Gli italiani sono tornati a risparmiare

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di Chiara Merico 27 Ottobre 2016 | 07:50
Secondo l’indagine Acri-Ipsos, per il quarto anno consecutivo cresce la quota di italiani che affermano di essere riusciti a risparmiare negli ultimi dodici mesi, che passa dal 37% del 2015 al 40% attuale, il dato più alto dal 2003.

L’INDAGINE – Gli italiani tornano a risparmiare e a consumare, a quanto emerge dall’indagine “Gli italiani e il risparmio” condotta da Acri in occasione dell’annuale Giornata Mondiale del Risparmio. Per il quarto anno consecutivo cresce (di 3 punti percentuali) la quota di italiani che affermano di essere riusciti a risparmiare negli ultimi 12 mesi, che passa dal 37% del 2015 al 40% attuale, il dato più alto dal 2003, superando di gran lunga coloro che consumano tutto il reddito (il 34%, erano il 41% nel 2015). L’andamento tendenziale del tenore di vita – sia pur lievemente – migliora per il terzo anno di fila: crescono un po’ coloro che migliorano anno dopo anno e sono il 6% (erano il 5% nel 2015, il 4% nel 2014, il 2% nel 2013). Un terzo degli italiani (32%, come nel 2015) dice di aver mantenuto con facilità il proprio tenore di vita. Si riducono coloro che dichiarano di avere sperimentato qualche difficoltà nel mantenerlo (sono il 44%, il 45% nel 2015). Sono stabili le famiglie che al riguardo segnalano serie difficoltà (sono il 18% come nel 2015, erano il 23% nel 2014).La maggioranza degli italiani (86%) percepisce la crisi come grave e ritiene che durerà ancora per anni. La metà dei nostri connazionali si aspetta di tornare ai livelli pre-crisi soltanto dopo il 2021. E le famiglie colpite direttamente dalla crisi sono tuttora molte, più di 1 su 4 (il 28%, contro il 25% del 2015, il 27% del 2014, il 30% del 2013).

UN POPOLO DI RISPARMIATORI – Il numero di italiani propensi al risparmio rimane molto elevato: sono l’88% (nel 2015 erano il 90%), ma cambia la composizione di questo dato. Se nei primi tempi della crisi il numero di persone che non vivono tranquille se non mettono da parte dei risparmi continuava a crescere, da due anni questa tendenza è in ridimensionamento: nel 2014, infatti, erano il 46%, nel 2015 il 42%, oggi sono il 37%. Prevalgono, invece, coloro che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce, e oggi sono la maggioranza assoluta (51%, +3 punti percentuali) a testimonianza di un affievolirsi dell’ansia di non riuscire a mettere via nulla e della propensione, invece, a risparmiare fisiologicamente nel corso della vita quotidiana. Al contempo cresce la percentuale di coloro che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare: sono l’11% degli italiani (come nel 2006), in aumento rispetto al 2015 (8%).

NON ESISTE L’INVESTIMENTO IDEALE – Per quanto riguarda gli investimenti, 2 italiani su 3 tra quelli che hanno risorse disponibili mostrano preferenza per la liquidità. Inoltre, chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi. Sembra, poi, che l’investimento ideale non esista più: il 32% ritiene che proprio non ci sia (maggioranza relativa, +5 punti percentuali rispetto al 2015), il 30% lo indica negli immobili (+1 punto percentuale), il 30% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri (-5 punti percentuali rispetto al 2015; un calo dovuto probabilmente ai bassi tassi attuali). Ultimi, con l’8%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (scendono di 1 punto percentuale rispetto al 2015). Il risparmiatore italiano è sempre più attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento (dal 43% al 44%) rispetto alla sola solidità del proponente (dal 28% al 24%) e cresce di 5 punti percentuali l’attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia (dal 13% al 18%). Dall’indagine emerge il ritratto di un risparmiatore che cerca di evitare il rischio, perché ritiene sempre più di non essere sufficientemente tutelato da leggi e controlli.

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