Osservatorio Carte di credito – l'Italia è al riparo dalla 'bolla'

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di Marco Mairate 26 Gennaio 2009 | 16:30
Non tutti i paesi sono uguali, lo dimostra il differente grado di penetrazione nell’uso delle carte di credito tra i paesi dell’Europa. Se Spagna e Regno Unito sono pioniere nell’utilizzo delle carte di plastica, l’Italia (nel bene e nel male) sembra meno soggetta a bolle in questo tipo di forma di pagamanto. Insieme a Fabio Menghini, Country Manager Italia di TSYS, viene analizzata l’ultima bolla: quelle delle carte di credito e del denaro facile.

Quali sono le dimensioni del mercato delle carte di credito in Europa, e qual’è il giro d’affari in Italia?

Fabio Menghini: Per quanto riguarda il mercato italiano, le statistiche di European Payment Cards Yearbook, parlano di 34,5 milioni di carte di debito e 16,2 milioni di carte di credito (attive), per un totale di 50,7 milioni.

Per quanto riguarda il giro d’affari, lo scorso anno si sono verificat 825,4 milioni di transazioni derivati da carte di debito, pari a 76,6 miliardi di euro di controvalore.

Sul fronte carte di credito, il dato parla di 503,9 milioni di transazioni e 52,4 miliardi di controvalore.

In totale le operazioni (per entrambe le tipologie) sono state pari a 1,3 miliardi per 129 miliardi di euro. A questi dati si aggiungono i prelievi fatti direttamente da postazioni ATM, con 770,7 milioni di operazioni, pari a 130,8 miliardi di euro.

(nella foto a destra Fabio Menghini, Country Manager Italia di TSYS)


Chi sono i maggiori player nel mercato del vecchio continente e in Italia?

Utilizzo i dati di Nilson Report una specie di ‘ISTAT’ indiscussa nel mondo delle carte anche se per l’Italia secondo me sovrastima alcuni player.

Le statistiche si riferiscono alle sole Visa e Mastercard (che peraltro rappresentano quasi la totalità).

Nel vecchio continente i “Big Players” sono inglesi:

  • Barclays 22 milioni di carte
  • Lloyds TSSB 16,6 milioni
  • HBOS 18 milioni
  • HBSC 10,4 milioni
  • Royal Bank of Scotland oltre 7 milioni

Sulla terra ferma, il più grande soggetto ad emettere carte è Credit Agricole con 15 milioni; delle banche spagnole si distingue la Caixa con 9 milioni seguita da BBVA con 6,7 milioni e Santander con circa 7 milioni.

I player tedeschi hanno tutti volumi bassi; il nostro champion domestico è CartaSi con quasi 7 milioni di carte seguito da Findomestic (4,5), Intesa (3,0) Agos (2,5), Unicredit 2,0 milioni

L’eccessivo ricorso al debito, attraverso le carte di credito, è un fenomeno prevalentemente statunitense o esiste un atteggiamento simile anche in Europa?

FM: In Europa, il Regno Unito ha comportamenti sostanzialmente simili agli Usa: le carte sono prevalentemente revolving e normalmente si paga a rate qualsiasi cosa, spesso alimentari compreso. La Spagna anche usa molto le revolving che sono invece quasi sconosciute negli altri paesi. Avevano iniziato a diffondersi negli ultimi 5 anni e ora questa gelata ha fermato i programmi di tutti i principali players.

A quanto ammontano le emissioni obbligazionarie emesse sul debito delle carte (negli USA) e chi sottoscrive questi bond?

FM: Lacunose le informazioni sulle emissioni obbligazionarie per finanziarie il debito delle carte che peraltro sono cosa abbastanza normale e non destavano interesse prima della crisi.  Nel 2008, sempre da Nilson, sappiamo che il consumer credit (prestiti + carte) e i mutui assieme avevano raggiunto la cifra di 13.800 trillioni di dollari.
Il debito per singolo capo famiglia è di circa 119 mila dollari in totale, quello relativo alle carte è di circa 8.500 dollari.

L’introduzione di carte di tipo revolving ha danneggiato in qualche modo la capacità dir risparmio dei consumatori?

FM: La risposta è sicuramente no per l’Italia e il resto dell’Europa (esclusa la Spagna dove la gente si indebita molto) soprattutto perché le carte revolving sono assai poco diffuse.

Certamente il moltiplicarsi di strumenti di indebitamento (prestiti personali e cessione del quinto, prodotto che abbiamo solo in Italia!) ha negli ultimi anni in Italia tallonato (o anticipato?) il progressivo declino del livello di risparmio procapite che, sebbene ancora tra i più elevati del mondo, si è ridotto sensibilmente rispetto agli anni ’90.

Come si supera questa fase di impasse: regole più stringenti per ottenere le ‘carte’ o spingere i consumatori ad aumentare la propensione al risparmio?

FM: Certamente un po’ di regole ci vogliono, in Italia comunque non vedo grossi rischi fatto salvo che non per le carte ma via prestiti o cessione del quinto troviamo persone che devono mensilmente pagare rate per quote del 30-40% del loro reddito e a volte di più.

Il tasso di risparmio tuttavia non si incentiva tanto facilmente e richiede una serie di misure di politica economica che non mi sembra siano state nell’agenda degli ultimi governi.

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