Hotel in crisi tranne nell'Est

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Avatar di Marcella Persola 11 Dicembre 2008 | 12:30
Basta costruire. La crisi finanziaria ha indebolito anche il segmento degli alberghi, che inizia a segnare un segno meno anche nei fatturati. E questo porta a un pessimismo negli investimenti. Sebbene non sia tutto così nero. C’è sempre qualcuno che si salva.

E’ meglio tenere, vendere o comprare? E’ questo l’interrogativo che Jones Lang LaSalle Hotel ha rivolto a diversi operatori attivi nel mercato dell’hotellerie. E dai risultati emersi dall’ultimo report la crisi finanziaria ha iniziato a mietere vittime anche in tale segmento. Primo segnale è il calo dei fatturati.

Ma eplorando nel dettaglio Hotel Investor Sentiment Survey (HISS), si evince che le intenzioni degli investitori che operano in area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) è quello di orientarsi a ‘tenere’ oppure a ‘vendere’ al peggiorare della crisi creditizia. I risultati del sondaggio indicano come gli effetti della turbolenza finanziaria, uniti ad un peggioramento delle condizioni economiche mondiali, hanno iniziato a condizionare concretamente le aspettative di redditività degli albergatori.

Secondo Roberto Galano, responsabile di Jones Lang LaSalle Hotels in Italia, «sia le aspettative a breve che quelle a medio termine sono diventate negative in tutta l’area EMEA, e gli investitori hanno aspettative tendenti ad un marcato ribasso per i prossimi sei mesi, mentre nel medio termine sono solo moderatamente negative. In ogni caso il crollo è stato il più significativo che abbiamo mai registrato da quando abbiamo cominciato il nostro sondaggio».

Ma quali sono le aree da evitare? Le aspettative peggiori sono state registrate nel Regno Unito, specialmente per le città di Manchester e Birmingham. Mentre si è più ottimisti nei confronti di città come Mosca, Parigi, Roma e Londra. «In linea con il calo previsto per i profitti, anche i rendimenti attesi sono influenzati dall’attuale turbolenza» ha spiegato Galano.
«I rendimenti attesi sono cresciuti in tutte le città, anche se l’aumento maggiore si è avuto nell’Europa Centrale ed Orientale. Il differenziale in questi mercati rispetto all’Europa Occidentale stava riducendosi alla fine del 2007, ma gli eventi recenti hanno velocemente invertito il trend».

Per quanto riguarda le strategie d’investimento, il sondaggio rivela dei cambiamenti notevoli nelle intenzioni degli investitori. Nonostante in Europa l’intenzione di ‘comprare’ rimanga la più comune, aumentano le intenzioni di ‘tenere’ o ‘vendere’. L’attuale incertezza dell’economia ha colpito in particolare le intenzioni di ‘costruire’; i nuovi sviluppi sono, infatti, calati del 7%.

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