Porsche e la Merkel sganciano l'atomica sugli hedge

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di Marco Mairate 30 Ottobre 2008 | 12:00
Cominciano ad emergere i nomi dei fondi hedge coinvolti nell’operazione che molti hanno già definito “la bomba nucleare” di ottobre. Il riferimento va all’attacco di Porsche su Volkswagen che ha portato la sua partecipazione nel gigante automobilistico al 74% tramite l’uso di strumenti derivati (evitando pubblicità) e cogliendo di sorpresa centinaia di fondi hedge (corti sul titolo).

Secondo il WSJ, anche Steve Cohen, multimiliardario americano e fondatore di SAC Capital avrebbe messo una ‘fiches’ sull’arbitraggio dei titoli VW. Il gestore, insieme ad altre decine di fondi hedge, avrebbero così perso una cifra prossima cumulata di 30 miliardi di euro, la più pesante perdita su una singola operazione della storia degli hedge.

Tra gli altri nomi illustri, figura quello di David Einhorn, presidente di American fund Greenlight Capital, gestrore famoso per avere venduto allo scoperto Lehman Brothers già la scorsa estate. A Londra, anche la società fondata da Crispin Odey, Odey Asset Management, avrebbe fatto un bagno in VW.

UN ACCORDO SEGRETO?

Secondo molti gestori, dietro l’operazione Porsche-VW ci sarebbe lo zampino del Governo di Angela Merkel. Non è infatti un segreto ‘l’odio’ dei politici tedeschi per i fondi hedge, ribattezzati con il termine poco simpatico di fondi locusta. Con questa mossa, quindi, la Germania avrebbe ripagato con la stessa moneta l’avidità degli hedge che negli anni passati sono entrati e usciti dai capitali di compagnie quali Deutsche Boerse, suscitando un mare di polemiche (famosi gli attacchi speculativi dei fondi activist, The Children’s Investment Fund Management of London e Atticus Capital of New York).

Ora il fatto che la BaFin (la Consob tedesca) non abbia avanzato nessuna richiesta di disclosure a Porsche sulla posizione detenuta in VW (in opzioni,) sembra abbia dell’incredibile e sicuramente impossibile in altre giurisdizioni, come in Italia.

La germania avrebbe avuto un’atteggiamento completamente diverso nei riguardi di Porsche, che dall’operazione avrebbe guadagnato (sulla carta) circa 100 miliardi di sterline ma che molto probabilmente dovrà vendere una parte della sua partecipazione per pagare il capital gain sull’operazione.

Ora gli hedge chiedono a gran voce l’apertura di un’indagine sul caso, e soprattutto vogliono sapere come e perché nessuno ha chiesto a Porsche di svelare la sua maxi partecipazione prima delle 15.00 di domenica 26 ottobre. Ma la BaFin insiste che nessuna regola è stata violata.

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