rispetto alle azioni dei mercati emergenti e negli ultimi 20 anni gli investitori hanno ottenuto lo stesso rendimento totale annualizzato rispetto alle azioni, ma con un terzo della volatilità.

Il dominio della Cina

Una questione che incoraggia alcuni investitori e sconcerta altri è rappresentata dal dominio della Cina nel panorama dei mercati emergenti: oggi affrontare il debito cinese è, infatti, una vera e propria sfida. Il debito corporate gioca un ruolo enorme nei portafogli investment-grade e i problemi di rimborso affrontati da China Evergrande Group, la più indebitata società immobiliare cinese, hanno sollevato non poche preoccupazioni.

La recente stretta attuata dal governo cinese sull’insegnamento privato e sul settore tecnologico è guidata dal comprensibile desiderio di gestire l’estrema disuguaglianza sociale, una sfida che avrà importanti ripercussioni anche per gli investitori, così come l’esito del dibattito interno sull’opportunità di ridurre radicalmente le disuguaglianze o, piuttosto, di implementare politiche ben ponderate di ridistribuzione della ricchezza.

Da un punto di vista ESG, la Cina presenta un’interessante contraddizione. Alcune notizie riportate dai media internazionali sono profondamente inquietanti, ma le schede di valutazione ESG dovrebbero nel complesso sottolineare un miglioramento dei parametri, invece che il loro peggioramento. Il Dragone è spesso finito sotto la lente dell’opinione pubblica internazionale per questioni legate alle presunte violazioni dei diritti umani e alla svolta autoritaria del suo governo, ma un bilanciamento può essere trovato in alcuni dei provvedimenti presi dalla Cina per migliorare la coesione sociale e fronteggiare la crisi pandemica.

Detto ciò, la Cina rappresenta oltre il 30% dell’indice MSCI EM (azionario) e i primi cinque Paesi di quell’indice ne costituiscono il 75%, laddove i primi cinque Paesi degli indici di debito dei mercati emergenti ne costituiscono solo il 40%, a significare come ci siano molte altre opportunità da considerare.

Una vasta gamma di scelte

Sotto il cappello del reddito fisso dei mercati emergenti rientrano tre diverse asset class: il debito sovrano o governativo in dollari, sia investment grade che high yield, il debito societario in dollari, che è cresciuto enormemente negli ultimi cinque anni e che viene scambiato con un ulteriore spread rispetto al debito sovrano, e le emissioni in valuta locale, il cui flusso di rendimento totale riflette sia le variazioni di rendimento che la valuta di una particolare obbligazione.

Complessivamente, circa il 60% di questo debito è investment grade, ma si può affermare che ci siano migliori opportunità nelle emissioni ad alto rendimento, a condizione, ovviamente, che i portafogli siano ampiamente diversificati e gestiti attivamente.

Con lo scoppio del Covid nel marzo 2020, la Federal Reserve statunitense e altre banche centrali si sono mosse rapidamente per sostenere il mercato investment grade. La parte del mercato emergente a più alto rendimento ha avuto bisogno di più tempo per riprendersi, ma i Paesi sono stati in grado di ottenere gli accordi del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e i finanziamenti di cui necessitano per placare i timori degli investitori sulle insolvenze, e così ottenere accesso al mercato. Per questo motivo la parte ad alto rendimento del mercato sembra oggi avere più spazio per correre.

Alla ricerca del miglioramento

La chiave sta nel cercare quei Paesi in via di miglioramento. L’Ucraina, per esempio, si è dimostrata capace di approvare riforme davvero importanti per poter rimanere in un programma del FMI, dal momento che entrare in tali programmi è essenziale per attenersi ai progetti di riforma. Allo stesso modo l’Indonesia, che attualmente presenta un contesto politico molto positivo, è un Paese investment grade attraente dal punto di vista della valutazione e sta favorendo gli investimenti stranieri come mai prima d’ora.

Anche Paesi più piccoli come l’Ecuador, che ha combattuto contro il Covid, ma che ora ha eletto un governo più market friendly, dovrebbero essere sul radar degli investitori. Inaspettatamente, le recenti elezioni hanno decretato la vittoria di Lasso, che ha aperto nuove opportunità per l’Ecuador per l’approvazione di alcune riforme necessarie ma politicamente difficili e anche per lo sblocco dei finanziamenti del FMI.

Con il rafforzamento della ripresa post-pandemica, la Federal Reserve inizierà probabilmente a ridurre il suo programma di riacquisto delle obbligazioni, ma non credo che ci si debba attendere un “taper tantum” come quello del 2013.  I “cinque fragili” (Brasile, India, Indonesia, Sudafrica e Turchia) erano a rischio a causa dei loro deficit nei conti delle partite correnti. Ora i conti delle partite correnti di questi Paesi sono in surplus o neutrali, con l’eccezione della Turchia. In generale, i Paesi emergenti hanno permesso che le proprie valute si adeguassero gradualmente e si indebolissero per consentire ai saldi dei conti delle partite correnti di migliorare.

Conclusione

Il debito dei mercati emergenti è sottorappresentato nei portafogli istituzionali e individuali, ma per via delle sue dimensioni, diversità e caratteristiche di rischio-rendimento, la maggior parte degli investitori potrebbe trarre vantaggio da un’allocazione, soprattutto in un contesto mondiale in cui circa 16,5 trilioni di dollari di debito hanno un rendimento negativo e dove i portafogli di titoli sovrani EM, per esempio, stanno rendendo il 5%-7% annuo.

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